Pembrolizumab promettente nel carcinoma esofageo avanzato

Il trattamento con l'anticorpo monoclonale anti-PD-1 pembrolizumab ha mostrato di possedere un'attivitą antitumorale duratura, con effetti collaterali gestibili, in pazienti con carcinoma esofageo avanzato PD-L1-positivi, altamente pretrattati, nello studio di fase IB risultati dello studio KEYNOTE-028 pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

Il trattamento con l'anticorpo monoclonale anti-PD-1 pembrolizumab ha mostrato di possedere un’attività antitumorale duratura, con effetti collaterali gestibili, in pazienti con carcinoma esofageo avanzato PD-L1-positivi, altamente pretrattati, nello studio di fase IB risultati dello studio KEYNOTE-028 pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

"Nel complesso, si è verificata una riduzione del tumore rispetto al basale nelle lesioni target in più della metà dei pazienti" scrivono gli autori, coordinati da Toshihiko Doi, del National Cancer Center East di Kashiwa, in Giappone.

KEYNOTE-028 è uno studio multicentrico internazionale in cui si è valutato pembrolizumab in pazienti con 20 diversi tipi di tumori solidi avanzati, PD-L1-positivi. Ai pazienti è stato somministrato pembrolizumab 10 mg/kg una volta ogni 2 settimane per un massimo di 2 anni o fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità intollerabile o alla decisione del paziente o dello sperimentatore di interrompere la terapia. Complessivamente, sono stati selezionati 83 pazienti con un carcinoma esofageo e con campioni in cui si poteva valutare l'espressione di PD-L1; di questi, 37 avevano tumori PD-L1-positivi e 23 sono stati arruolati nello studio.

L'età mediana dei pazienti era di 65 anni e la maggior parte (il 78%) presentava un’istologia a cellule squamose. Inoltre, la maggior parte dei pazienti (l’87%) aveva già fatto in precedenza due o più terapie per il tumore.

Al momento del cutoff dei dati, il follow-up mediano era di 7 mesi e il 39% dei pazienti aveva manifestato eventi avversi correlati al trattamento, i più comuni dei quali sono stati il calo dell'appetito, la diminuzione della conta dei linfociti, il rash generalizzato e l’eruzione cutanea. Nessun evento avverso di grado 4 o superiore e nessun decesso sono stati attribuiti a pembrolizumab.

La percentuale di risposta complessiva (ORR) è risultata del 30%, con una durata mediana della risposta di 15 mesi e le risposte, tutte parziali, si sono osservate in pazienti con adenocarcinoma e istologia a cellule squamose. Altri due pazienti hanno mostrato una stabilizzazione della malattia e i ricercatori non hanno trovato nessun pattern di risposta correlato al regime chemioterapico fatto in precedenza.

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è risultata di 1,8 mesi e la PFS a 6 mesi e a 12 mesi rispettivamente del 30% e 22%, mentre la sopravvivenza globale (OS) mediana è stata di 7 mesi.
"Pembrolizumab ha mostrato una promettente attività antitumorale preliminare e un profilo di sicurezza gestibile in questa popolazione di pazienti con carcinoma a cellule squamose o adenocarcinoma dell'esofago PD-L1-positivo, pesantemente pretrattati, arruolati nello studio KEYNOTE-028" scrivono i ricercatori, aggiungendo che “la valutazione di pembrolizumab per il trattamento del carcinoma esofageo è in corso".

T. Doi, et al. Safety and Antitumor Activity of the Anti–Programmed Death-1 Antibody Pembrolizumab in Patients With Advanced Esophageal Carcinoma. J Clin Oncol. 2017; doi:10.1200/JCO.2017.74.9846
leggi