Prexasertib promette bene contro il carcinoma ovarico sieroso di alto grado

L'inibitore delle chinasi del checkpoint del ciclo cellulare 1 e 2 prexasertib ha mostrato un'attivitā clinica promettente ed č risultato ragionevolmente ben tollerato in uno studio di fase II su donne con un carcinoma ovarico sieroso di alto grado e con BRCA wild-type, pesantemente pretrattate. Il lavoro č stato pubblicato da poco su The Lancet Oncology.

L’inibitore delle chinasi del checkpoint del ciclo cellulare 1 e 2 prexasertib ha mostrato un'attività clinica promettente ed è risultato ragionevolmente ben tollerato in uno studio di fase II su donne con un carcinoma ovarico sieroso di alto grado e con BRCA wild-type, pesantemente pretrattate. Il lavoro è stato pubblicato da poco su The Lancet Oncology.

"Il carcinoma ovarico sieroso di alto grado è la neoplasia ginecologica più letale negli Stati Uniti" scrivono gli autori dello studio, guidati da Jung-Min Lee, del National Cancer Institute di Bethesda, nel Maryland. Questa neoplasia è caratterizzata da mutazioni di TP53, difetti di riparazione del DNA e instabilità genetica e i ricercatori hanno ipotizzato che prexasertib, il cui target sono le chinasi 1 e 2 del checkpoint del ciclo cellulare, potrebbe essere attivo in questo setting.

Lo studio di Lee e gli altri ricercatori è un trial monocentrico di fase II, in aperto, che ha coinvolto 28 donne con un'età mediana di 64 anni. Di queste, tutte hanno ricevuto almeno una dose di prexasertib, ma solo in 24 di esse si è potuta valutare l'efficacia del trattamento. Le partecipanti avevano fatto una mediana di cinque precedenti terapie sistemiche e il 75% era resistente al platino.

Nelle 24 pazienti valutabili, la durata mediana del trattamento è stata di 7,4 mesi; otto (il 33%) hanno mostrato una risposta parziale; in coloro che hanno risposto al farmaco, la durata mediana del trattamento è stata di 11,4 mesi e tre partecipanti erano ancora in trattamento con prexasertib al momento del cutoff dei dati. Sei (il 32%) delle 19 pazienti con malattia resistente o refrattaria al platino hanno ottenuto risposte parziali e cinque (il 26%) una stabilizzazione della malattia per almeno 6 mesi, con un tasso di beneficio clinico in questo gruppo pari al 58%.

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana nelle 24 pazienti in cui si è valutata l'efficacia è stata di 7,4 mesi. Complessivamente, 19 pazienti (il 79%) hanno mostrato una progressione della malattia e una è deceduta a causa della progressione.

Tutte le pazienti trattate con prexasertib hanno manifestato almeno un evento avverso di qualsiasi grado durante il trattamento. Gli eventi avversi più comuni di grado 3 o 4 manifestatisi durante il trattamento sono stati neutropenia (93%), riduzione della conta dei globuli bianchi (82%), trombocitopenia (25%) e anemia (11%). Due pazienti hanno dovuto ridurre il dosaggio del farmaco, una a causa di una neutropenia ricorrente di grado 4 e l’altra per via di un’anemia ricorrente di grado 3. I due eventi avversi gravi correlati al trattamento sono stati entrambi casi di neutropenia febbrile di grado 3.

Attualmente è in corso uno studio separato di fase II su prexasertib nel quale si stanno ora arruolando pazienti con carcinoma ovarico sieroso di alto grado recidivato e con mutazioni di BRCA. "L'incoraggiante attività antitumorale che abbiamo osservato in pazienti con carcinoma ovarico sieroso resistente o refrattario al platino è garanzia di un ulteriore sviluppo in uno studio randomizzato che comprende la valutazione degli outcome riferiti dalle pazienti" concludono gli autori.

J-M. Lee, et al. Prexasertib, a cell cycle checkpoint kinase 1 and 2 inhibitor, in BRCA wild-type recurrent high-grade serous ovarian cancer: a first-in-class proof-of-concept phase 2 study. The Lancet Oncol. 2017; http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(18)30009-3.
leggi