Un’ampia metanalisi che ha coinvolto più di 17.000 pazienti oncologici, appena pubblicata online sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, conferma che avere alti livelli circolanti di vitamina D al momento in cui viene diagnosticato un tumore si associa a percentuali di remissione e di sopravvivenza significativamente migliori.

La metanalisi mostra nei pazienti affetti da un cancro del colon-retto o un cancro al seno una sopravvivenza globale (OS) maggiore nei soggetti nel quartile più alto di livelli circolanti di 25-idrossivitamina D (25-OH D) rispetto a quelli nel quartile più basso. Un risultato analogo è stato evidenziato per il linfoma.

Livelli circolanti elevati di vitamina D sono risultati, inoltre, associati in modo significativo a tassi inferiori di mortalità legata specificamente al cancro sia nei pazienti con un tumore del colon-retto sia in quelli affetti da linfoma, e anche la sopravvivenza libera da malattia è risultata significativamente migliore nelle pazienti con un cancro al seno e nei pazienti affetti da un linfoma.

"Questo studio potrebbe essere considerato come l’evidenza più forte ad oggi disponibile di un’associazione tra livelli circolanti elevati di 25-OH D e outcome del cancro", ha detto l’autore senior dello studio, Hui Wang, della University of the Chinese Academy of Sciences di Shanghai, in un’intervista.

"Considerando che la carenza di vitamina D è ampiamente diffusa in tutto il mondo, il nostro suggerimento è di garantire che ognuno abbia livelli sufficienti di questa importante sostanza nutritiva, cioè livelli circolanti di 25-OH D superiori a 75 nmol/l” ha aggiunto l’autore.

Nella metanalisi sono stati inclusi 25 studi che hanno coinvolto nel loro insieme 17.732 pazienti oncologici.

Le evidenze a sostegno di un effetto protettivo di livelli circolanti elevati di 25-OH D sulla diagnosi di tumore sono risultate più forti per il cancro del colon-retto, il cancro al seno e il linfoma.

Evidenze limitate, ma favorevole, di un effetto protettivo di livelli circolanti elevati di 25-OH D sulla diagnosi di tumore sono stati osservati anche per i pazienti colpiti da tumore al polmone, carcinoma gastrico, cancro alla prostata, leucemia, melanoma e carcinoma a cellule di Merkel.

Infatti, quando ricercatori hanno confrontato livelli di 25-OH D compresi tra 40 e 70 nmol/l con livelli inferiori 19 nmol/l hanno visto che ogni aumento di 10 nmol/l dei livelli circolanti di 25-OH D al momento della diagnosi di cancro era associato a una riduzione del 4% della mortalità dovuta a qualsiasi causa in tutti i pazienti oncologici nei quali è stata valutata la relazione dose-risposta.

Nella sua intervista, Wang ha ricordato che si tende a considerare la vitamina D come un agente chemiopreventivo nei confronti del cancro. Molti studi di laboratorio suggeriscono che la vitamina D potrebbe inibire la progressione dei tumori agendo sulle cellule tumorali e modulando il microambiente tumorale” ha spiegato il ricercatore.

Inoltre, gli effetti biologici della vitamina D sia sulla salute dell’osso sia sul sistema immunitario potrebbero aiutare i malati di cancro a sopportare meglio regimi terapeutici ‘difficili’ e contribuire ad alleviare le reazioni avverse.

M. Li, et al. The Impacts of Circulating 25-Hydroxyvitamin D Levels on Cancer Patient Outcomes: A Systematic Review and Meta-Analysis Clin Endocrinol Metab. 2014; doi: http://dx.doi.org/10.1210/jc.2013-4320.
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