Secondo uno studio caso-controllo effettuato a Taiwan sull'intero territorio nazionale, e i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Hypertension, gli ACE-inibitori potenziano l'effetto antitumorale degli inibitori della cicloossigenasi (COX-inibitori) sul cancro mammario.


I ricercatori - coordinati da Hsiu-Hao Lee, dell'Università Nazionale di Taiwan, a Taipei – hanno analizzato i dati relativi a 16.847 pazienti affette da carcinoma della mammella (con diagnosi posta tra il 1° gennaio 2002 e il 31 dicembre 2008) e 50.451 soggetti corrispondenti per caratteristiche, effettuando un confronto tra l'esposizione prolungata agli ACE-inibitori e ai COX-inibitori. I dati sono stati tratti dal Taiwan National Health Insurance Research Database.


È risultato che il rischio di sviluppare un cancro del seno tra le pazienti che assumevano sia acido acetilsalicicilico (Asa) sia un ACE-inibitore diminuiva con l'aumentare della dose di quest'ultimo.


In particolare, tra le pazienti che avevano ricevuto una quota cumulativa di dosi giornaliere definite (cDDDs) di Asa compresa tra 28 e 364, il rischio relativo (odds ratio, OR) si è attestato a 0.97, 0.91 e 0.79 per le donne con quote di cDDDs di ACE-inibitori comprese tra 0 e 27, tra 28 e 364 o superiore a 365, rispettivamente. Nelle pazienti in trattamento con più di 365 cDDDs di Asa, con l'aumentare della dose dell'ACE-inibitore l'OR corretto è risultato pari a 0.91, 0.81 e 0.81.


Le donne che, insieme all'ACE-inibitore, assumevano  FANS diversi dall'Asa hanno ottenuto analoghi risultati. Tra le pazienti in trattamento con quote di cDDDs di FANS comprese tra 28 e 364, l'OR corretto, in relazione al crescere degli ACE-inibitori, è risultato di 0.85, 0.87 e 0.80, valore che si è attestato, rispettivamente, a 0.68, 0.61 e 0.60 nelle donne che ricevevano una quota di FANS superiore a 365 cDDDs.


In conclusione, affermano gli autori "le pazienti in terapia con una combinazione di COX-inibitori e ACE-inibitori hanno una minore incidenza di cancro della mammella". Un dato rilevante, considerando che "questi farmaci sono prescritti a milioni di pazienti ogni anno". I risultati, dunque "sono potenzialmente importanti ai fini della prevenzione del tumore del seno, ottenuta tramite l'impiego di molecole che vengono assunte per altre indicazioni".


Circa le ipotesi sui meccanismi d'azione, gli autori ricordano che gli ACE-inibitori, riducendo la conversione dell'angiotensina-I in angiotensina-II (Ang-II), diminuiscono la sintesi di quest'ultima sostanza che svolge non solo la nota azione vasocostrittrice alla base dell'effetto antipertensivo, ma ricopre anche un ruolo centrale nello sviluppo tumorale attraverso lo stimolo della neovascolarizzazione e della proliferazione cellulare.


L'Ang-II, infatti, favorisce l'angiogenesi inducendo la produzione del VEGF (fattore di crescita dell'endotelio vascolare) e agisce su numerosi recettori per l'angiotensina presenti nell'epitelio dei dotti galattofori, contribuendo alla fenotipizzazione funzionale delle cellule cancerose. 


L'uso dei soli ACE-inibitori, però, non è associato in modo statisticamente significativo con il cancro mammario; sembra piuttosto potenziare i comprovati effetti antiproliferativi di Asa e FANS sul tumore del seno.


L'efficacia della combinazione risiederebbe, secondo i ricercatori, nella via di segnalazione PI3/Akt, presente in molti tipi di cancro mammario e spesso causa di chemioresistenza. "Le prostaglandine e l'Ang-II condividono questa via" spiegano. "Pertanto i COX-inibitori e gli ACE-inibitori potrebbero agire sulla via PI3/Akt, la cui inibizione a sua volta spiegherebbe l'effetto sul carcinoma della mammella che risulta dai nostri dati".


Lee HH, et al. “Angiotensin-converting enzyme inhibitors enhance the effect of cyclooxygenase inhibitors on breast cancer: a nationwide case-control study”. J Hypertens, 2012; 30(12):2432-2439
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Arturo Zenorini