Sulla versione online del Journal of Clinical Oncology sono stati pubblicati i risultati di uno studio clinico condotto con  paclitaxel legato ad albumina in nanoparticelle (per sospensione iniettabile), somministrato in combinazione con gemcitabina a 67 pazienti con tumore avanzato del pancreas non precedentemente trattato.

Al termine della Fase I dello studio, la dose raccomandata per la Fase II era 125 mg/m2 di paclitaxel legato ad albumina in nanoparticelle, seguiti da 1000 mg/m2 di gemcitabina nei giorni 1, 8 e 15 di ciascun ciclo di trattamento di 28 giorni.

Nella Fase II, quasi la metà dei pazienti ha risposto al trattamento (tasso di risposta complessivo = 48% [21/44]), mentre due terzi dei pazienti hanno ottenuto un buon controllo della malattia (tasso di controllo della malattia = 68% [30/44]). La durata mediana della sopravvivenza libera da progressione è stata di 7,9 mesi (IC 95%: 5,8, 11,0) e la durata mediana  della sopravvivenza globale (OS) di 12,2 mesi (IC 95%: 8,9, 17,9). Il 48% dei pazienti era vivo dopo un anno.

Inoltre, in 36 pazienti sono stati valutati i livelli di Proteina Acidica Secreta e Ricca di Cisteina (SPARC - Secreted Protein Acidic and Rich in Cysteine). I pazienti sono stati classificati come “high-SPARC” (z-score medio ≥0, n=19) o “low-SPARC” (z-score medio <0, n=17). Secondo quanto osservato nello studio, la sopravvivenza globale era significativamente migliore nei pazienti del gruppo “high-SPARC”, che nei pazienti “low-SPARC” (durata mediana 17,8 mesi verso 8,1, p=0,0431). Il livello di SPARC si confermava un predittore significativo della sopravvivenza globale in un modello di regressione multivariata di Cox, dopo correzione per molteplici covariate cliniche come sesso, razza, età, trattamento somministrato e livello di CA19-9 al basale (p=0,041).

E’ da notare che il livello di SPARC nello stroma presentava una forte correlazione con la sopravvivenza globale (p=0.013), mentre tale correlazione non era presente per il livello di SPARC nelle cellule tumorali (p=0,15).  Questa osservazione è di particolare interesse, dato che l’espressione di SPARC nello stroma, ma non nel tumore, è stata associata a una sopravvivenza breve, suggerendo il meccanismo di azione unico della nuova formulazione di paclitaxel nell’invertire tale risultato.

Nella prima fase dello studio, le più comuni tossicità dose-limitanti erano sepsi e neutropenia. Durante la seconda fase, i più comuni effetti indesiderati non ematologici di grado 3 o superiore correlati alla nuova formulazione di paclitaxel erano stanchezza (21%) e neuropatia sensoriale (15%). I più comuni effetti indesiderati ematologici di grado 3 o superiore correlati al trattamento erano neutropenia (67%), leucopenia (44%) e trombocitopenia (23%).

Questi dati verranno confermati da uno studio di Fase III internazionale randomizzato, ancora in corso, che confronta la combinazione della nuova formulazione di paclitaxel con gemcitabina, verso la sola gemcitabina in pazienti con tumore metastatico del pancreas. Ulteriori informazioni su questo studio clinico sono disponibili al seguente indirizzo web

Questi dati provengono da uno studio sperimentale. La nuova formulazione di paclitaxe non è approvata per il trattamento del tumore del pancreas in fase avanzata, non precedentemente trattato.

Informazioni sulla nuova formulazione di paclitaxel
Si tratta di un chemioterapico privo di solventi e costituisce un’opzione di trattamento per il cancro metastatico della mammella. E’ stato sviluppato utilizzando una piattaforma tecnologica nab® brevettata da Celgene. Questo chemioterapico legato a una proteina combina paclitaxel e albumina, una proteina umana presente in natura. Attualmente questo farmaco si trova in diverse fasi delle sperimentazioni per le seguenti indicazioni: tumore metastatico della mammella(estensione delle indicazioni) e  carcinoma polmonare non a piccole cellule,  melanoma maligno,   cancro del pancreas e dello stomaco.