Presentato a Chicago un importante risultato dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: i ricercatori hanno dimostrato che un farmaco molecolare, pazopanib, è in grado di ostacolare la formazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore della vescica, bloccandone la crescita e in alcuni casi anche riducendone la massa.

I risultati dello studio clinico di fase II sono presentati da Andrea Necchi, oncologo della Struttura di Oncologia medica 2 dell’Istituto Nazionale dei Tumori e responsabile del trial, in occasione del prestigioso Meeting annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR), la più antica e numerosa società scientifica al mondo per la ricerca contro il cancro.

I ricercatori, inoltre, analizzando i campioni di sangue dei pazienti coinvolti nello studio, hanno dimostrato che una specifica proteina prodotta dal sistema immunitario,
l’interleuchina 8, è in grado di “predire” lo sviluppo del tumore e l’efficacia del farmaco: i pazienti, infatti, con un basso livello di questa molecola, hanno mostrato una maggiore sopravvivenza al tumore e su di loro il farmaco era più efficace.

“Tradizionalmente – spiega Andrea Necchi, oncologo della Struttura di Oncologia medica 2 dell’Istituto Nazionale dei Tumori e responsabile del trial – la prognosi dei pazienti con tumore della vescica colpiti da ricadute o refrattari alla terapia è negativa: i pazienti, infatti, su cui cicli multipli di chemioterapia non hanno avuto successo hanno, purtroppo, una ridotta aspettativa di vita e le cure palliative rappresentano spesso il compromesso più ragionevole”.

Pazopanib è un farmaco efficace per il tumore del rene. Lo studio dei ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori mirava proprio a verificare la possibile estensione del suo uso anche a un’altra patologia, il tumore della vescica.

“I dati che abbiamo ottenuto – continua Andrea Necchi – confermano la nostra ipotesi e riteniamo che i trattamenti anti-angiogenetici come pazopanib siano uno strumento importante tale da consentirci di ottenere risultati di rilievo in pazienti selezionati”.

“E’ comunque importante sottolineare – precisa Necchi – che si tratta ancora di una sperimentazione e non di una cura vera e propria per la quale saranno necessari ulteriori studi confermativi che coinvolgano un numero superiore di pazienti.”

Lo studio
Il trial clinico di fase II ha coinvolto 41 pazienti con tumore della vescica o ricadute, trattati tra il 2010 e il 2011. Tutti i pazienti avevano effettuato in precedenza almeno un tipo di trattamento di chemioterapia per malattia metastatica.
Ai controlli successivi alla terapia, sette pazienti hanno mostrato un parziale regresso del tumore e 24 nessuna progressione della malattia: si tratta di una risposta positiva complessiva del 76%.
La sopravvivenza media senza ricadute è stata di 2,6 mesi mentre quella complessiva di vita di 4,7 mesi.
Il risultato più rilevante è stato che il 10% dei pazienti ha mantenuto uno stato di remissione di malattia dopo un periodo medio complessivo di osservazione di 19 mesi.

Tumore della vescica
E’ il tumore più frequente tra i 60 e i 70 anni ed è il secondo tumore urologico per incidenza dopo quello della prostata. Questa patologia colpisce gli uomini in misura tre volte superiore rispetto alle donne. I fattori di rischio per il tumore della vescica sono il fumo di sigaretta, l'esposizione cronica alle amine aromatiche e nitrosamine (frequente nei lavoratori dell'industria tessile, dei coloranti, della gomma e del cuoio), l'assunzione di alcune specifiche categorie di farmaci e l'infezione da particolari parassiti. Anche la dieta riveste un ruolo importante: fritture e grassi consumati in grande quantità sono infatti associati a un aumentato rischio di ammalarsi di tumore della vescica.