Utilizzare una nuova classificazione in sette sottotipi del tumore al seno triplo negativo può aiutare a prevedere se la paziente avrà una risposta clinica elevata oppure scarsa alla chemioterapia. A suggerirlo è uno studio appena presentato al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

I tumori al seno tripli negativi sono un gruppo eterogeneo caratterizzato dal fatto di non esprimere il recettore degli estrogeni o di non sovraesprimere l’HER2, piuttosto che qualsiasi altra caratteristica genetica comune. Questi tumori tendono ad essere più aggressivi rispetto ad altri sottotipi di cancro al seno e sono più difficili da trattare a causa della mancanza di bersagli genetici contro i quali possono agire nuovi farmaci.

Nel 2011, sul Journal of Clinical Investigation, è stato pubblicato uno studio del Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville nel quale sono stati individuati sette sottotipi di tumore al seno triplo negativo, distinti in base ai profili di espressione genica. La ricerca ha suggerito che questa nuova classificazione potrebbe essere utile per prevedere la risposta a terapie mirate, come quella con gli antagonisti del recettore degli androgeni e gli inibitori PI3K/mTOR.

Lo studio presentato ora all’ASCO ha messo alla prova il valore predittivo di tale classificazione caratterizzando mediante microarray il profilo genetico di 130 pazienti affette da un cancro al seno triplo negativo e trattate con la chemioterapia neoadiuvante, per vedere se alcuni sottotipi hanno maggiori probabilità di rispondere al trattamento.

Dopo aver aggiustato i dati in base ai fattori clinici, come lo stadio clinico, l'età, i regimi terapeutici e altri fattori, il sottotipo molecolare è risultato un fattore predittivo indipendente di risposta patologica completa (P = 0,0437).

I risultati, scrivono gli autori, devono essere validati prospetticamente in coorti di grosse dimensioni, ma suggeriscono che la definizione dei diversi sottotipi di cancro al seno triplo negativo e l’individuazione di regimi di terapia specifici per questi sottotipi potrebbe migliorare gli outcome.

"Ancora non sappiamo quanto i diversi sottotipi possano far prevedere in modo significativo la sensibilità ai farmaci e la prognosi" ha detto il primo autore dello studio, Hiroko Masuda, dello University of Texas MD Anderson Cancer Center di Houston, presentando i risultati. "L'analisi di espressione genica ha identificato diversi sottotipi molecolari di cancro al seno triplo negativo che migliorano la nostra comprensione della biologia del cancro al seno e consentono lo sviluppo di farmaci mirati".

I sette gruppi genetici individuati nello studio del 2011 sono il simil-basale 1 (BL1), simil-basale 2 (BL2), l’immunomodulante (IM), il mesenchimale (M), il simil-staminale mesenchimale (MSL), il recettore degli androgeni luminale (LAR) e, infine, un sottotipo che è stato chiamato ‘cluster instabile’ (UNS).

Le 130 pazienti genotipizzate erano state tutte sottoposte a una chemioterapia neoadiuvante sequenziale con taxani e antracicline e sono state seguite per una mediana di 68,1 mesi.

Per valutare l'utilità della classificazione nei sette sottotipi ai fini della previsione del grado di risposta patologica completa, i ricercatori hanno sottoposto i loro dati all’analisi di regressione logistica, considerando l’età, lo stadio clinico, i regimi di trattamento e il grado nucleare come possibili fattori esplicativi.

Sulla base delle caratteristiche genetiche e biologiche di questi sottotipi, gli autori si aspettavano le risposte migliori con i sottotipi BL1 e BL2 e la peggiore con il sottotipo LAR, ha detto Masuda. Infatti, i sottotipi BL1 e BL2 sono in genere tumori altamente proliferativi, ed è questo il motivo per cui i ricercatori pensavano che questi due sottotipi potessero beneficiare maggiormente degli agenti chemioterapici che danneggiano il DNA.

L’analisi ha mostrato che in effetti il sottotipo di cancro al seno triplo-negativo è predittivo della risposta patologica completa. Come previsto dai ricercatori, il sottotipo BL1 è quello che ha mostrato il tasso di risposta più alto (52%) e il LAR lo ha mostrato molto basso (10%). Sorprendentemente, invece, con il BL2 non si è avuta alcuna risposta.

"È evidente che questi regimi non sono sufficienti per le pazienti con sottotipo BL2" ha detto Masuda, aggiungendo che, per migliorare i risultati in queste donne, sono necessarie terapie mirate.

Le correlazioni tra sottotipo tumorale e sopravvivenza globale, invece, non sono risultate statisticamente significative per via del numero relativamente piccolo di pazienti coinvolte nella ricerca.

Come prossimo passo, oltre che validare i risultati ottenuti nello studio presentato ora all’ASCO, Masuda e colleghi hanno in programma di analizzare i sette sottotipi a livello molecolare per cercare di individuare i pathway che regolano l’espressione genica in ogni sottotipo e per identificare potenziali terapie mirate.

H. Masuda, et al. Differential pathologic complete response rates after neoadjuvant chemotherapy among molecular subtypes of triple-negative breast cancer. J Clin Oncol 31, 2013 (suppl; abstr 1005)
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