Nei pazienti con un cancro del colon retto metastatico con esone 2 del gene KRAS con wild-type, refrattario alla chemioterapia, i due anticorpi monoclonali anti-EGFR panitumumab e cetuximab sono ugualmente efficaci ai fini della sopravvivenza. A dimostrarlo sono i risultati dello studio ASPECCT (A Study of Panitumumab Effi cacy and Safety Compared to Cetuximab), un trial multicentrico di fase III - il primo a confrontare direttamente i due anticorpi in questo setting - appena pubblicato su The Lancet Oncology.

La sopravvivenza globale (OS) mediana, endpoint primario dello studio, è stata infatti di 10,4 mesi con panitumumab e 10 mesi con cetuximab (HR 0,97; IC al 95% 0,84-1,11).

Entrambi i biologici si sono dimostrati efficaci in questa popolazione di pazienti, e cetuximab è attualmente lo standard terapeutico. Gli autori del trial, coordinati da Timothy J Price, dell’Università di Adelaide, hanno provato quindi a valutare se panitumumab fosse in grado di uguagliare le performance di cetuximab in termini di efficacia e tossicità confrontando i due agenti testa a testa.

A tale scopo, hanno eseguito uno studio randomizzato e in aperto per il quale hanno arruolato i diversi centri situati in Nord America, Sud America, Europa, Asia, Africa e Australia pazienti al di sopra dei 18 anni che avevano un cancro del colon-retto metastatico refrattario alla chemioterapia, un Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) performance status non superiore a 2, e l’esone 2 del gene KRAS wild-type.

I partecipanti sono stati trattati in rapporto 1:1 con panitumumab (6 mg/kg ogni 2 settimane) o cetuximab (inizialmente alla dose di 400 mg/m2  e poi 250 mg/m2 una volta alla settimana) fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità non tollerabile o al ritiro del consenso a partecipare allo studio da parte del paziente.

L'endpoint primario del trial era la non inferiorità di panitumumab rispetto a cetuximab in termini di OS. Secondo il protocollo dello studio, per essere considerato non inferiore a cetuximab, panitumumab doveva dimostrare un beneficio di sopravvivenza almeno pari al 50% di quello offerto dal suo concorrente rispetto alla migliore terapia di supporto nello studio NCIC CTG C0.17. Gli endpoint  secondari erano, invece, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la percentuale di risposta obiettiva, il tempo intercorso tra la randomizzazione e il fallimento del trattamento, il tempo di risposta, la durata della risposta e la sicurezza.

L'analisi primaria ha riguardato tutti i pazienti sottoposti ad almeno una somministrazione di panitumumab e cetuximab.

Nel periodo tra il febbraio 2010 e il luglio 2012, gli autori hanno arruolato e randomizzato 1010 pazienti, 999 dei quali hanno iniziato trattamento (499 con panitumumab e 500 con cetuximab).

Panitumumab ha dimostrato pienamente la sua non inferiorità rispetto a cetuximab in quanto ne ha mantenuto il 105,7% (IC al 95% 81,9 -129,5) dell’effetto sull’OS.

Anche la PFS mediana è risultata simile nei due gruppi (4,1 mesi con panitumumab e 4,4 con cetuximab; HR 1; IC al 95% 0,88-1,14), così come la percentuale di risposta obiettiva (22% contro 19,8%; OR 1,15; IC al 95% 0,83–1,58).

Il profilo di sicurezza dei due biologici è apparso coerente con quello già emerso in altri studi. L'incidenza degli eventi avversi di qualsiasi grado e di grado 3-4 è risultata simile nei due gruppi di trattamento. La tossicità cutanea di grado 3-4 ha mostrato un’incidenza del 13% nel gruppo trattato con panitumumab e del 10% nel gruppo cetuximab.

Da segnalare, tuttavia, che le reazioni all'infusione di grado 3-4 sono state leggermente, ma significativamente, meno frequenti con panitumumab che con cetuximab (<0,5% contro 2%), mentre l’ipomagnesemia di grado 3-4 è stata più comune nel gruppo panitumumab (7% contro 3%).

Durante il trial si è verificato un solo evento avverso fatale correlato al trattamento: un’infezione polmonare in un paziente trattato con cetuximab.

“I nostri risultati mostrano che il panitumumab non è inferiore a cetuximab e che questi agenti forniscono un beneficio analogo di sopravvivenza globale in questa popolazione di pazienti” scrivono Price e colleghi nelle conclusioni.

Tuttavia, precisano i ricercatori, alla luce della pari efficacia e tossicità, le differenze, lievi ma significative, nell’incidenza delle reazioni all’infusione di grado 3-4, oltre alle differenze nelle schedule di somministrazione, sono elementi di cui il medico può tenere conto per decidere quale anti-EGFR dare a ciascun paziente.

Alessandra Terzaghi

T.J. Price, et al. Panitumumab versus cetuximab in patients with chemotherapy-refractory wild-type KRAS exon 2 metastatic colorectal cancer (ASPECCT): a randomised, multicentre, open-label, non-inferiority phase 3 study. The Lancet Oncology 2014;15(6):569-79; doi:10.1016/S1470-2045(14)70118-4.
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