Nei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) la concentrazione dei chemioterapici a base di platino in corrispondenza della lesione tumorale rappresenta il miglior predittore della risposta alla terapia. E’ quanto emerso da uno studio presentato in occasione della Joint Conference on the Molecular Origins of Lung Cancer (AACR-IASLC) di San Diego.

Nello studio, l’associazione tra la concentrazione intratumorale del chemioterapico e la risposta tumorale è rimasta significativa indipendentemente dal tipo di farmaco a base di platino utilizzato, dal numero di cicli di terapia, dall’istologia della lesione e dal diametro della massa tumorale. I pazienti con una ridotta concentrazione di chemioterapico in corrispondenza del tumore hanno ottenuto peggiori risposte, sopravvivenza libera da progressione (PFS), sopravvivenza generale e il tempo alla prima ricaduta era inferiore rispetto ai soggetti con una concentrazione superiore del farmaco in corrispondenza della lesione.

Come spiegato dagli esperti, la resistenza al platino si verifica in un numero abbastanza elevato di pazienti con NSCLC, limitando l’efficacia della chemioterapia. Studi precedenti condotti su cellule resistenti al platino hanno mostrato una ridotta concentrazione intracellulare di chemioterapici.

Nello studio, gli esperti  hanno analizzato la relazione tra la concentrazione tissutale di platino e la risposta tumorale, il tempo alla ricorrenza, la PFS e la sopravvivenza generale in pazienti con NSCLC trattati con la chemioterapia neoadiuvante a base di platino.

Gli esperti hanno analizzato 44 campioni tissutali prelevati da pazienti con NSCLC, 4 campioni di controllo prelevati da pazienti sottoposti alla sola chirurgia e uno ottenuto da un paziente trattato con pemetrexed. La concentrazione di platino è stata misurata mediante spettrofotometria.

I valori di assorbanza del platino dei 44 campioni tumorali andava da 0,6 a 6,7 x 10-3 per mg di tessuto, mentre l’assorbanza dei controlli si aggirava intorno a 0,1N HCl.

L’analisi ha mostrato un’associazione significativa tra l’assorbanza del platino e la riduzione del tumore (P<0,00001). La correlazione è rimasta significativa per cisplatino (P=0,0003), carboplatino (P=0,0013), adenocarcinoma (P=0,0003) e carcinoma a cellule squamose (P=0,019).

L’associazione era significativa anche quando venivano considerate variabili come il tempo dall’ultimo ciclo di chemioterapia. Inoltre, una ridotta concentrazione di platino era associata a una riduzione del tempo alla prima ricorrenza (P=0,0494), a una minore PFS (P=0,0366) e sopravvivenza generale (P=0,035).

Nelle analisi univariate e multivariate la concentrazione di platino era l’unico predittore significativo della risposta tumorale. L’aggiustamento per il fumo e per il pretrattamento per la riduzione del diametro del tumore é risultato in un HR di 0,38 per una concentrazione elevata rispetto a una ridotta di platino (P=0,021).

L’associazione tra la concentrazione di farmaco e la risposta tumorale è stata osservata anche per paclitaxel e tumore alla mammella. In questo caso i meccanismi alla base del ridotto assorbimento sono stati individuati.

Kim ES, et al "Tissue platinum concentration and tumor response in non-small cell lung cancer" AACR-IASLC 2012; Abstract A21.