Genentech, società parte del gruppo Roche, ha annunciato che il nuovo anti CD 20 obinutuzumab ha superato l’end point primario in uno studio di Fase III in cui veniva valutato in pazienti con linfoma non Hodgkin refrattari a rituximab. Lo studio è stato interrotto in anticipo alla luce dei dati favorevoli per obinutuzumab. I dati completi dello studio saranno divulgati in uno dei prossimi congressi internazionali di ematologia.

Il trial ha dimostrato un significativo aumento della PFS  (progression-free survival) se trattati con obinutuzumab e bendamustina rispetto a coloro che ricevevano la sola bendamustina. Lo studio è stato interrotto prima dell’analisi dei dati specificata dal protocollo a causa dell’elevato beneficio dimostrato dal farmaco anti CD-20.

«Lo studio GADOLIN è il primo trial di Fase III ad essere completato in pazienti con linfoma non Hodgkin. Il trial conferma i dati positivi osservati nella cura della leucemia linfocitica ” ha dichiarato Sandra Horning, chief medical officer dell’azienda e a capo del Global Product Development. “Siamo estremamente soddisfatti che lo studio possa essere valutato in anticipo a causa della robustezza dei dati che noi riteniamo possano supportare la potenziale combinazione con bendamustina nei pazienti che non rispondo alla tradizionale terapia con rituximab».

I dati di questo studio registrativo verranno sottomessi a Ema e Fda per la valutazione della possibilità di ricevere l’approvazione in questo setting.

Studio GADOLIN
Lo studio GADOLIN (NCT01059630; GA04753g) è uno trial in aperto, di Fase II, multicentrico, randomizzato a due bracci che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di obinutuzumab più bendamustibna verso la sola bendamustina in 413 pazienti con linfoma  non Hodgkin indolente la cui malattia era propgredsita nonostante una terapia base di rituximab.
End point primario del trial è la PFS, mentre gli end point secondari sono il tasso di risposta, la risposta migliore e la sopravvivenza globale.

Obinutuzumab
Sviluppato da Roche, obinutuzumab è un anticorpo monoclonale anti-CD20 di seconda generazione, umanizzato e glico ingegnerizzato, progettato in modo da legarsi selettivamente e con alta affinità al dominio extracellulare della proteina CD20 sulla superficie dei linfociti B al fine di aumentare la citotossicità cellulo-mediata.

Grazie a queste caratteristiche anticorpali, il legame tra antigene e obinutuzumab porta a una maggiore induzione diretta della morte cellulare nei tumori con linfociti B CD20-positivi, nonché a una minore attivazione del complemento. Inoltre, la modificazione degli zuccheri della regione Fc dell’anticorpo gli permette di legarsi più fortemente alle cellule effettrici del sistema immunitario, come le cellule natural killer, che si legano alle cellule tumorali per distruggerle.
Obinutuzumab è quindi il successore naturale di rituximab, anch’esso un anticorpo monoclonale diretto contro il CD-20 di tipo chimerico murino/umano ottenuto con tecniche di ingegneria genetica. Rituximab viene prodotto utilizzando una coltura di cellule di mammifero in sospensione (ovariche di Hamster cinese) e purificato con cromatografia affine e scambio ionico, incluse procedure specifiche di inattivazione e rimozione virale.
Nel luglio del 2014, la Commissione Europea ha approvato  obinutuzumab in combinazione con chlorambucile per il trattamento di pazienti con leucemia linfatica cronica (LLC) non trattati precedentemente.