Ponatinib promettente per la leucemia mieloide cronica in fase cronica. #ASCO2018

Il trattamento con l'inibitore delle tirosin chinasi(TKI) di ultima generazione ponatinib ha portato a ottenere risposte durature e clinicamente significative in pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica che non avevano risposto ad altri trattamenti nello studio di fase 2 PACE, di cui sono stati pubblicati da poco i risultati a 5 anni sulla rivista Blood.

Il trattamento con l’inibitore delle tirosin chinasi(TKI) di ultima generazione ponatinib ha portato a ottenere risposte durature e clinicamente significative in pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica che non avevano risposto ad altri trattamenti nello studio di fase 2 PACE, di cui sono stati pubblicati da poco i risultati a 5 anni sulla rivista Blood.

"Lo studio PACE è tra gli studi più lunghi e più ampi su pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica trattati in precedenza con due o tre inibitori delle TKI e i risultati forniscono ai medici informazioni importanti aggiornate sui benefici clinici e il profilo di sicurezza di ponatinib” afferma Jorge Eduardo Cortes, dello University of Texas MD Anderson Cancer Center, in un comunicato stampa. "Questi risultati finali dello studio PACE dimostrano che ponatinib permette di ottenere risposte clinicamente significative e durature, indipendentemente dalla riduzione della dose, in questa popolazione di pazienti".

L'analisi ha coinvolto 449 pazienti con leucemia mieloide cronica o leucemia linfoblastica acuta positiva al cromosoma Philadelphia (Ph+) resistente o intollerante a nilotinib o dasatinib o portatori della mutazione BRC-ABL1T315l. Più del 90% del campione era stato trattato in precedenza con almeno due TKI.

I partecipanti sono stati trattati giornalmente con ponatinib a un dosaggio iniziale di 45 mg una volta al giorno.

Nel lavoro appena pubblicato, gli autori hanno analizzato 267 pazienti valutabili su 270 con leucemia mieloide cronica in fase cronica, con un follow-up mediano di 56,8 mesi.
Il 60% dei pazienti di questa popolazione ha ottenuto una risposta citogenetica maggiore, il 40% una risposta molecolare maggiore e il 24% una risposta molecolare.

Nella maggior parte dei pazienti (l’82%) che avevano raggiunto una risposta citogenetica maggiore a un anno si prevedeva un mantenimento della risposta fino a 5 anni, così come nella maggior parte dei pazienti (59%) che avevano raggiunto una risposta molecolare maggiore.

Nell'ottobre 2013, i ricercatori hanno implementato riduzioni del dosaggio per ridurre il rischio di eventi occlusivi arteriosi.
La stragrande maggioranza dei pazienti (oltre il 90%) che avevano raggiunto una risposta citogenetica maggiore o una risposta molecolare maggiore ha mostrato un mantenimento della risposta a 40 mesi anche dopo aver ridotto il dosaggio, anche con il dosaggio ridotto a 15 mg al giorno.

Gli eventi avversi gravi verificatisi nel 5% o più di questa popolazione sono stati la pancreatite (7%), la fibrillazione atriale (6%), la polmonite (6%) e l’angina pectoris (5%).
Eventi avversi gravi che si sono verificati nel 5% o più della popolazione complessiva sono stati la polmonite (7%) e la pancreatite (6%), mentre la fibrillazione atriale ha avuto un’incidenza del 4% e l'angina pectoris un’incidenza del 3%.

Gli eventi avversi più comuni di qualsiasi grado manifestatisi durante il trattamento tra i pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica sono risultati il rash (47%), il dolore addominale (46%), la trombocitopenia (46%), la cefalea (43%), la secchezza cutanea (42%) e la costipazione (41%).

I più comuni eventi avversi di grado 3 o 4 manifestatisi durante il trattamento in questi pazienti sono risultati la trombocitopenia (35%), la neutropenia (17%), l’ipertensione (14%), l’aumento delle lipasi (13%), il dolore addominale (10%) e l’anemia (10%).

L'incidenza degli eventi occlusivi arteriosi è aumentata nel tempo, riferiscono gli autori. Quasi un terzo dei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica (31%) e un quarto di quelli della popolazione complessiva (25%) hanno segnalato almeno un evento del genere.

"Questi risultati finali dello studio PACE supportano la possibilità che ponatinib sia un trattamento efficace per i pazienti con leucemia mieloide cronica già trattati con precedenti terapie" scrivono i ricercatori.
Inoltre, sottolineano Cortes e i colleghi, "la decisione di iniziare la terapia con ponatinib deve essere presa valutando attentamente il rapporto rischio-beneficio per ciascun paziente, specialmente quelli che potrebbero essere ad alto rischio di eventi occlusivi arteriosi".

J.E. Cortes, et al. Ponatinib efficacy and safety in Philadelphia chromosome-positive leukemia: final 5-year results of the phase 2 PACE trial. Blood. 2018; doi:10.1182/blood-2016-09-739086.
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Ponatinib promettente per la leucemia mieloide cronica in fase cronica
Il trattamento con l’inibitore delle tirosin chinasi(TKI) di ultima generazione ponatinib ha portato a ottenere risposte durature e clinicamente significative in pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica che non avevano risposto ad altri trattamenti nello studio di fase 2 PACE, di cui sono stati pubblicati da poco i risultati a 5 anni sulla rivista Blood.
"Lo studio PACE è tra gli studi più lunghi e più ampi su pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica trattati in precedenza con due o tre inibitori delle TKI e i risultati forniscono ai medici informazioni importanti aggiornate sui benefici clinici e il profilo di sicurezza di ponatinib” afferma Jorge Eduardo Cortes, dello University of Texas MD Anderson Cancer Center, in un comunicato stampa. "Questi risultati finali dello studio PACE dimostrano che ponatinib permette di ottenere risposte clinicamente significative e durature, indipendentemente dalla riduzione della dose, in questa popolazione di pazienti".
L'analisi ha coinvolto 449 pazienti con leucemia mieloide cronica o leucemia linfoblastica acuta positiva al cromosoma Philadelphia (Ph+) resistente o intollerante a nilotinib o dasatinib o portatori della mutazione BRC-ABL1T315l. Più del 90% del campione era stato trattato in precedenza con almeno due TKI.
I partecipanti sono stati trattati giornalmente con ponatinib a un dosaggio iniziale di 45 mg una volta al giorno.
Nel lavoro appena pubblicato, gli autori hanno analizzato 267 pazienti valutabili su 270 con leucemia mieloide cronica in fase cronica, con un follow-up mediano di 56,8 mesi.
Il 60% dei pazienti di questa popolazione ha ottenuto una risposta citogenetica maggiore, il 40% una risposta molecolare maggiore e il 24% una risposta molecolare.
Nella maggior parte dei pazienti (l’82%) che avevano raggiunto una risposta citogenetica maggiore a un anno si prevedeva un mantenimento della risposta fino a 5 anni, così come nella maggior parte dei pazienti (59%) che avevano raggiunto una risposta molecolare maggiore.
Nell'ottobre 2013, i ricercatori hanno implementato riduzioni del dosaggio per ridurre il rischio di eventi occlusivi arteriosi.
La stragrande maggioranza dei pazienti (oltre il 90%) che avevano raggiunto una risposta citogenetica maggiore o una risposta molecolare maggiore ha mostrato un mantenimento della risposta a 40 mesi anche dopo aver ridotto il dosaggio, anche con il dosaggio ridotto a 15 mg al giorno.
Gli eventi avversi gravi verificatisi nel 5% o più di questa popolazione sono stati la pancreatite (7%), la fibrillazione atriale (6%), la polmonite (6%) e l’angina pectoris (5%).
Eventi avversi gravi che si sono verificati nel 5% o più della popolazione complessiva sono stati la polmonite (7%) e la pancreatite (6%), mentre la fibrillazione atriale ha avuto un’incidenza del 4% e l'angina pectoris un’incidenza del 3%.
Gli eventi avversi più comuni di qualsiasi grado manifestatisi durante il trattamento tra i pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica sono risultati il rash (47%), il dolore addominale (46%), la trombocitopenia (46%), la cefalea (43%), la secchezza cutanea (42%) e la costipazione (41%).
I più comuni eventi avversi di grado 3 o 4 manifestatisi durante il trattamento in questi pazienti sono risultati la trombocitopenia (35%), la neutropenia (17%), l’ipertensione (14%), l’aumento delle lipasi (13%), il dolore addominale (10%) e l’anemia (10%).
L'incidenza degli eventi occlusivi arteriosi è aumentata nel tempo, riferiscono gli autori. Quasi un terzo dei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica (31%) e un quarto di quelli della popolazione complessiva (25%) hanno segnalato almeno un evento del genere.
"Questi risultati finali dello studio PACE supportano la possibilità che ponatinib sia un trattamento efficace per i pazienti con leucemia mieloide cronica già trattati con precedenti terapie" scrivono i ricercatori.
Inoltre, sottolineano Cortes e i colleghi, "la decisione di iniziare la terapia con ponatinib deve essere presa valutando attentamente il rapporto rischio-beneficio per ciascun paziente, specialmente quelli che potrebbero essere ad alto rischio di eventi occlusivi arteriosi".
J.E. Cortes, et al. Ponatinib efficacy and safety in Philadelphia chromosome-positive leukemia: final 5-year results of the phase 2 PACE trial. Blood. 2018; doi:10.1182/blood-2016-09-739086.
http://www.bloodjournal.org/content/early/2018/03/21/blood-2016-09-739086?sso-checked=true