Oncologia ed Ematologia

Neoplasia a cellule dendritiche plasmacitoidi blastiche, risposte promettenti con pivekimab sunirina in prima linea

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Nei pazienti con neoplasia a cellule dendritiche plasmacitoidi blastiche (BPDCN), un trattamento con un nuovo agente, pivekimab sunirina, è in grado di produrre risposte durature, soprattutto se utilizzato in prima linea, con un profilo di sicurezza gestibile. Lo evidenziano i risultati dello studio di fase 1/2 CADENZA (NCT03386513), da poco pubblicati sul Journal of Clinical Oncology.

Con l’utilizzo del farmaco come terapia di prima linea si sono osservati tassi di risposta obiettiva (ORR) fino all’85% con tassi di risposta completa/risposta completa composita (CR/CRc) fino al 75% e una mediana della durata della risposta CR/CRc superiore a 10 mesi.

Inoltre, il beneficio clinico è risultato indipendente dal livello di espressione di CD123, che è il target del farmaco, al basale e i tassi di CR/CRc sono risultati generalmente coerenti nei sottogruppi prespecificati.

«Questi risultati di risposta solidi e duraturi offrono speranza ai pazienti con BPDCN che hanno poche opzioni terapeutiche», afferma in un comunicato stampa il primo firmatario dello studio, Naveen Pemmaraju, professore presso il Department of Leukemia, Division of Cancer Medicine dell'MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas di Houston. «Un trattamento di prima linea efficace e sicuro per i pazienti cambierebbe la pratica clinica e questi risultati positivi suggeriscono che pivekimab sunirina dovrebbe essere considerato un potenziale trattamento standard per [pazienti con] BPDCN».

Pivekimab sunirina, un nuovo ADC
Pivekimab sunirina è un anticorpo farmaco-coniugato (ADC) costituito da un anticorpo monoclonale anti-CD123 legato attraverso un linker clivabile a un agent alchilante di nuova generazione molto potente, appartenente alla classe delle indolinobenzodiazepine (IGN).

Il bersaglio, CD123, è espresso in alte quantità sulla superficie delle cellule della BPDCN e delle leucemie mieloidi acute. Una volta che l’anticorpo si lega al CD123, l’ADC viene internalizzato, il linker viene clivato e i payload viene liberato all’interno della cellula tumorale, dove si lega al DNA, inducendo danni citotossici irreversibili che portano alla morte cellulare.

Oltre che nella BPDCN, pivekimab sunirina è attualmente in sviluppo, in studi di fase 1/2, in monoterapia o in combinazione con altri agenti, principalmente come trattamento per la BPDCN e per la leucemia mieloide acuta recidivata/refrattaria, ma non è ancora approvato né negli Usa (dove ha ricevuto la designazione di farmaco orfano dall’Fda) né nell’Unione europea.

Lo studio CADENZA
Lo studio CADENZA (NCT03386513) è un trial multicentrico internazionale di fase 1/2, in aperto, al quale hanno partecipato diversi centri di Usa, Italia, Francia e Spagna. Il trial ha arruolato complessivamente 84 pazienti, 33 dei quali trattati con pivekimab sunirine in prima linea. Di questi 22 avevano una malattia de novo e 11 una neoplasia precedente o concomitante non trattata con una precedente terapia sistemica. I restanti 51 pazienti sono avevano una malattia recidivante/refrattaria ed erano già stati sottoposti a 1-3 precedenti linee di trattamento sistemico.

I pazienti sono stati trattati con pivekimab sunirina alla dose raccomandata per la fase 2, pari a 0,045 mg/kg ogni 3 settimane.

L'endpoint primario dello studio era il tasso di CR/CRc nei pazienti con BPDCN de novo trattati in prima linea, valutato dagli sperimentatori, mentre la durata della CR/CRc in questo stesso gruppo era un endpoint secondario chiave.

La popolazione dello studio
Nella popolazione complessiva di 84 pazienti, l'età mediana era di 72 anni (range: 19-85) e la maggior parte dei pazienti era di sesso maschile (82%) e di razza bianca (82%).

Inoltre, la maggior parte della popolazione in studio presentava un performance status ECOG pari a 1 (61%), un coinvolgimento cutaneo (77%), una funzionalità epatica normale (83%) e una  funzionalità renale normale (46%).

Il 76% dei pazienti presentava una patologia de novo, il 39% aveva già effettuato una chemioterapia non intensiva, il 35% era già stato trattato con tagraxofusp e il 35% aveva già effettuato una precedente linea di trattamento.

Tassi di risposta promettenti, specie in prima linea
Nel gruppo di 20 pazienti con malattia de novo trattati con pivekimab sunirine in prima linea, l’ORR è risultato dell'80% (IC al 95% 56%-94%) e il tasso di CR/CRc del 75% (IC al 95% 51%-91%) Inoltre, in questo gruppo la durata mediana della CR/CRc è risultata di 10,6 mesi (IC al 95% 3,8-non raggiunto [NR]) e il tempo mediano di risposta è risultato pari a 1,4 mesi (IQR: 1-3).

La mediana della sopravvivenza globale (OS) è risultata di 16,6 mesi (IC al 95% 7,2-NR) e, dei 15 pazienti che hanno ottenuto una CR/CRc, il 53% ha potuto procdere al trapianto di cellule staminali.

Nel gruppo dei 33 pazienti trattati con pivekimab sunirine in prima linea, l'ORR è risultato dell'85% (IC al 95%, 68%-95%) e il tasso di CR/CRc del 70% (IC al 95% 51%-84%) In questa coorte, la durata mediana della CR/CRc è risultata di 9,8 mesi (IC al 95% 4,6-NR), con un tempo mediano di risposta di 1,5 mesi (IQR: 1-3).

Nei 51 pazienti con malattia recidivante/refrattaria, i risultati ottenuti con pivekimab sunirina sono stati decisamente meno brillanti: l’ORR è risultato del 35% (IC al 95% 22%-50%) e il tasso di CR/CRc del 14% (IC al 95% 6%-26%). Inoltre, la durata mediana della CR/CRc è stata di 9,2 mesi (IC al 95% 2,4-NR) e il tempo mediano alla risposta di 1,4 mesi (IQR: 1-2).

In ogni gruppo di pazienti, gli autori hanno osservato risposte indipendentemente dai livelli di espressione di CD123. Inoltre, i tassi di CR/CRc sono stati in genere comparabili nei sottogruppi predefiniti, anche se si sono ottenuti tassi di risposta più elevati nei pazienti sottoposti al trattamento dopo il trapianto di cellule staminali (SCT).

Profilo di sicurezza gestibile
Nello studio, secondo quanto riferito dagli autori, il trattamento con pivekimab sunirina ha mostrato un profilo di sicurezza gestibile e non sono stati riportati casi di sindrome da perdita capillare (CLS).

Il 99% dei pazienti valutabili trattati con pivekimab sunirina ha avuto un effetto avverso di qualsiasi grado e il 79% un effetto avverso di grado 3 o superiore.

Nel 25% dei pazienti le tossicità hanno richiesto di posticipare la somministrazione del farmaco, nel 5% hanno richiesto riduzioni della dose e nel 13% l’interruzione del trattamento.

Gli eventi avversi più comuni di qualsiasi grado sono stati edema periferico (54%), affaticamento (26%), reazioni correlate all'infusione (26%), nausea (20%) e ipokaliemia (20%). L’edema periferico e le reazioni infusionali sono state prevalentemente di grade 1 o 2 e per lo più reversibili con una premedicazione rispettivamente con diuretici e corticosteroidi, riferiscono gli autori.

Già depositata all’Fda la domanda di approvazione
«Siamo incoraggiati da ciò che stiamo osservando nel trattamento della BPDCN e i primi risultati indicano anche un'efficacia incoraggiante in prima linea nella leucemia mieloide acuta, anche in combinazione», afferma nel comunicato stampa l'autore dello studio Naval Daver, MD, professore e direttore del Leukemia Research Alliance Program presso il Leukemia Department dell'MD Anderson Cancer Center.

Infatti, scrivono gli autori, «I risultati del nostro studio supportano la richiesta di autorizzazione alle autorità sanitarie per il trattamento della BPDCN con pivekimab sunirina. Inoltre, il trattamento con pivekimab sunirina è in fase di studio, all’interno di una tripletta, come trattamento di prima linea per pazienti unfit con leucemia mieloide acuta di nuova diagnosi CD123-positiva (NCT04086264)».

Ulteriori studi futuri, concludono i ricercatori, potrebbero includere il follow-up a lungo termine dopo il trapianto di cellule staminali di consolidamento, nonché la valutazione del farmaco in nuove combinazioni e in neoplasie esprimenti CD123 al di là della BPDCN.

Nel frattempo, nel settembre 2025, l’azienda che sta sviluppando il farmaco ha presentato all’Fda una domanda di approvazione di pivekimab sunirina come trattamento per i pazienti affetti da BPDCN, basata proprio sui risultati dello studio CADENZA.

Bibliografia
N. Pemmaraju, et al. Pivekimab sunirine in blastic plasmacytoid dendritic cell neoplasm. J Clin Oncol. Published online February 11, 2026. doi:10.1200/JCO-25-02083. leggi

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