Pembrolizumab promettente nel ca endometriale con deficit di riparazione dei mismatch

Il blocco del checpoint immunitario PD-1 con pembrolizumab potrebbe rappresentare una strategia terapeutica promettente per le donne con un tumore all'endometrio ricorrente o persistente con deficit di riparazione dei mismatch. A suggerirlo sono i risultati preliminari di uno studio di fase 2 presentati di recente al congresso annuale sui tumori femminili della Society of Gynecologic Oncology, a San Diego.

Il blocco del checpoint immunitario PD-1 con pembrolizumab potrebbe rappresentare una strategia terapeutica promettente per le donne con un tumore all'endometrio ricorrente o persistente con deficit di riparazione dei mismatch. A suggerirlo sono i risultati preliminari di uno studio di fase 2 presentati di recente al congresso annuale sui tumori femminili della Society of Gynecologic Oncology, a San Diego.

Un deficit di riparazione dei mismatch è presente nel 20-30% dei tumori endometriali. Questi tumori sono portatori di neoantigeni mutanti che possono rispondere alla terapia di potenziamento immunitario con inibitori di PD-1, già rivelatasi efficace in altri sottotipi di cancro, per esempio nel cancro del colon-retto con  deficit di riparazione dei mismatch.

Amanda Nickles Fader e altri colleghi della Johns Hopkins University di Baltimora stanno conducendo uno studio monocentrico mirato a valutare l'efficacia clinica di pembrolizumab, già approvato per il trattamento del melanoma, del cancro al polmone e del cancro al rene, nelle donne con un carcinoma endometriale ricorrente o persistente già trattato, con deficit di riparazione dei mismatch.

Lo studio comprende 9 pazienti colpite da tumore all'endometrio sottoposte senza successo in precedenza alla terapia standard. Le partecipanti sono state trattate con pembrolizumab ev (alla dose di 10 mg/kg) ogni 2 settimane. L’endpoint primario del trial era la percentuale di risposta, che è stata valutata ogni 8 settimane sottoponendo le pazienti a Tac.

Tutte erano state valutate almeno una volta al momento della presentazione dei dati, con un follow-up mediano di 9,1 mesi (range 7-18).

Finora, ha riferito la Fader, non sono state segnalate tossicità di grado superiore al 3.

Al momento dell'analisi, la percentuale di risposta complessiva a pembrolizumab è risultata del 56% (IC al 95% 21-86), un dato incoraggiante, ha osservato l’autrice, dal momento che in questa popolazione di pazienti la risposta in genere varia dal 20 al 30%.

Una donna ha ottenuto una risposta completa e quattro hanno avuto risposte parziali. La paziente che ha mostrato una risposta completa aveva subito tre interventi chirurgici prima di essere arruolata nello studio ed era già stata sottoposta a tre linee di terapia. Al momento dell'analisi, non presentava segni di malattia da 17 mesi.

La percentuale di controllo della malattia, o di ‘beneficio’ clinico’, è risultata dell’88,9%.

L’OS mediana non è stata raggiunta, ma l’89% delle donne era ancora in vita dopo un anno dall’inizio del trattamento.

Due pazienti hanno mostrato una progressione della malattia. Una ha mostrato un ingrossamento della malattia di piccole dimensioni nel fegato e nel retroperitoneo, con una risposta parziale in diversi noduli polmonari; a 6 mesi dalla progressione, la donna continua la terapia con pembrolizumab ed è attualmente asintomatica.

Questi risultati, secondo i ricercatori, sono tali che vale la pena valutare ulteriormente pembrolizumab in un gruppo più ampio di donne con carcinoma endometriale recidivato o persistente, con o senza deficit di riparazione dei mismatch, studio che è già stato pianificato da un gruppo cooperativo, ha riferito la Fader.

Alessandra Terzaghi

A.N. Fader, et al. Preliminary results of a phase II study: PD-1 blockade in mismatch repair–deficient, recurrent or persistent endometrial cancer. LBA 3. Presented at: Society of Gynecologic Oncology Annual Meeting on Women’s Cancer; March 19-22, 2016; San Diego.
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