Sintomi persistenti e caratteristici di un’infezione del tratto urinario (UTI) che non migliorano con il tempo o il trattamento potrebbeto indicare la presenza di cancro della vescica. È questo il messaggio chiave di uno studio osservazionale presentato al recente congresso annuale dell’American Urological Association, a New Orleans.

Secondo il ricercatore che ha presentato i dati, Kyle Richards, della University of Wisconsin-Madison, lo studio è primo del genere ad aver valutato la relazione tra sintomi di un’infezione delle vie urinare e cancro alla vescica.

Il risultato, ha detto Richards, vale sia per gli uomini sia per le donne e questa consapevolezza è particolarmente importante quando si tratta di queste ultime, perché il cancro alla vescica è associato più comunemente agli uomini. Inoltre, ha ricordato l’autore, è stato dimostrato che nelle donne si arriva più tardi alla diagnosi di cancro alla vescica rispetto agli uomini, il che puà spiegare parzialmente la differenza negli outcome oncologico che si osservano tra i due sessi.

"Molti medici di medicina generale che vedono per la prima volta i pazienti con questi sintomi non sono pienamente consapevoli che il cancro alla vescica è una possibilità anche nelle donne" ha spiegato l’urologo.

Lo specialista ha anche sottolineato che, dal momento che il cancro alla vescica si presenta più comunemente con ematuria, sintomi simili a quelli di un’infezione del tratto urinario non sempre fanno sospettare la presenza di questo tipo di tumore.

Nel loro studio - il primo a valutare pazienti con un carcinoma della vescica che si presentano con infezioni del tratto urinario - Richards e i colleghi hanno valutato l'impatto di questa presentazione sugli outcome dei pazienti e il ritardo nella diagnosi del tumore rispetto al momento della comparsa dei sintomi a seconda del sesso, oltre all’impatto di tale ritardo sugli outcome patologici e oncologici.

A tale scopo, hanno utilizzato i dati del registro Surveillance, Epidemiology and End Results (SEER) incrociati con quelli del data base Medicare, identificando un gruppo di pazienti beneficiari dell’assicurazione Medicare ai quali era stato diagnosticato un cancro alla vescica nell’arco di tempo compreso tra il 2007 e il 2009 e che avevano avuto ematuria o un’infezione del tratto urinario nell'anno precedente la diagnosi di cancro alla vescica.

Il tempo medio intercorso tra la prima presentazione dei sintomi e la diagnosi di cancro alla vescica è risultato più lungo nelle donne rispetto agli uomini (72,2 giorni contro 58,9; P < 0,0001) e analizzando i dati si è visto che la disparità era legata alle infezioni del tratto urinario.

Infatti, analizzando i pazienti che avevano presentato solo ematuria, il tempo necessario per arrivare alla successiva diagnosi di cancro alla vescica è risultato simile per le donne e per gli uomini (46,1 giorni contro 47,3; P = 0,75).

Tuttavia, nel gruppo dei pazienti che avevano presentato sia ematuria sia i sintomi di un’infezione del tratto urinario, il tempo per la diagnosi è risultato significativamente differente e nelle donne l’intervallo tra la presentazione di un’UTI e la diagnosi di cancro alla vescica è stato più lungo.

L’analisi di regressione logistica ha evidenziato nelle donne che avevano presentato un’UTI una probabilità maggiore di avere una malattia avanzata (pT4) al momento della diagnosi rispetto agli uomini che avevano presentato ematuria (odds ratio, OR, 2,79; IC al 95% 2,04-3,83), così come negli uomini che avevano presentato un’infezione del tratto urinario (OR, 2,08; IC al 95% 1,56-2,79).

Inoltre, secondo l'analisi di Cox, il rischio di mortalità dovuta specificamente al cancro della vescica e quello di mortalità complessiva sono risultati più elevati nelle donne che avevano presentato un’infezione del tratto urinario rispetto agli uomini che avevano presentato ematuria (hazard ratio [HR], 1,72; 95% CI, 1,46-2,03). Lo stesso modello è stato osservato per gli uomini che avevano presentato un’UTI rispetto agli uomini che avevano presentato ematuria (HR 1,41; IC al 95% 1,28-1,56).

“Sia le donne sia gli uomini che presentano inizialmente un’UTI sono a maggior rischio di notevoli ritardi nella diagnosi, di malattia in stadio più avanzato e di decesso dovuto al cancro alla vescica” scrivono Richards e i colleghi nelle conclusioni.

Inoltre, aggiungono i ricercatori, "i sintomi di infezioni del tratto urinario nei pazienti più anziani potrebbero essere forieri di un cancro alla vescica, e una diagnosi errata potrebbe portare a risultati oncologici peggiori”.

Il messaggio è stato rafforzato da Tomas Griebling, urologo dell'Università del Kansas di Kansas City, che ha moderato la conferenza stampa nella quale è stato presentato lo studio.

Quando ci sono sintomi persistenti, "non bisogna pensare solo a un’infezione delle vie urinarie" ha ammonito l’esperto, ricordando che si tende a farlo perché questi sintomi sono molto comuni.

Richards ha poi aggiunto che il ritardo diagnostico osservato nelle donne è comprensibile alla luce del fatto che, in genere, l’assistenza urologica è loro fornita dai medici di base e dai ginecologi. "Molte donne arrivano dall’urologo quando la malattia è già molto avanzata, mentre gli uomini sono più inclini a vedere questo specialista" ha osservato l’autore.

K. Richards, et al. Urinary tract infection is associated with worse bladder cancer outcomes in the Medicare population: Implications for sex disparities. American Urological Association (AUA) 2015; abstract PD23-10.