C’è tanta carne al fuoco per l’immunoterapia anti-PD-1 MK-3475 (nota anche come lambrolizumab). Merck, che sta sviluppando l’anticorpo, ha infatti annunciato la firma di tre diversi accordi di collaborazione clinica per valutarne le potenzialità in vari tipi di tumore. Gli accordi, i cui termini finanziari non sono stati resi noti, sono stati siglati tramite società controllate con Amgen, Incyte Corporation e Pfizer.

A seguito di questi accordi di collaborazione, Merck inizierà diversi trial clinici. In questi studi di fase I/II, MK-3475 sarà valutato in combinazione con axitinib (di Pfixer) nel carcinoma a cellule renali, con talimogene laherparepvec (T-vec un’immunoterapia virale oncolitica di Amgen), in pazienti con melanoma avanzato non trattati in precedenza, con l’inibitore di IDO INCB24360 (di Incyte) nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) recidivante metastatico, già trattati in precedenza, e con l’anticorpo monoclonale PF-2566 (di Pfizer) in diversi tipi di tumori.

Al di là di queste collaborazioni, Merck ha annunciato che valuterà la sicurezza e l'efficacia di MK-3475 in monoterapia in uno studio di fase I in 20 tipi di tumori solidi PD-L1-positivi non studiati in precedenza.

L’intento di Merck è quello di esplorare le potenzialità del sui inibitore di PD-1 in una ampia gamma di tumori, sia in monoterapia sia in combinazione, ha riferito Roger M. Perlmutter , Presidente di Merck Research Laboratories.

Lo sviluppo di MK-3475 durante lo scorso anno è stato piuttosto movimentato contrassegnato dalla concessione da parte della Food and Drug Administration dello status di ‘Breakthrough Therapy’ (cioè terapia altamente innovativa) per il trattamento dei pazienti con melanoma avanzato nel mese di aprile.

Lo scorso ottobre, in occasione della 15a World Conference on Lung Cancer a Sidney, stati presentati i dati ad interim dell'espansione dello studio di fase Ib PN 001. In questa fase del trial, MK- 3475 è stato somministrato alla dose di 10mg/kg ogni 3 settimane in 38 pazienti con NSCLC refrattari alle terapie.

La sopravvivenza globale (OS) mediana è risultata di 51 settimane, mentre la sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) è risultata rispettivamente di 9,1 settimane (IC al 95% 8,3-17,4 ) e 9,7 settimane (IC al 95% 7,6-1 ), a seconda se valutata dagli sperimentatori e da revisori indipendenti. La percentuale di risposta obiettiva (ORR) è stata del 24%.

Gli eventi avversi più comuni correlati al farmaco sono risultati affaticamento (16%), rash (16%), prurito (16%) e diarrea di grado 1 o 2 (13%), ma è stato osservato anche un caso di edema polmonare di grado 3 legato al farmaco.

"Sulla base di questi dati preliminari e altre ricerche, riteniamo che l'espressione di PD-L1 abbia le potenzialità per essere un utile fattore predittivo di risposta a MK-3475 in alcuni tipi di tumori " ha affermato Eric H. Rubin , vice presidente del settore Oncologia dei Merck Research Laboratories, al momento della presentazione dei dati, sottolineando i particolare interesse dell’azienda nel capire le potenzialità del farmaco nel cancro al polmone e quelle di PD-L1 come biomarker.

I risultati relativi al melanoma dello studio PN 001 sono stati presentati nel novembre 2013, al 10° Congresso internazionale della Society for Melanoma Research e, prima ancora, in giugno, al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology e pubblicati in contemporanea sul New England Journal of Medicine.

Questa parte dello studio ha coinvolto135 pazienti con melanoma avanzato trattati con 10 mg/kg di peso corporeo di lambrolizumab ogni 2 settimane oppure ogni 3 settimane o con 2 mg/kg ogni 3 settimane fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità inaccettabile. La risposta tumorale è stata valutata ogni 12 settimane.

L’OS a un anno è risultata dell’81%, mentre l’ORR è stata del 41% e nel 9% dei pazienti si sono ottenute risposte complete.
In questa porzione dello studio, gli eventi avversi di qualunque grado sono stati affaticamento (37%), prurito (26%), rash (22%), diarrea (21%), artralgia (17%), vitiligine (14%), cefalea (13%), nausea (12%), astenia (11%), mialgia (11%) e aumento dell’ AST (10%). Gli eventi avversi correlati al farmaco di grado 3/4 osservati in più di un paziente sono stati aumento dell’AST, affaticamento, rash e insufficienza renale (due casi per ogni evento).

MK-3475 è attualmente oggetto di valutazione in 13 studi clinici in oltre 30 tipi di tumori, tra cui vescica, colon-retto, stomaco, testa e collo, melanoma, cancro al polmone non a piccole cellule e a piccole cellule, rene, pancreas, prostata, cancro al seno triplo negativo e positivo al recettore dell’estrogeno negativo all’HER2, e varie neoplasie ginecologiche ed ematologiche.