In pazienti selezionati con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio iniziale si è ottenuta una sopravvivenza libera da malattia (DFS) a 2 anni superiore al 90% dopo l'intervento chirurgico seguito da una chemioterapia adiuvante con erlotinib in un piccolo studio multicentrico appena presentato al Multidisciplinary Symposium in Thoracic Oncology, conclusosi da poco a Chicago.

Il risultato è superiore alle aspettative, visto che il target di DFS a 2 anni dello studio era pari all’86%, come ha riferito Joel Neal, della Stanford University di Palo Alto, in California, presentando i dati al congresso.

"Erlotinib in fase adiuvante sembra avere quanto meno un effetto citostatico sulla malattia micrometastatica" ha detto la ricercatrice, spiegando che solo un paziente ha recidivato durante il trattamento.

Sulla base dei risultati, la prima coorte di 36 pazienti è stata ampliata fino a 100 pazienti, in modo da consentire un'analisi di sopravvivenza in funzione dello stadio della malattia, ha aggiunto inoltre la Neal.

Nell’illustrare il razionale dello studio, la Neal ha osservato che la chemioterapia adiuvante ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza dei pazienti con NSCLC, ma che, nel contempo, una quota sostanziale di pazienti prima o poi ha una recidiva.

Il sottogruppo di pazienti con mutazioni che attivano il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR) è ‘particolarmente sensibile" agli inibitori dell'EGFR, ha sottolineato poi la Neal. Infatti, uno studio retrospettivo di coorte ha mostrato una DFS a 2 anni dell’89% in pazienti con tumori con queste mutazioni dell’EGFR trattati con erlotinib o gefitinib contro una DFS a 2 anni del 72% nei pazienti non sottoposti a chemioterapia adiuvante con un inibitore dell’EGFR.

Alla luce dell'esperienza clinica precedente, i ricercatori hanno condotto uno studio prospettico di fase II, a braccio singolo, per valutare la  DFS a 2 anni nei pazienti con NSCLC in stadio I-IIIa e con mutazioni dell’EGFR. Dopo l'intervento chirurgico, tutti i pazienti hanno iniziato il trattamento con erlotinib, che è proseguito per 2 anni.

I partecipanti sono stati sottoposti a Tac del torace ogni 6 mesi per 3 anni e poi, successivamente, ogni anno. L'endpoint primario era la DFS a 2 anni, con un obiettivo del 86%, mentre la sopravvivenza globale e la sicurezza e  tollerabilità del trattamento erano obiettivi secondari.

I 36 pazienti inclusi nell'analisi avevano un'età mediana di 63 anni e tre quarti erano donne, mentre il 44% era fumatore o ex-fumatore. La maggioranza (il 53%) aveva una malattia in stadio I, il 19% in stadio II e il 28% in stadio IIIa.

L’analisi delle mutazioni ha mostrato che 22 pazienti avevano delezioni nell'esone 19, 13 avevano mutazioni L858R e uno aveva una mutazione L861Q.

Dopo un follow-up mediano di 2,7 anni, la DFS a 2 anni della coorte è risultata del 94% e tutti i pazienti tranne due erano ancora in vita al momento dell'analisi.

Durante lo studio non si sono verificati eventi avversi inattesi. I più comuni sono stati rash (89%), diarrea (78%), affaticamento (61%), tosse (42%), nausea/vomito (39%), secchezza della cute (39%), alterazioni delle unghie (36%), dispnea (28%), alopecia (25%) e irritazione oculare (25%).

Tra gli eventi avversi di grado 3 si sono osservati rash cutaneo (17%), diarrea (3%), affaticamento (6%), e tosse (3%). Il rash, la diarrea e l’affaticamento hanno portato a dover ridurre il dosaggio in alcuni pazienti, ma nessuno ha avuto eventi avversi di grado 4.

Il 69% dei pazienti ha completato oltre il 90% della terapia prevista e il 39% ha necessitato di una riduzione della dose.

Al momento dell'analisi, 12 pazienti erano in progressione, ma in un solo caso la progressione si è verificata durante il trattamento con erlotinib; negli altri 11 casi, alcuni hanno completato i previsti 2 anni di trattamento con l’inibitore e altri no. Il tempo di comparsa della recidiva è andato da 3 a 24 mesi dopo il completamento della terapia con erlotinib.

Il fatto che la maggior parte dei pazienti che hanno avuto una recidiva l’abbia manifestata dopo la fine del trattamento con erlotinib suggerisce, secondo gli autori, che proseguire il trattamento oltre i 2 anni potrebbe consentire di prolungare la protezione contro una recidiva metastatica.

J.W. Neal, et al. The SELECT Study: A multicenter phase II trial of adjuvant erlotinib in resected epidermal growth factor receptor (EGFR) mutation-positive non-small cell lung cancer (NSCLC). CTS 2012; abstract 16.