Nei trapiantati, voriconazolo può aumentare il rischio di carcinoma squamocellulare

I pazienti che hanno subìto un trapianto di polmone o un trapianto di cellule staminali emopoietiche e che stanno assumendo l'antifungino voriconazolo potrebbero essere a rischio aumentato di carcinoma a cellule squamose (o carcinoma squamocellulare, SCC). Questa la conclusione di una metanalisi pubblicata di recente sul Journal of the American Academy of Dermatology.

I pazienti che hanno subìto un trapianto di polmone o un trapianto di cellule staminali emopoietiche e che stanno assumendo l’antifungino voriconazolo potrebbero essere a rischio aumentato di carcinoma a cellule squamose (o carcinoma squamocellulare, SCC). Questa la conclusione di una metanalisi pubblicata di recente sul Journal of the American Academy of Dermatology.

"La nostra revisione sistematica e metanalisi di 8 studi osservazionali ha suggerito l’esistenza di un'associazione significativa tra l'uso di voriconazolo e l'aumento del rischio di SCC tra le persone che hanno subito un trapianto di polmone o di cellule staminali emopoietiche" scrivono gli autori, coordinati da Jiali Han, del Melvin and Bren Simon Cancer Center dell’Indiana University di Indianapolis.

"Soprattutto l'impiego a lungo termine di voriconazolo è risultato associato a un aumento del rischio di SCC cutaneo in questi pazienti" ha detto Han in un’intervista.

Fino alla pubblicazione di questo studio, le evidenze disponibili sull’associazione tra voriconazolo e rischio di SCC erano inconsistenti. Per saperne di più, Han e i colleghi hanno effettuato una ricerca su PubMed ed Embase, identificando otto studi che avevano coinvolto in totale 3710 pazienti sottoposti a un trapianto di polmone o di cellule staminali emopoietiche.

Per tener conto dell'eterogeneità degli studi, gli autori hanno utilizzato un modello a effetti casuali per calcolare il rischio relativo (RR) combinato per l'associazione tra l'esposizione a voriconazolo e il rischio di SCC o di o carcinoma basocellulare.

L’assunzione di voriconazolo è risultata associata a un aumento significativo del rischio di SCC (RR 1,86), indipendentemente dal tipo di trapianto eseguito dal paziente e dall'esposizione o meno al sole; inoltre, si è visto che più a lungo i pazienti erano stati trattati con il farmaco, maggiore era l’aumento del rischio di SCC (RR, 1,72).

Invece, l’impego di questo antifungino non è risultato legato a un aumento del rischio di carcinoma basocellulare (RR 0,84).

"Voriconazolo è noto per essere un agente fotosensibilizzante e può indurre fototossicità interagendo con la luce ultravioletta" ha spiegato Han.

"I pazienti trapiantati ad alto rischio di SCC potrebbero necessitare di un’assunzione prolungata di voriconazolo per gestire o prevenire infezioni fungine. Questi risultati suggeriscono come sia necessario sottoporre a un regolare monitoraggio dermatologico i pazienti che assumono voriconazolo o trattarli con farmaci alternativi, specialmente quelli già ad alto rischio di sviluppare un SCC" ha consigliato l’autore.

Han ha riconosciuto che la mancanza di dati e l'eterogeneità degli studi osservazionali retrospettivi hanno limitato la loro analisi e ha raccomandato di condurre ulteriori studi simili per confermare questi risultati.

"I dermatologi sono consapevoli della correlazione tra la scelta de farmaci anti-rigetto e il rischio di SCC nei pazienti sottoposti a un trapianto di organi solidi, in particolare i trapiantati di cuore o di reni" ha commentato Kelly C. Nelson, del dipartimento di dermatologia dell’MD Anderson Cancer Center di Houston presso l'Università del Texas.

Tuttavia, ha aggiunto l’esperta, "questo studio mostra anche una correlazione tra l'uso di voriconazolo e il rischio di SCC per i pazienti sottoposti a un trapianto di cellule staminali emopoietiche" ed “evidenzia anche l'opportunità, per il dermatologo, di coinvolgere potenzialmente l'oncologo medico o l’infettivologo per migliorare le possibilità di passare ad una terapia antifungina alternativa per i soggetti trapiantati che notano un aumento dei carcinomi a cellule squamose dopo aver iniziato la terapia con voriconazolo".

"Molti pazienti sottoposti a un trapianto vengono trattati con voriconazolo per prevenire le infezioni fungine. È importante tenere conto del rischio di tumori cutanei associato a questo farmaco e utilizzarlo con cautela nei pazienti ad alto rischio che hanno la pelle danneggiata dal sole e hanno una storia precedente di carcinoma cutaneo" ha aggiunto Shawn Demehri, direttore dell’High Risk Skin Cancer Clinic del Massachusetts General Hospital di Boston.

“Questi risultati forniscono prove a favore di un uso prudente di voriconazolo nei pazienti ad alto rischio di sviluppare un tumore della pelle ed evidenziano la necessità di un monitoraggio dermatologico più ravvicinato per i pazienti in trattamento con voriconazolo, al fine di identificare e trattare precocemente qualsiasi neoplasia cutanea per evitare complicazioni" ha osservato l’esperto