Una singola somministrazione dell’antagonista del recettore della neurochinina 1 (NK1) fosaprepitant può ridurre la necessità di somministrare per più giorni un trattamento antiemetico per la prevenzione della nausea e del vomito da chemioterapia (CINV) associati alla chemioterapia moderatamente emetogena. Lo evidenziano i risultati di uno studio di fase III presentato di recente a Copenhagen, in occasione del congresso della Multinational Association of Supportive Care in Cancer (MASCC).

In questo studio, una singola dose di un regime contenente fosaprepitant somministrato per via endovenosa in combinazione con un antagonista orale del recettore 5-HT3 e un corticosteroide orale ha fornito una maggiore protezione da nausea e vomito rispetto al regime di confronto.

"Si tratta di uno studio molto importante e, a mio parere, tale da far cambiare la pratica clinica" ha detto Bernard L. Rapoport, del Medical Oncology Centre of Rosebank di Johannesburg, autore principale dello studio.
Il trial ha coinvolto poco più di 1000 pazienti che stavano facendo una chemioterapia moderatamente emetogena non contenente un’antraciclina e ciclofosfamide.

Merck & Co, sponsor dello studio, ha reso noto di voler utilizzare questi dati per chiedere alla Food and Drug Administration, nella seconda metà del 2015, l'approvazione di un regime contenente una singola dose di fosaprepitant ev per prevenire la CINV nei pazienti sottoposti a chemioterapia moderatamente emetogena. Il prodotto ha già quest’indicazione per i pazienti sottoposti a chemioterapia altamente emetogena.

Nel trial presentato al congresso, i pazienti sono stati assegnati in modo casuale al trattamento con un regime basato su una singola somministrazione di fosaprepitant ev o un regime di controllo attivo.

I 502 pazienti trattati con il regime sperimentale sono stati trattati con fosaprepitant 150 mg per via endovenosa più ondansetron 8 mg per via orale e capsule di desametasone 12 mg per via orale, il giorno 1, e poi con placebo per os al posto di ondansetron orale nei giorni 2 e 3.

I 498 pazienti trattati con il regime di controllo sono stati trattati con un placebo (soluzione salina ev) in combinazione con ondansetron 8 mg per via orale e desametasone 20 mg il primo giorno, e poi con il solo ondansetron 8 mg nei giorni 2 e 3.

L'endpoint primario era la percentuale di pazienti che avevano una risposta completa, definita come assenza di vomito e non necessità di ricorrere a farmaci di salvataggio per la CINV durante la fase ritardata (da 25 a 120 ore dopo l'inizio della chemioterapia) dopo la prima somministrazione della chemioterapia moderatamente emetogena.
Lo studio ha centrato l’obiettivo in quanto si è osservata una risposta completa durante la fase ritardata nel 78,9% dei pazienti trattati con il regime sperimentale contro il 68,5% nel gruppo di controllo (P < 0,001).
Gli endpoint  finali secondari erano la percentuale di risposta completa nella fase acuta dopo la prima dose di chemioterapia (nelle prime 24 ore dalla somministrazione) e complessivamente (nelle 120 ore dopo la somministrazione della chemioterapia) e l’assenza complessiva di vomito.

Nella fase acuta, il 93,2% dei pazienti trattati con il regime a base di fosaprepitant ha mostrato una risposta completa contro il 91% nel gruppo di controllo attivo, mentre complessivamente si è osservata una risposta completa rispettivamente nel 77,1% dei pazienti contro il 66,9%. Rapoport ha spiegato che la differenza osservata nella fase acuta non è risultata statisticamente significativa ed è stata simile a quella ottenuta in altri studi sul farmaco.

Gli eventi avversi più comuni in entrambi i gruppi sono stati affaticamento (15,1% e 12,9%, rispettivamente nel gruppo trattato con il regime sperimentale e in quello di controllo), diarrea (rispettivamente 12,7% e 11,3%) e costipazione (rispettivamente 9,3% e 10,5%), senza alcuna differenza significativa negli eventi avversi correlati al trattamento tra i due bracci. Inoltre, ha spiegato l’autore, la maggior parte degli effetti collaterali sono stati attribuiti a un regime chemioterapico e non all’antiemetico.
L’incidenza degli eventi avversi correlati al farmaco è stata dell’8,5% nel gruppo trattato con il regime sperimentale e 9,1% nel gruppo di controllo, mentre quella degli eventi avversi gravi è stata rispettivamente dello 0,2% contro 0,4%.

Rapoport e colleghi concludono, quindi, che i dati dimostrano la sicurezza e la tollerabilità del regime basato su una singola somministrazione di fosaprepitant e la sua superiorità rispetto al regime di confronto nel controllo della CINV associata con la chemioterapia moderatamente emetogena sia durante la fase ritardata sia complessivamente.

Commentando lo studio, Fausto Roila, moderatore della sessione e presidente della Divisione di Oncologia Medica dell'Ospedale Santa Maria di Terni, ha detto che "questo studio è etico, perché finora non c’era la dimostrazione dell’efficacia di un antagonista del recettore della NK1 nella chemioterapia moderatamente emetogena non contenente un’antraciclina e ciclofosfamide".

"Tuttavia, dato che la categoria della chemioterapia moderatamente emetogena comprende farmaci associati a un rischio di emesi molto variabile (tra il 30% e il 90%), è necessario conoscere i risultati ottenuti con l'aggiunta di fosaprepitant ai diversi agenti utilizzati nella chemioterapia moderatamente emetogena. Questo ci permetterebbe di cambiare di conseguenza le linee guida " ha dichiarato Roila.

Tuttavia, ha sottolineato l’oncologo italiano, “dato che non è ragionevole aspettarsi che saranno fatti ampi studi randomizzati e in doppio cieco sui 14 agenti attualmente etichettati nelle linee guida della MASCC come ‘chemioterapici altamente emetogeni’, occorre analizzare in dettaglio i risultati di questo studio per valutare le opportune modifiche da apportare nelle raccomandazioni sugli antiemetici”.