Nivolumab promettente nel carcinoma epatocellulare avanzato

L'anticorpo monoclonale anti-PD1 nivolumab si è dimostrato sicuro ed efficace in monoterapia nei pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato, indipendentemente dalla compresenza o meno dell'infezione da HBV o HVC, nello studio di fase I/II CheckMate-040, di cui sono stati presentati alcuni risultati durante il convegno The Liver Meeting 2016, a Boston.

L’anticorpo monoclonale anti-PD1 nivolumab si è dimostrato sicuro ed efficace in monoterapia nei pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato, indipendentemente dalla compresenza o meno dell’infezione da HBV o HVC, nello studio di fase I/II CheckMate-040, di cui sono stati presentati alcuni risultati durante il convegno The Liver Meeting 2016, a Boston.

"Il carcinoma epatocellulare è una malattia terribile e rientra tra le principali cause di decessi correlati al cancro in tutto il mondo. Per i pazienti con carcinoma epatocellulare che hanno raggiunto la fase avanzata della malattia c'è solo una singola terapia sistemica efficace – sorafenib – e nei casi in cui il paziente va in progressione nonostante questo farmaco praticamente non si può più far nulla per lui se non fornire cure sintomatiche" ha spiegato Bruno Sangro, della Clinica Universidad de Navarra di Pamplona, in Spagna, durante la sua presentazione.

Nivolumab ha già dimostrato di fornire un beneficio di sopravvivenza in più neoplasie, in primis nel melanoma e nel tumore al polmone e al rene, ma anche nel tumore della testa e del collo e nel linfoma.

Sangro e i colleghi hanno quindi provato a valutare la sicurezza, la tollerabilità e l'efficacia di nivolumab (0,1-10 mg/kg) somministrato una volta ogni 2 settimane in pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato, con o senza infezione da HBV o HCV cronica e già trattati o meno in precedenza con l’inibitore delle tirosin chinasi (TKI) sorafenib. Nella fase II di espansione della fase I di dose-escalation, i pazienti sono stati trattati con 3 mg/kg una volta ogni 2 settimane.

Gli outcome primari comprendevano la sicurezza e tollerabilità nel braccio sottoposto all’escalation del dosaggio (48 pazienti) e la percentuale di risposta obiettiva nel braccio della fase di espansione (214 pazienti). Inoltre, si sono valutati l’HCV RNA e I livelli di antigene di superficie dell'HBV quantitativo (qHBsAg).

Le analisi ad interim hanno indicato che la maggior parte dei pazienti che hanno interrotto nivolumab lo ha fatto a causa della progressione della malattia. Solo uno nella coorte sottoposta alla dose-escalation e otto nella coorte della fase II hanno interrotto il farmaco a causa di tossicità correlate al trattamento.

"Il profilo di sicurezza gestibile di nivolumab è risultato paragonabile a quello osservato in altri tipi di tumore e non sono emersi problemi di sicurezza aggiuntivi. Siamo molto felici di riferire che nivolumab è stato molto ben tollerato nella nostra coorte di pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato" ha detto Sangro.

Nel complesso, il 15% dei pazienti ha raggiunto una remissione obiettiva del tumore (IC al 95% 12-21), con una durata mediana della risposta di 17 mesi (IC al 95% 6-24), mentre il 50% ha ottenuto una stabilizzazione della malattia. Il tasso di controllo della malattia nel complesso è stato del 68% in tutti i sottogruppi.

"La riduzione del tumore si è osservata in pazienti con differenti eziologie e, soprattutto, un numero significativo si risposte si è osservato nei pazienti in progressione dopo il trattamento con sorafenib, come pure in quelli naïve a questo farmaco. La progressione dopo il TKI non ha precluso la riduzione della massa tumorale" ha detto Sangro.

La sopravvivenza mediana è stata di 14,1 mesi (IC al 95% 3.15-28.58) nei pazienti naïve a sorafenib e 15 mesi (IC al 95% 4,99-18,92) nei pazienti già trattati con il TKI e in progressione. Inoltre, si sono osservate una riduzione transitoria dell’HCV RNA maggiore di 1 nel 20% dei pazienti con HCV e una diminuzione del qHBsAg maggiore di 1 log nel 5% dei pazienti con HBV.

"Questi risultati sono molto incoraggianti e a supporto del proseguimento degli studi su nivolumab in pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato" ha detto Sangro.

L’oncologo ha anticipato che nivolumab sarà valutato ulteriormente in pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato nello studio di fase III CheckMate 459.

B. Sangro, et al. Nivolumab (Nivo) in Patients (Pts) With Advanced HepatocellularCarcinoma (HCC): the CheckMate 040 Study. The Liver Meeting 2016; abstract LB-10.
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