Tramontano le speranze di Eli Lilly di poter richiedere l'indicazione per pemetrexed nel tumore della testa e del collo ricorrente o metastatico a cellule squamose (SCCHN). I dati di uno studio presentato al congresso ESMO non lasciano dubbi perché il farmaco non ha dimostrato un vantaggio significativo quando somministrato insieme a una chemioterapia a base di cisplatino rispetto alla sola chemioterapia  E' bene sottolineare quanto sia difficile da trattare questi tipo di tumore.

Lo studio, un trial di fase III, è stato condotto su 795 pazienti con tumore SCCHN. End point primario era dimostrare un vantaggio in termini di sopravvivenza globale. La sopravvivenza mediana del gruppo pemetrexed più cisplatino è stata pari a 7,3 mesi rispetto a 6,3 mesi dei controlli (p=0.082).
Non vi è stata differenza nemmeno nei punteggi di qualità di vita (p=0.200).

Dei 9 sottogruppi dello studio, predefiniti dal protocollo, due hanno dimostrato un vantaggio clinico di un qualche interesse.
L'analisi dei 690 pazienti con performance status ECOG di 0 o 1 (pazienti ancora in buona salute nonostante la malattia) quelli trattati con pemetrexed hanno avuto una sopravvivenza migliore (8,4 mesi vs. 6,7 p=0,026). Questi pazienti rappresentavano l'87% della popolazione totale.
Negativa invece la risposta clinica per i pazienti con performance status ECOG pari a 2 (3,5 mesi vs 3,3 p=0,243).

In un comunicato l'azienda di Indianapolis ha reso noto che non intende più perseguire il raggiungimento di questa indicazione. Il farmaco è attualmente indicato per la terapia del mesotelioma pleurico maligno non resecabile in combinazione con cisplatino e per il trattamento in monoterapia del carcinoma polmonare non a piccole cellule.