Nuovi anticoagulanti orali: dabigatran, primo farmaco con l'antidoto

Disponibile anche in Italia idarucizumab, farmaco che inattiva in maniera specifica l'effetto di dabigatran, inibitore diretto della trombina, primo della nuova generazione di anticoagulanti orali, entrato nel nostro Paese da circa tre anni, offrendo maggiore sicurezza ai pazienti con la fibrillazione atriale non valvolare.

Disponibile anche in Italia idarucizumab, farmaco che inattiva in maniera specifica l’effetto di dabigatran, inibitore diretto della trombina, primo della nuova generazione di anticoagulanti orali, entrato nel nostro Paese da circa tre anni, offrendo  maggiore sicurezza ai pazienti con la fibrillazione atriale non valvolare.

I Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO) stanno assumendo un ruolo sempre più strategico nella prevenzione di eventi tromboembolici nei pazienti a rischio. Per questo motivo diventa importante poter disporre per le rare situazioni d’emergenza, di strumenti che ne inattivino gli effetti in maniera rapida, specifica e sicura.

Idarucizumab è un frammento di anticorpo umanizzato, o Fab, sviluppato come farmaco specifico per inattivare l’effetto anticoagulante di dabigatran, nei rari casi in cui questo debba essere rapidamente contrastato.

«I Nuovi Anticoagulanti Orali hanno rivoluzionato la prevenzione dell’ictus in presenza di Fibrillazione Atriale e hanno fatto sì che molti pazienti, che prima del loro ingresso nella pratica clinica non venivano trattati, oggi siano “protetti” da complicanze tromboemboliche – ha dichiarato il Dottor Giuseppe Di Pasquale, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna – I plus che li caratterizzano sono ormai noti: rispetto alla terapia anticoagulante tradizionale, i NAO, efficaci almeno quanto warfarin ma più sicuri, non necessitano di controlli ematici costanti, hanno scarsissime probabilità di interazioni con alimenti e altri farmaci, sono somministrati a dosaggio fisso e presentano un ridotto rischio di emorragie cerebrali rispetto alla terapia tradizionale».

«Tuttavia – conclude il Dottor Di Pasquale – esistono ancora alcune remore riguardo l’utilizzo di questi farmaci per la mancanza in un antidoto in caso di emergenza. Per questo motivo, l’arrivo di idarucizumab assume una particolare importanza».

«Se i NAO hanno ridotto, rispetto al trattamento anticoagulante orale tradizionale il rischio di sanguinamento cerebrale (il più pericoloso per la vita di una persona) – aggiunge la Dottoressa Anna Maria Ferrari, Direttore del Dipartimento di Emergenza Urgenza dell’Azienda Ospedaliera Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia – ciò non significa che non si possano verificare sanguinamenti gravi, soprattutto quando ci troviamo di fronte a pazienti politraumatizzati o per i quali vengano richiesti interventi chirurgici urgenti come, ad esempio, per eliminare ematomi cerebrali, che non sarebbe possibile effettuare in presenza di un’anticoagulazione in fase attiva».

La disponibilità di idarucizumab, dunque, offre ai clinici maggiore sicurezza nella prescrizione di dabigatran, il primo NAO in assoluto per il quale esiste un inattivatore specifico che ne neutralizza gli effetti terapeutici in maniera rapida e sostenuta nel tempo.

Ad oggi sono numerose le evidenze di sicurezza sul dabigatran, che attualmente vanta un follow-up di oltre 6 anni. I dati disponibili provengono sia dagli USA che dall’Europa e derivano prevalentemente da database amministrativi indipendenti, che costituiscono una fonte affidabile per una “macro-fotografia” dell’impiego di dabigatran  nel mondo reale, che confermano pienamente i dati di sicurezza ottenuti negli studi clinici.