Nuove linee guida ASCO sullo screening del cancro del collo dell'utero

Pubblicate sul Journal of Global Oncology le nuove linea guida dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) sullo screening per il cancro del collo dell'utero, nelle quali sono contenute raccomandazioni evidence-based per lo screening, il follow-up, e il trattamento per le lesioni ad alto rischio.

Pubblicate sul Journal of Global Oncology le nuove linea guida dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) sullo screening per il cancro del collo dell'utero, nelle quali sono contenute raccomandazioni evidence-based per lo screening, il follow-up, e il trattamento per le lesioni ad alto rischio.

"Ogni donna - non importa dove vive - dovrebbe sottoporsi ad almeno buon screening del cancro del collo dell'utero nella vita, ma, purtroppo, non siamo nemmeno vicini a quest’obiettivo" ha detto Surendra S. Shastri, co-presidente del gruppo di esperti dell’ASCO che hanno sviluppato la linea guida e professore di oncologia preventiva presso il Tata Memorial Center di Mumbai, in India.

"Speriamo che questa linea guida ci porterà più vicini all'obiettivo di fornire cure preventive di qualità elevata a tutte le donne, a prescindere dalle circostanze" ha detto Shastri in un comunicato.

Il documento sottolinea che tutte le donne nelle classi di età appropriate, indipendentemente dal fatto che vivano in Paesi in via di sviluppo o in Paesi industrializzati, ad alto reddito, dovrebbero essere sottoposte a uno screening per le lesioni precursori del cancro del collo dell’utero.

Lo scopo del documento è quello di stabilire standard minimi per lo screening uniformi in tutto il mondo, tenendo conto, nello stesso tempo, dell’ampia variabilità di risorse e dei sistemi sanitari dei vari Paesi.

Tenendo presente questo, l'obiettivo primario dello screening del cancro del collo dell'utero dovrebbe essere il rilevamento accurato e il trattamento tempestivo delle lesioni intraepiteliali precursori come mezzo per prevenire il cancro cervicale, piuttosto che il controllo del tumore, come avviene per molti altri tumori maligni.

"Queste sono le prime linee guida per la prevenzione del cancro del collo dell'utero nelle quali le raccomandazioni sono state stratificate sulla base delle risorse disponibili nei setting in cui vivono le donne" ha detto Jose Jeronimo, l’altro presidente del gruppo di esperti ASCO che ha sviluppato la linea guida e consulente senior per i tumori femminili presso il PATH di Seattle. L’esperto ha anche ricordato che ci sono linee guida simili per il cancro al seno.

Per sviluppare le nuove raccomandazioni, l’ASCO ha riunito un gruppo multidisciplinare di esperti in oncologia, cure primarie, epidemiologia, economia sanitaria, controllo del cancro e salute pubblica, nonché di rappresentanti dei pazienti.

Il team ha identificato e passato in esame le evidenze disponibili. Inoltre, quattro revisioni sistematiche e un’analisi di costo-efficacia hanno fornito prove indirette.

Ciò che distingue queste raccomandazioni dalle altre è la stratificazione in base al livello di risorse. I vari Paesi sono infatti raggruppati in quattro categorie sulla base delle risorse disponibili”.

I Paesi o le Regioni con più risorse sono inclusi nel gruppo con "risorse massime", mentre quelli con risorse di buon livello in quello con "risorse avanzate"; gli altri due gruppi sono quello dei Paesi o Regioni con “risorse limitate”, che dispongono, cioè, di una certa quantità di risorse, non molte, e devono stare molto attenti a come utilizzarle, e, infine, quello dei Paesi o Regioni con “risorse basiche”, cioè con risorse sanitarie minime o molto limitate.'

Gli esperti dell’ASCO hanno valutato le migliori opzioni per lo screening e il trattamento delle lesioni precancerose per ognuno dei quattro gruppi.

Per quanto riguarda lo screening primario, l’ASCO raccomanda in tutti i Paesi l’esecuzione del test del DNA del papillomavirus umano (HPV), mentre nelle realtà con “risorse basiche” si potrebbe utilizzare l’ispezione visiva con acido acetico.

Per quanto riguarda la fascia di età consigliata per lo screening e la sua frequenza, nei contesti con le risorse maggiori lo screening dovrebbe essere eseguito ogni 5 anni nelle donne di età compresa tra 25 e 65 anni, in quelli con risorse di buon livello sempre ogni 5 anni, ma nelle donne di età compresa tra 30 e 65 anni, e se una paziente ha due risultati negativi consecutivi a distanza di 5 anni, si può passare a fare i controlli ogni 10 anni. Nelle realtà con risorse limitate, dovrebbero essere sottoposte a screening ogni 10 anni le donne di età compresa tra 30 e 49 anni, mentre in quelli con risorse basiche le donne di questa stessa fascia di età dovrebbero essere esaminate da una a tre volte al corso della vita.

Quando porre fine allo screening? Nei Paesi con le maggiori risorse e in quelli con risorse di buon livello, lo screening andrebbe terminato nelle donne al di sopra dei 65 anni che hanno avuto risultati dei controlli costantemente negativi durante gli ultimi 15 anni. Invece, in quelli dei due gruppi con risorse limitate o minime andrebbe sospeso in quelle con più di 49 anni, in base alle risorse disponibili.

Per quanto riguarda il triage dei risultati dello screening, nelle donne residenti in contesti con risorse minime risultate positive al DNA dell’HPV si potrebbe ricorrere alla valutazione visiva per decidere in merito al trattamento, mentre qualora si sia usata l’ispezione visiva con acido acetico come screening primario e questa abbia dato esito positivo la donna dovrebbe essere trattata. Negli altri contesti, si potrebbero utilizzare la citologia e/o la genotipizzazione dell’HPV.

Dopo il triage, le donne con risultati negativi dovrebbero ricevere un follow-up in 12 mesi. Nei contesti con risorse minime bisognerebbe iniziare il trattamento se il triage ha dato risultati anomali o positivi; in quelli con risorse limitate, se il triage ha dato risultati anomali le donne dovrebbero essere sottoposte alla colposcopia, se disponibile, o a una valutazione visiva in merito al trattamento se la colposcopia non è disponibile; infine, nelle realtà con più risorse, in caso di risultati anomali o positivi si dovrebbe procedere con la colposcopia.

In presenza di lesioni precursori, nei setting con risorse scarse o minime le opzioni di trattamento sono in genere la crioterapia o l’escissione elettrochirurgica con ansa diatermica (LEEP), mentre negli altri contesti sono raccomandati la LEEP o, in caso di controindicazioni mediche alla LEEP, l'ablazione. In tutti i setting è poi raccomandato un follow-up post-trattamento a 12 mesi

Le donne che sono sieropositive o immunodepresse per altri motivi dovrebbero essere sottoposte a screening per l'HPV non appena vengono diagnosticate e quindi sottoposte a screening durante la loro vita con frequenza doppia rispetto a quella della popolazione generale.

La gestione dei risultati anomali dello screening del triage nelle donne HIV-positive è la stessa della popolazione generale.

Inoltre, tutte le donne dovrebbero essere sottoposte a uno screening primario 6 settimane dopo il parto, se residenti in contesti con risorse minime o limitate, e 6 mesi dopo il parto in tutti gli altri contesti.


J. Jeronimo, et al. Secondary Prevention of Cervical Cancer: ASCO Resource-Stratified Clinical Practice Guideline. J Glob Oncol. 2016; doi: 10.1200/JGO.2016.006577
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