Bersaglio mancato per l’inibitore dell’angiogenesi sperimentale motesanib, sviluppato congiuntamente da Takeda e Amgen. Nello studio di fase III MONET-1, infatti, questo agente non si è dimostrato in grado di migliorare la sopravvivenza globale rispetto al placebo in pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule (Nsclc) non squamoso, in fase avanzata. Ad annunciarlo sono state le due stesse aziende con un comunicato stampa. Pur deluse dall’esito negativo del trial, le due società farmaceutiche hanno detto di voler procedere con ulteriori analisi dei dati, per valutare come proseguire le ricerche sulla molecola.

Motesanib è un inibitore dell’angiogenesi che ha come bersaglio i recettori 1, 2 e 3 del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGFR 1-3) e possiede inoltre un’attività antitumorale diretta, agendo come antagonista dei recettori di altri fattori di crescita, quello derivato dalle piastrine (PDGFR) e quello delle cellule staminali (c-kit).

Lo studio MONET-1 ha coinvolto 1.090 pazienti con Nsclc, randomizzati al trattamento con motesanib o placebo, in associazione alla chemioterapia con paclitaxel e carboplatino. Oltre al mancato raggiungimento dell’endpoint primario, nel braccio motesanib si è registrata una maggiore frequenza di eventi avversi gravi, anche se il profilo complessivo degli eventi avversi è risultato simile a quello emerso dagli studi precedenti fatti sull’inibitore in questa indicazione.
Ulteriori analisi dei dati saranno presentate in occasione di uno dei prossimi congressi del settore.

Lo studio aveva già subito un incidente di percorso nel 2008, quando le due aziende avevano deciso di sospendere l’arruolamento, dopo che un Data Monitoring Committee indipendente aveva evidenziato una mortalità più elevata nel gruppo trattato con motesanib. L’ostacolo era stato però superato nel febbraio 2009, quando l’Fda aveva concesso alle due aziende di riprendere il trial, seppure su una popolazione più ristretta di pazienti, appunto quelli con la forma non squamosa del carcinoma.