AstraZeneca ha reso noto nella seconda metà del 2015 ritiene di poter depositare all’Fda la domanda di registrazione per un nuovo inibitore dell’ EGFR, noto per ora con la sigla AZD9291. Potrebbe anche essere prima, ma l’azienda non si sbilancia di più.

La notizia ha creato qualche disappunto tra gli investitori che evidentemente si attendevano un filing più veloce, già nel primo trimestre del 2015, ma evidentemente più di questo non è possibile fare.
Gli analisti (e ovviamente anche l’azienda) ripongono grandi speranze nel farmaco che potrebbe arrivare a generare un fatturato annuo do circa $3 miliardi.

AstraZeneca è in competizione con Clovis Oncology, una piccola società biotech americana che sta sviluppando rucaparib , un farmaco concettualmente simile (CO-1686) a quello dell’azienda britannica. Entrambi i prodotti hanno ottenuto lo status di breaktrough therapy dall’Fda, ma AstraZeneca è in leggero ritardo sullo sviluppo rispetto a Clovis.

Il nuovo farmaco sviluppato da AstraZeneca sembra consentire di superare la farmaco-resistenza in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) con tumori EGFR positivi, ma che hanno smesso di rispondere alla prima linea di terapia con biologici.

Al momento non esiste un trattamento standard disponibile per questi pazienti, ma i primi risultati clinici ottenuti con AZD9291 suggeriscono che il nuovo anti-EGFR possa colmare questa nicchia.

AZD9291 sembra essere più selettivo degli agenti attualmente disponibili, in quanto inibisce solo l’EGFR presente nel tumore, e non quello presente nella pelle e in altri organi, alla base, per esempio, delle tossicità cutanee degli altri anti-EGFR. Tale selettività si traduce in un miglior profilo di tossicità, grazie al quale i tipici effetti avversi degli inibitori dell’EGFR, quali la diarrea e il rash cutaneo, sono meno frequenti e molto più lievi con AZD9291 che non con gli altri farmaci.

Le mutazioni nel fattore di crescita EGFR gene sono presenti in circa il 10/ 15 per cento dei pazienti con la forma più comune di tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC). La maggior parte dei tumori NSCLCs ospitano queste mutazioni EGFR, chiamate mutazioni attivanti e rispondono a EGFR  farmaci inibitori come erlotinib e gefitinib. La maggioranza di questi tumori, tuttavia, sviluppa resistenza a questi farmaci in circa 9/11 mesi. In molti casi, questo è dovuto alle cellule tumorali che acquisiscono una seconda mutazione chiamata EGFR T790M, nota anche come “mutazione resistenza”.

Lo scorso mese di luglio, AstraZeneca ha annunciato oggi di aver stretto una collaborazione con Roche per sviluppare un test diagnostico al fine di ottimizzare lo sviluppo clinico di AZD9291.

Lo scopo del test diagnostico è quello di identificare le mutazioni del recettore del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR) in pazienti con questo tipo di patologia oncologica ed ottimizzare lo sviluppo clinico di AZD9291 in quei pazienti che si siano dimostrati resistenti al trattamento con i prodotti che fanno parte della prima generazione degli inibitori della tirosin chinasi dell’EGFR.

In oncologia, l’EGFR è un bersaglio interessante e ampiamente validato. La scoperta del ruolo dell’EGFR ha comportato un  radicale cambiamento nel tipo di terapia da somministrare ai pazienti, permettendo l’introduzione di inibitori della tirosinchinasi (TKi) in luogo della chemio a base di platino.