Nei pazienti con un tumore a cellule germinali a prognosi intermedia, l'aggiunta di paclitaxel al regime chemioterapico standard a base di bleomicina, etoposide e cisplatino (BEP) ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS), ma non la sopravvivenza globale (OS) nello studio EORTC 30983, un trial internazionale di fase III pubblicato di recente online sul Journal of Clinical Oncology.

Lo studio, iniziato nel 1998, ha avuto una storia piuttosto travagliata. L’intenzione iniziale era di coinvolgere 498 pazienti, ma l’arruolamento è stato interrotto nel 2009 con solo 337 partecipanti, a causa di problemi legati proprio all’arruolamento e a difficoltà nella fornitura di paclitaxel, ma anche a difficoltà di gestione e problemi finanziari.

Le analisi intent-to-treat sono state confuse dal fatto che l'8% dei pazienti in ogni braccio dello studio sono risultati non eligibili e in più i due bracci non erano ben bilanciati per quanto riguarda la prognosi. Vi era infatti una maggiore percentuale di pazienti con una buona prognosi nel gruppo trattato solo con la chemioterapia, mentre quelli con una prognosi più infausta erano più numerosi nel gruppo in cui si era aggiunto anche paclitaxel.

L’obiettivo dello studio era di confrontare l’efficacia di quattro cicli di un regime contenente paclitaxel aggiunto alla chemioterapia standard con bleomicina, etoposide e cisplatino (T-BEP) rispetto alla sola chemioterapia standard (BEP) in pazienti di età tra i 16 e i 50 anni con tumore a cellule germinali a prognosi intermedia, non trattati in precedenza e quindi in prima linea.

Dei 337 pazienti arruolati, 169 sono stati assegnati al regime BEP e 168 al T-BEP. Con il regime BEP i pazienti venivano trattati con cisplatino 20 mg/m2 ed etoposide 100 mg/m2 nei primi 5 giorni di ogni ciclo per quattro cicli, mentre bleomicina 30 mg veniva somministrata una volta alla settimana per 12 settimane. Quelli del braccio T-BEP venivano sottoposti in aggiunta a un’infusione di 3 ore paclitaxel 175 mg/m2 al giorno 1, prima di iniziare il regime BEP standard, per quattro cicli.

I pazienti del gruppo T-BEP sono stati trattati anche con G-CSF per la profilassi primaria delle infezioni, mentre quelli del gruppo di controllo hanno ricevuto lo stesso fattore di crescita solo come profilassi secondaria.

Durante il follow-up (mediana 5,3 anni), si sono manifestati quattro eventi avversi fatali che erano probabilmente correlati al trattamento, di cui tre nel braccio T-BEP e uno di questi ritenuto correlato alla bleomicina.

Tra i pazienti eligibili, le percentuali di risposta completa sono state del 70,4% nel gruppo T-BEP contro 59,5% nel gruppo di controllo (P = 0,0549). In questa popolazione, la PFS a 3 anni è risultata dell’82,7% nel primo gruppo e del 70,1% nel secondo (p = 0,03). Nella popolazione intent-to-treat, tuttavia, la PFS a 3 anni è scesa al 79,4% con il regime T-BEP contro 71,1% con il regime BEP e si è persa la significatività statistica del risultato (P = 0,153). Anche le differenze nella OS non sono risultate statisticamente significative.

Nelle conclusioni, gli autori ‘danno un colpo al cerchio e uno alla botte’: difatti, scrivono che l’analisi intent-to-treat non è riuscita a evidenziare una superiorità statistica dell’aggiunta di paclitaxel al regime BEP ai fini del miglioramento della PFS, ma, nel contempo, sottolineano che, escludendo i pazienti non eligibili, l’analisi su tutti i pazienti eligibili ha dimostrato una PFS a 3 anni superiore del 12%, in modo significativo, nel gruppo T-BEP. Secondo il gruppo, dunque, l'aggiunta di paclitaxel al regime BEP è sicura e migliora l'efficacia della chemioterapia di prima linea nei pazienti con tumore a cellule germinali a prognosi intermedia.

In un editoriale, tuttavia, tre esperti (Craig R. Nichols del Virginia Mason Medical Center, di Seattle, Bruce Roth, della Washington University di St Louis e Christian Kollmannsberger, della British Columbia Cancer Agency di Vancouver) fanno notare che più di due decenni di sforzi per migliorare i risultati di quattro cicli di chemio standard con il regime BEP finora non hanno avuto successo. Gli editorialisti si chiedono, quindi, se lo studio EORTC 30983 possa rappresentare un monito finale affinché non si facciano più studi lunghi e costosi per queste malattie rare, e altamente curabili; studi, per giunta, che fin dall’inizio hanno poche probabilità di essere conclusi e di portare a reali avanzamenti nel settore.

Ronald de Wit, et al. Randomized Phase III Study Comparing Paclitaxel–Bleomycin, Etoposide, and Cisplatin (BEP) to Standard BEP in Intermediate-Prognosis Germ-Cell Cancer: Intergroup Study EORTC 30983. J Clin Oncol. 2012; JCO.2011.37.0171.
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