Pembrolizumab migliora la sopravvivenza nel tumore del polmone

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Yale School of Medicine mostra che il farmaco pembrolizumab prolunga la sopravvivenza generale dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato. Lo studio, pubblicato su The Lancet, č stato presentato in occasione della Conferenza annuale dell'European Society for Medical Oncology a Singapore.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Yale School of Medicine mostra che il farmaco pembrolizumab prolunga la sopravvivenza generale dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato. Lo studio, pubblicato su The Lancet, è stato presentato in occasione della Conferenza annuale dell’European Society for Medical Oncology a Singapore.

Si tratta di uno studio randomizzato, in aperto che ha arruolato pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule pretrattati, che avevano mostrato una progressione della malattia dopo la terapia precedente e con espressione di PD-L1 in almeno l’1% delle cellule tumorali. In totale sono stati arruolati 1.034 pazienti, randomizzati a ricevere pembrolizumab 2 mg/kg (345 pazienti), pembrolizumab 10 mg/kg (346 pazienti), o docetaxel 75 mg/m2 (343 pazienti), ogni tre settimane. Gli endpoint principali dello studio erano la sopravvivenza generale, la sopravvivenza senza progressione e la sicurezza.

Gli esperti hanno osservato che nonostante la ridotta espressione di PD-L1, i pazienti mostravano un beneficio significativo a seguito del trattamento con pembrolizumab: la sopravvivenza generale era maggiore con il farmaco alla dose da 2 mg/kg e da 10 mg/kg, rispetto a docetaxel. I pazienti con almeno il 50% delle cellule tumorali positive a PD-L1 avevano una sopravvivenza pari a 14,9 mesi e a 8,2 mesi per permbrolizumab 2 mg/kg e docetaxel, rispettivamente. I pazienti trattati con 10 mg/kg di pembrolizumab avevano una sopravvivenza generale di 17,3 mesi.
Anche la sopravvivenza senza progressione della malattia è risultata superiore nei pazienti trattati con pembrolizumab (5,0 mesi e 5,2 mesi con le dosa da 2 mg/kg e 10 mg/kg del farmaco, rispetto a 4,1 mesi con docetaxel.

In conclusione, spiegano gli autori, questi risultati dimostrano che i pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule che esprimono PD-L1 possono beneficiare oin modo sostanziale del trattamento precoce con pembrolizumab.

Pembrolizumab è un anticorpo monoclonale che riconosce il recettore PD-1 presente sulla superficie di molte cellule del sistema immunitario. PD-1 agisce come un checkpoint, un elemento di controllo per il sistema immunitario; il legame tra PD-1 e il suo ligando naturale PDL-1 evita che le cellule del sistema immunitario reagiscano laddove non necessario, riducendo eventuali problemi di autoimmunità e regolando il mantenimento della tolleranza immunitaria.

Legandosi al recettore PD-1, il farmaco impedisce che esso leghi il PDL-1 mantenendo le cellule del sistema immunitario libere di attivare la loro risposta contro il tumore.

Roy S Herbst et al., Pembrolizumab versus docetaxel for previously treated, PD-L1-positive, advanced non-small-cell lung cancer (KEYNOTE-010): a randomised controlled trial, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(15)01281-7
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