Paclitaxel in nanoparticelle legate all'albumina (nab-paclitaxel), sembra promettere bene anche contro il carcinoma uroteliale (uno dei carcinomi della vescica) metastatico. Infatti, più del 30% dei pazienti affetti da questa neoplasia hanno mostrato una risposta obiettiva a un trattamento di seconda linea con il farmaco in uno studio di fase II presentato al simposio sui tumori genitourinari dell'ASCO, conclusosi da poco a Orlando (Florida).

Il carcinoma uroteliale costituisce il 95% della casistica dei carcinomi della vescica. Origina dall'epitelio di transizione che costituisce la tonaca mucosa, cioè la porzione più interna della parte della vescica.

"La percentuale di risposta ha surclassato quelle finora ottenute con le monoterapie e ed è stata paragonabile a quelle raggiunte con le terapie combinate in seconda linea" ha spiegato Srikala S. Sridhar, del Princess Margaret Hospital di Toronto, presentando i dati. "Anche il tempo alla progressione e la sopravvivenza libera da progressione, così come la sopravvivenza mediana, sono risultate superiore a quelle ottenute con qualunque altro agente in monoterapia".

Il ricercatore ha anche detto che, sebbene questi risultati vadano confermati da ulteriori studi, potrebbe non essere lontano il momento di valutare nab-paclitaxel nel setting metastatico in prima linea, da solo o in combinazione con altri agenti.

Ad oggi, il farmaco è approvato in Europa e negli Stati Uniti con il marchio Abraxane (Celgene) solo per il trattamento del carcinoma mammario metastatico dopo fallimento della chemioterapia di prima linea.

Il carcinoma uroteliale metastatico resta al momento una neoplasia incurabile. Il trattamento standard di prima linea è la chemioterapia a base di cisplatino, con la quale si ottengono percentuali di risposta del 40-45%. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti recidiva e la sopravvivenza mediana è di 12-14 mesi.
Per i pazienti che vanno incontro a progressione, non esistono per ora terapia approvate di seconda linea. I trial già effettuati con singoli genti o con combinazioni di farmaci hanno dato risultati assai variabili, con percentuali di risposta che vanno dal 5 al 28%, tempi alla progressione da 2,5 a 5 mesi e una sopravvivenza mediana di 10 mesi o anche meno.

Lo studio più ampio effettuato finora con un agente singolo ha coinvolto 370 pazienti trattati con vinflunina e ha portato a una percentuale di risposta del 9%, un tempo alla progressione di 3 mesi e una sopravvivenza mediana di 6,9 mesi.

Nessuno degli studi già pubblicati sulle terapie di combinazione in seconda linea ha coinvolto più di 50 pazienti. Le percentuali di risposta sono arrivate al 60% e la sopravvivenza mediana ha raggiunto i 13-14 mesi, ma in alcuni casi i risultati non sono stati migliori di quelli ottenuti con le monoterapie.

Il lavoro presentato al simposio è uno studio a singolo braccio, in cui i pazienti sono stati trattati con nab-paclitaxel ogni 3 settimane fino a progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità non sopportabile o all'abbandono dello studio. L'endpoint primario era la risposta tumorale, mentre gli endpoint secondari comprendevano la percentuale di controllo della malattia, la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale.
L'arruolamento è terminato all'inizio dell'anno e gli autori hanno effettuato analisi preliminari dei dati relativi a 48 pazienti. Dei 47 soggetti di cui si è potuta valutare la risposta, 15 (il 32%) hanno mostrato una risposta parziale e altri 10 hanno mostrato una stabilizzazione della malattia. La percentuale di controllo della malattia è stata dunque del 53%.

La sopravvivenza libera da progressione è stata di 6 mesi. A 3 mesi, il 72% era ancora in vita e libero da progressione, a 6 mesi lo era il 49% e a 8,4 mesi e oltre il 43%. La sopravvivenza globale mediana è stata di 10,8 mesi ed è risultata del 65% a 6 mesi, del 48% a 12 mesi e del 25% a 18 mesi.
Gli eventi avversi più frequenti sono stati l'alopecia (13%), seguita da fatigue (12%), dolore (12%) e neuropatia (10%). La tossicità più comune di grado 3 è stata il dolore, che ha colpito il 23% dei pazienti ma non era necessariamente legata al farmaco.
I risultati sono incoraggianti, ma dato che lo studio non è ancora stato completato vanno presi naturalmente con cautela, in attesa dei dati finali e definitivi.

Sridhar SS, et al. A phase II study of single-agent nab-paclitaxel in platinum-refractory second-line urothelial cancer. ASCO GU 2011. Abstract 241.
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