Trastuzumab, da solo o combinato con una chemioterapia a base di antracicline, è risultato associato a un aumento dei casi di scompenso cardiaco e cardiomiopatia in un ampio studio di coorte di tipo retrospettivo su donne trattate per un cancro al seno.

Lo studio, appena pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, mostra che il rischio aggiustato di scompenso cardiaco  e/o cardiomiopatia è aumentato di quattro volte nelle donne trattate con trastuzumab in monoterapia e di sette volte in quelle trattate con antracicline e trastuzumab rispetto alle donne non sottoposte alla chemioterapia.

Nel complesso, il rischio di scompenso e cardiomiopatia associato all’uso delle antracicline tra le donne al di sotto dei 65 anni è risultato simile a quello riportato negli studi clinici randomizzati, mentre quello associato all’uso di trastuzumab in monoterapia o somministrato in seguito a un’antraciclina è apparso maggiore di quello segnalato in precedenza.

Gli autori (guidati da Erin Aiello Bowles del Group Health Research Institute di Seattle) fanno notare nell’introduzione del lavoro che i trial randomizzati hanno in genere escluso le donne anziane e quelle con comorbidità importanti, per cui l'associazione tra trastuzumab più antracicline e cardiotossicità in questa popolazione non è del tutto chiara.

Per saperne di più, i ricercatori hanno analizzato 12.500 donne alle quali era stato diagnosticato un cancro al seno invasivo tra l’1 gennaio 1999 e il 31 dicembre 2007 in otto centri del Cancer Research Network. Le donne selezionate avevano un'età media di 60 anni (range 22-99), e l’85,8% era di razza caucasica, mentre sono state escluse dall’analisi le pazienti che hanno sviluppato uno scompenso cardiaco o una cardiomiopatia prima della diagnosi di tumore al seno o dell'inizio della chemioterapia.

Dopo un follow-up mediano di 4,4 anni, quasi la metà delle donne analizzate (il 46,5%) non aveva fatto alcuna chemioterapia. Poco meno di un terzo, il 29,6%, aveva fatto una chemio a base di sole antracicline, lo 0,9% era stato trattato solo con trastuzumab, il 3,5% con antracicline e trastuzumab e il 19,5% con una chemioterapia di altro tipo.

Rispetto alle donne che avevano fatto una chemioterapia diversa o quelle che non avevano fatto alcuna chemioterapia, quelle trattate solo con antracicline o con antracicline e trastuzumab erano più giovani, avevano un tumore diagnosticato in fasi più avanzate, avevano meno comorbidità e avevano una probabilità leggermente superiore di dove fare la radioterapia. Questi risultati "suggeriscono che nella pratica clinica si ha una personalizzazione sostanziale della chemioterapia adiuvante in funzione dell’età e delle comorbidità" scrivono i ricercatori.

L'incidenza dello scompenso e della cardiomiopatia è risultata aumentare all'aumentare del follow-up per tutti i tipi di chemioterapia, ma in misura maggiore con trastuzumab. L'incidenza cumulativa delle due condizioni è passata dall’1,2% il primo anno al 4,3% dopo 5 anni nelle pazienti che avevano preso le antracicline, un aumento simile a quello osservato con le altre chemioterapie, dall’1,3% al 4,5%, mentre nel gruppo che non aveva fatto alcuna chemioterapia l'incidenza cumulativa è passata dallo 0,9% al 3,1%. Invece, nel gruppo trattato con antracicline e trastuzumab, l’incidenza è risultata del 6,2% dopo un anno di follow-up e ha continuato ad aumentare fino a 20,1% a 5 anni.

Il rischio di sviluppare uno scompenso o una cardiomiopatia è risultato statisticamente significativo sia per le donne trattate con le sole antracicline (hazard ratio aggiustato 1,40), sia per quelle trattate con solo trastuzumab (HR 4,12) sia per quelle che hanno ricevuto antracicline e trastuzumab (HR 7,19) e anche per quelle che hanno fatto altri tipi di chemioterapia (HR 1,49) rispetto alle pazienti che non hanno fatto alcuna chemioterapia.

Inoltre, l'incidenza cumulativa a 5 anni delle cardiotossicità associate a ciascuna delle chemioterapie è risultata maggiore nelle pazienti più anziane, ma l’hazard ratio di scompenso e cardiomiopatia associati alla chemioterapia è diminuito con l'aumentare dell'età. Ad esempio, l’hazard ratio associato all'uso delle sole antracicline è risultato statisticamente significativo tra le donne al di sotto dei 55 anni (HR = 2,52) ma non tra quelle di età compresa tra i 55 e i 64 anni (HR = 1,61) o più anziane.

Secondo gli autori, questo studio dimostra l'importanza degli studi osservazionali comparativi di sicurezza ed efficacia nel fornire dati complementari a quelli ottenuti negli studi clinici. "Gli studi osservazionali consentono di fare una stima dei rischi e benefici nella pratica clinica, in cui si trattano pazienti che non possono essere arruolati negli studi clinici. I trial clinici possono fornire stime più attendibili per i pazienti che sono candidati idonei per i trial stessi, ma molti non lo sono e cionondimeno vengono sottoposti a queste terapie nella pratica clinica di tutti i giorni" scrivono la Bowles e i suoi collaboratori.

J. Natl. Cancer Inst. 2012 Aug. 30; doi:10.1093/jnci/djs317.