Nab-paclitaxel, una formulazione di paclitaxel legato all'albumina in nano particelle, dovrebbe essere considerato un’opzione terapeutica di prima linea per il trattamento dei pazienti anziani con un cancro al polmone non a piccole cellule (Nsclc) avanzato e dovrebbe essere preferito alla formulazione tradizionale di paclitaxel disciolto in solvente. Lo sostengono gli autori di uno studio di fase III condotto su oltre 1.000 pazienti presentato in occasione del congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), terminato da poco a Chicago.

In questo trial, infatti, nab-paclitaxel ha portato a un miglioramento della percentuale di risposta (ORR), della sopravvivenza libera da progressione (PFS) e della sopravvivenza globale (OS) rispetto a paclitaxel standard. Nel caso della OS, il miglioramento è risultato anche statisticamente significativo.
Presentando i dati, Mark A. Socinski, dell’Università di Pittsburgh, ha spiegato che l'età mediana dei pazienti con Nsclc in stadio avanzato negli Stati Uniti è di 71 anni. Tuttavia, gli over 70 sono in genere sotto trattati e solo il 30% circa viene sottoposto a una terapia sistemica a causa del basso performance status (PS), della frequente presenza di comorbidità e delle prevedibili tossicità. Perciò, ha sottolineato l’autore, per questa coorte di pazienti sono necessarie opzioni terapeutiche con una migliore tollerabilità.

Alcuni studi hanno evidenziato che i pazienti anziani con un PS tra 0 e 2 possono trarre beneficio dal trattamento con paclitaxel e carboplatino. In più, in uno studio di fase III, nab-paclitaxel ha migliorato in modo significativo l’ORR, che era l’endpoint primario del trial (25% contro 33%; P = 0,005) e migliorato di un mese l’OS e la sicurezza rispetto a paclitaxel in solvente, entrambi associati al carboplatino.

Per questo studio, Socinski e gli altri autori hanno arruolato 1.050 pazienti con Nsclc in stadio IIIB/IV e PS uguale  0 o 1, naive alla chemioterapia e li hanno trattati in rapporto 1:1 con nab-paclitaxel 100 mg/m2 nei giorni 1, 8 e 15 o paclitaxel disciolto in solvente 200 mg/m2 il giorno 1 ogni 21 giorni, in entrambi i casi in combinazione con carboplatino.

I pazienti sono stati stratificati in base all’età (inferiore o superiore a 70 anni). Il 15% del campione (156 pazienti) era formato da pazienti anziani e la maggior parte di questi era di sesso maschile (il 72%), di razza caucasica (il 71%) e aveva una malattia in stadio IV (64%).
Tra i pazienti over 70, l’ORR è risultata superiore con nab-paclitaxel rispetto a paclitaxel disciolto in solvente, ma la differenza non era statisticamente significativa (34% contro 24%; P  = 0,196), mentre tra i pazienti più giovani di 70 anni nab-paclitaxel si è dimostrato superiore a paclitaxel standard in modo significativo (32% contro 25%; P = 0,013).

Per quanto riguarda la PFS, nei pazienti anziani si è osservato un trend non significativo a favore di nab-paclitaxel (8,0 mesi contro 6,8, hazard ratio [HR] = 0,687; P = 0,134), mentre sul fronte dell’OS con nab-paclitaxel si è ottenuto un miglioramento significativo rispetto al paclitaxel tradizionale (19,9 contro 10,4 mesi; HR = 0,583; P = 0,009). Nei pazienti under 70 non si sono invece registrate differenze significative di sopravvivenza tra i due gruppi di trattamento.
Nella popolazione degli ultrasettantenni gli eventi avversi sono stati simili a quelli dell’intero campione.

Nonostante una maggiore intensità della dose settimanale con nab-paclitaxel rispetto a paclitaxel in solvente, i pazienti del primo gruppo hanno manifestato una minore neuropatia sensoriale (P = 0,001), meno neutropenia (P = 0,015) e meno artralgia (P = 0,029) di qualunque grado, ma più anemia (P = 0,007) rispetto a quelli del secondo.

Anche l’incidenza della neuropatia sensoriale di grado superiore a 3 è stata più bassa nel braccio nab-paclitaxel (7% contro 23%; P = 0,002) e, anche quando si è manifestata, è comparsa più tardi (tempo mediano di insorgenza 48,0 giorni contro 24,5; P = 0,002).

Il dato più sorprendente, secondo Socinski, è che nei pazienti al di sopra dei 70 anni si sia ottenuto un vantaggio di sopravvivenza così ampio a favore di nab-paclitaxel. "Penso che nab-paclitaxel potrebbe essere opzione terapeutica adatta per l’anziano, nel quale si desidera essere aggressivi dal punto di vista dell'efficacia, ma nel contempo non si vuole eccedere con la tossicità" ha affermato l’autore.

Socinski ha anche fatto notare che, mentre, in linea teorica, il legame con l’albumina del nab-paclitaxel può portare il farmaco nel letto tumorale in modo da permettergli una maggiore esposizione e quindi anche una maggiore attività, questo non spiega il maggior beneficio nei pazienti anziani a meno che non ci sia qualcosa di diverso nel pathway dell’albumina nei recettori negli anziani rispetto ai pazienti più giovani, che non è mai stato studiato.

M.A. Socinski, et al. Weekly Nab-Paclitaxel in Combination With Carboplatin as First-Line Therapy in Elderly Patients (Pts) With Advanced Non-Small-Cell Lung Cancer (NSCLC). Abstract 7590
leggi