Pembrolizumab promettente nel ca al seno triplo negativo avanzato

L'inibitore di PD-1 pembrolizumab ha mostrato di possedere un'attivitą antitumorale e un profilo di tossicitą accettabile in monoterapia in un gruppo di pazienti con un cancro al seno triplo negativo avanzato, pesantemente pretrattate, in uno studio di fase Ib. Si tratta dello studio KEYNOTE-012, appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

L’inibitore di PD-1 pembrolizumab ha mostrato di possedere un'attività antitumorale e un profilo di tossicità accettabile in monoterapia in un gruppo di pazienti con un cancro al seno triplo negativo avanzato, pesantemente pretrattate, in uno studio di fase Ib. Si tratta dello studio KEYNOTE-012, appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

"I tumori al seno tripli negativi sono spesso di alto grado istologico, si presentano in uno stadio già avanzato, sono in genere più aggressivi e difficili da trattare rispetto a quelli positivi ai recettori ormonali e sono associati a un rischio più alto di recidiva precoce" scrivono gli autori dello studio, guidati da Rita Nanda, dell’Università di Chicago. 

"Visti i risultati non ottimali ottenuti con la chemioterapia, c’è urgente bisogno di nuove terapie mirate per il cancro al seno triplo negativo" aggiungono gli autori.

Studi precedenti hanno suggerito che l'immunoterapia potrebbe essere di beneficio per le donne a cui è stato diagnosticato un tumore di questo tipo. Da qui, la decisione di mettere alla prova pembrolizumab anche in questa popolazione di pazienti.

Lo studio KEYNOTE-012 è uno studio di fase Ib non randomizzato nel quale pembrolizumab è stato testato su diversi tumori maligni (oltre al cancro al seno triplo negativo, anche quello gastrico, uroteliale e del distretto testa-collo). Il farmaco è stato somministrato per via endovenosa alla dose di 10 mg/kg ogni 2 settimane.

L’analisi appena pubblicata sul Jco si riferisce a una coorte di 32 pazienti con cancro al seno triplo negativo, positive per il ligando di PD-1 PD-L1 e tutte pesantemente pretrattate.

Il 46,9% delle pazienti aveva già fatto almeno tre linee di terapia per la malattia metastatica e il 25% ne aveva fatte almeno cinque. L'età mediana di questa coorte era di 50,5 anni (range: 29-72).

Delle 32 pazienti analizzate, il 37,5% ha ottenuto una qualche diminuzione della massa tumorale rispetto al basale. Di queste, 27 soddisfacevano i criteri di inclusione specificati nel protocollo per l'analisi di efficacia e in questo gruppo la percentuale di risposta complessiva è stata del 18,5%.
Una paziente (3,7%) ha avuto una risposta completa, quattro hanno avuto una risposta parziale (14,8%), sette una stabilizzazione della malattia (25,9%) e in 13 si è osservata progressione della malattia (48,1%).
La percentuale complessiva di controllo della malattia (risposta completa o parziale o stabilizzazione della malattia per almeno 24 settimane) è stata del 25,9%.

La probabilità di risposta a pembrolizumab è risultata maggiore all'aumentare dell’espressione di PD-L1, ma le dimensioni limitate del campione, avvertono gli autori, limitano il significato di questa scoperta. 

Inoltre, sottolineano gli autori, la percentuale di risposta complessiva del 18,5% è simile a quella osservata in altri sottogruppi dello studio KEYNOTE-012, tra cui quello dei pazienti con un tumore della testa e del collo (21,4%) e quello dei pazienti affetti da carcinoma gastrico (22,2%).

Sul fronte della sicurezza e tollerabilità, la maggior parte delle partecipanti (il 56,3%) ha manifestato una certa tossicità correlata al trattamento e il 15,6% almeno evento avverso di grado 3 o superiore.

Gli eventi avversi correlati al trattamento più comuni sono stati artralgia (18,8%), affaticamento (18,8%), mialgia (18,8%) e nausea (15,6%), mentre fra gli eventi avversi di grado 3 ci sono stati anemia, meningite asettica, linfopenia, mal di testa e febbre.

Una paziente è deceduta a causa di un evento avverso correlato al trattamento, una combinazione di coagulazione intravascolare disseminata e riduzione del fibrinogeno di grado 4, che si è manifestata 10 giorni dopo la dose iniziale di pembrolizumab.

"Nel complesso, questi risultati offrono evidenze a supporto dell'ulteriore sviluppo di pembrolizumab per il trattamento del cancro al seno triplo negativo metastatico" concludono gli autori. Sono già partiti, infatti, lo studio di fase II KEYNOTE -086, che sta attualmente arruolando pazienti con cancro al seno triplo negativo in cui si testerà il farmaco in monoterapia, e altri studi in cui l’inibitore di PD-1 sarà testato in combinazione con altri agenti.


R. Nanda, et al. Pembrolizumab in Patients With Advanced Triple-Negative Breast Cancer: Phase Ib KEYNOTE-012 Study. J Clin Oncol. 2016; doi: 10.1200/JCO.2015.64.8931
leggi