Bristol-Myers Squibb ha reso noto con un comunicato che il nuovo anticancro sperimentale sviluppato dalla compagnia farmaceutica americana non ha raggiunto l’end point di efficacia i uno studio di fase III condotto in pazienti con carcinoma epatocellulare.

Lo studio denominato BRISK-PS (Brivanib Study in HCC Patients at Risk Post Sorafenib) ha studiato 395 pazienti con tumore al fegato nei quali la malattia era progredita nonostante la terapia con sorafenib  randomizzati a ricevere brivanib o placebo, entrambi associati alla miglior terapia di supporto.

I dati completi dello studio verranno presentati durante uno dei prossimi congressi scientifici di questo settore.

Brivanib inibisce il fattore di crescita endoteliale (VEGFR) e il recettore del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR). Finora, il farmaco è stato studiato in 29 trial che hanno arruolato oltre 4mila pazienti.

Bristol-Myers Squibb fa notare come vi siano in corso altri tre studi di fase III, in uno dei quali il farmaco viene utilizzato come terapia di prima linea, sempre nel tumore al fegato. Inoltre, questo farmaco viene studiato anche nel carcinoma colon rettale, del rene e gastrointestinale

Il carcinoma epatocellulare (HCC) costituisce il 5% di tutti i tumori maligni e origina dalle cellule del fegato (epatociti). Alcuni fattori che predispongono allo sviluppo del carcinoma sono l’infezione da virus d’epatite B e C e la presenza di cirrosi epatica (post-epatitica, post-etilica, da malattia autoimmune).

Protocollo dello studio