Pazopanib ha un'efficacia simile a quella di sunitinib nel controllo del carcinoma a cellule renali metastatico (mRCC) in prima linea, ma è più tollerato dai pazienti. Lo dimostrano i risultati dello studio COMPARZ, un trial di fase III randomizzato, in aperto, presentato in occasione del congresso europeo di oncologia (ESMO) che si chiude oggi a Vienna.

Sunitinib e pazopanib sono entrambi inibitori multichinasici dell’angiogenesi già approvati sia dall’Ema sia dall’Fda per il trattamento di prima linea dell’mRCC. Sunitinib è considerato lo standard di riferimento, ma alcuni studi non randomizzati hanno suggerito come la sua efficacia sia simile a quella di pazopanib, il quale è però gravato da meno effetti collaterali fastidiosi per i pazienti.

Inoltre, lo studio PISCES, un trial di fase III su 69 pazienti presentato lo scorso giugno al congresso ASCO, ha mostrato che i pazienti trattati con pazopanib riferiscono una migliore qualità di vita rispetto a quelli trattati con sunitinib e quindi in percentuale maggiore preferiscono il primo dei due farmaci.

Per fare un confronto di più ampio respiro tra i due inibitori, un gruppo di autori guidati da Robert Motzer, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, ha voluto testare efficacia, sicurezza e qualità della vita associate al trattamento con pazopanib e sunitinib su 1100 pazienti con mRCC, non trattati in precedenza. L'endpoint primario era la non inferiorità di pazopanib rispetto a sunitinib in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS), mentre tra gli endpoint secondari chiave rientravano la sicurezza e la qualità di vita.

"Lo studio ha dimostrato che pazopanib ha avuto un'efficacia simile a quella di sunitinib nel trattamento di prima linea del carcinoma renale metastatico" ha affermato Motzer. Con entrambi i farmaci, infatti, la mediana della PFS valutata dal medico curante è stata di poco più di 10 mesi.

Entrambi gli agenti hanno dato effetti collaterali, ma alcuni di quelli ritenuti fastidiosi dai pazienti, come ad esempio la spossatezza e le piaghe cutanee, sono stati meno frequenti con pazopanib che con sunitinib.

"I risultati dei questionari sulla qualità della vita questionari sono stati a favore di pazopanib rispetto a sunitinib e suggeriscono che il primo farmaco abbia una tollerabilità migliore rispetto al secondo" ha riferito Motzer. Infatti, in 11 domini su 14 dei questionari si sono rilevate differenze piccole, ma statisticamente significative, tutte a vantaggio di pazopanib.

Lo studio COMPARZ non è l’unico trial importante di fase III presentato quest’anno al congresso ESMO. Sul palcoscenico viennese, difatti, ne sono stati presentati altri due altrettanto attesi: lo studio INTORACT e lo studio INTORSECT. “Tutti e tre questi trial sono importanti, anche se INTORACT INTORSECT sono negativi” ha commentato Maria De Santis del Kaiser Franz Josef-Spital di Vienna.

“Questi studi sono significativi perché aumentano le nostre conoscenze sull’uso dei farmaci mirati, in particolare temsirolimus, sorafenib, bevacizumab e pazopanib” ha detto l’oncologa. E a proposito dello studio COMPARZ, la De Santis ha affermato che “ci permette di definire un’opzione standard per il trattamento del mRCC, perché ha dimostrato che pazopanib non è inferiore a sunitinib e ha meno effetti collaterali”, offrendo ai pazienti una migliore qualità di vita.

R.J. Motzer, et al. Randomized, open label, phase III trial of pazopanib versus sunitinib in first-line treatment of patients with metastatic renal cell carcinoma (mRCC); Results of the COMPARZ trial. ESMO 2012; abstract LBA8_PR.