Pembrolizumab altamente attivo nel ca testa-collo squamoso altamente pretrattato

L'anticorpo monoclonale anti PD-1 pembrolizumab ha mostrato un'attivitą antitumorale clinicamente significativa in pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo recidivato o metastatico, gią trattati in precedenza con platino e cetuximab, nello studio KEYNOTE-055, un trial di fase 2, a braccio singolo, presentato al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

L’anticorpo monoclonale anti PD-1 pembrolizumab ha mostrato un’attività antitumorale clinicamente significativa in pazienti con carcinoma a cellule squamose della  testa e del collo recidivato o metastatico, già trattati in precedenza con platino e cetuximab, nello studio KEYNOTE-055, un trial di fase 2, a braccio singolo, presentato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

In questi pazienti pembrolizumab è apparso anche ben tollerato.

“Per il carcinoma della testa e del collo recidivante o refrattario sia alla chemioterapia a base di platino sia a cetuximab non ci sono trattamenti efficaci" ha detto Joshua M. Bauml, della University of Pennsylvania di Philadelphia, presentando i dati. "La popolazione di riferimento utilizzata più comunemente è quella dei pazienti trattati con metotressato. Tuttavia, la percentuale di risposta complessiva al metotressato è solo circa il 5%".

Pembrolizumab aveva già mostrato in precedenza un’attività antitumorale promettente nel carcinoma della testa e del collo ricorrente o metastatico nello studio KEYNOTE-012.

Per questo motivo, Bauml e colleghi hanno cercato di valutare l'efficacia di pembrolizumab in 172 pazienti con un carcinoma della testa e del collo ricorrente o metastatico che hanno mostrato una progressione della malattia con la chemioterapia a base di platino e cetuximab.

L'analisi presentata all’ASCO riguardava i dati dei primi 50 pazienti arruolati, che avevano un’età media di 59 anni, erano per l’80% maschi e nell’84% dei casi avevano già fatto due o più linee di terapia precedenti per la malattia metastatica. Ulteriori dati aggiornati hanno incluso tutti i pazienti trattati con almeno 6 mesi di follow-up (92 in tutto).

I partecipanti sono stati trattati con pembrolizumab 200 mg ogni 3 settimane, per 2 anni o fino alla progressione della malattia, e gli endpoint primari erano la percentuale di risposta complessiva (ORR) secondo i criteri RECIST v1.1.

Il grado di espressione di PD-L1 non rientrava fra i criteri di ammissione, tuttavia, i ricercatori hanno effettuato biopsie per valutare se vi fosse una qualsiasi relazione fra PD-L1 e beneficio clinico.

Il follow-up è stato di 6,8 mesi.

La sopravvivenza libera da progressione mediana (PFS) è stata di 2,1 mesi e la sopravvivenza globale (OS) mediana di 6 mesi, mentre la PFS a 6 mesi è stata del 24% e l’OS a 6 mesi del 65%.

Nei primi 50 pazienti trattati, l'ORR è stata del 18% (IC al 95% 8,6-31,4). e ci sono state solo risposte parziali, mentre un ulteriore 18% dei pazienti ha mostrato una stabilizzazione della malattia (IC al 95% 8,6-31,4).

Tra quelli con almeno 6 mesi di dati di follow-up, l'ORR è stata del 17%, con solo risposte parziali e un ulteriore 19% dei pazienti ha raggiunto una stabilizzazione della malattia.

Quando i partecipanti sono stati stratificati in base alla positività o meno all’HPV, i ricercatori hanno osservato un lieve aumento dell’ORR negli HPV-positivi rispetto agli HPV-negativi. Tuttavia, ha sottolineato Bauml, i dati sono troppo preliminari per fare dichiarazioni conclusive per quanto riguarda il ruolo di pembrolizumab in base alla positività o meno all’HPV.

Anche i pazienti con malattia PD-L1-positiva hanno mostrato un’ORR maggiore rispetto a quelli PD-L1-negativi: 17% contro 8%. "Tuttavia, la percentuale di PD-L1-positività è risultata molto elevata: 76 pazienti su 92" ha osservato l’autore.

Al momento del cutoff dei dati, il tempo mediano alla risposta risultava di 2 mesi e il 75% dei pazienti stava ancora rispondendo.

L'evento avverso più comune è stato la stanchezza (15%). Complessivamente, 35 pazienti (il 70%) hanno manifestato un evento avverso correlato al trattamento e sei (il 12%) un evento avverso correlato al trattamento di grado da 3 a 5, esitato in un decesso in un paziente. Inoltre, tre pazienti hanno interrotto il trattamento a causa di eventi avversi correlati al trattamento.

"Questo è la prima comunicazione di dati di fase 2 che mostrano l'efficacia di pembrolizumab nel carcinoma della testa e del collo ricorrente e metastatico, in una popolazione pesantemente pretrattata, nella quale l’84% dei pazienti aveva già fatto almeno due linee di terapia sistemica prima dell’arruolamento" ha ribadito Bauml.

Inoltre, ha aggiunto l’autore, “è corretto dire che pembrolizumab è una terapia promettente per questa popolazione di pazienti. che ha ben poche opzioni a disposizione”.

L’anticorpo è già in fase 3 come trattamento per i pazienti con carcinoma della testa e del collo ricorrente e metastatico negli studi KEYNOTE-040 e KEYNOTE-048 e. In particolare, nel KEYNOTE-040 pembrolizumab è confrontato con la terapia standar scelta dallo sperimentatore (metotressato, docetaxel o cetuximab) in pazienti già trattati con la chemioterapia a base di platino, mentre nel KEYNOTE-048 si sta valutando l’anticorpo come trattamento di prima linea in aggiunta alla chemioterapia citotossica tradizionale.

J. Bauml, et al. Preliminary results from KEYNOTE-055: Pembrolizumab after platinum and cetuximab failure in head and neck squamous cell carcinoma (HNSCC). J Clin Oncol 34, 2016 (suppl; abstr 6011).
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