Un nuovo radiopeptide estremamente potente, chiamato 213Bi-DOTATOC, si è dimostrato efficace nel colpire i tumori neuroendocrini e indurre la remissione delle metastasi, senza effetti avversi gravi, in uno studio preliminare presentato al congresso annuale della Society for Nuclear Medicine (SMN) a San Antonio, in Texas.
DOTATOC, un radiofarmaco che mima l’azione della somatostatina, marcato con diversi radionuclidi, è studiato da oltre un decennio presso l’ospedale universitario di Heidelberg, da cui proviene il gruppo autore del lavoro presentato al congresso della SMN. L’ultima novità della ricerca in questo ambito è l’impiego dell’alfa-emittente bismuto-123 (Bi-123).

Le radioterapie metaboliche per il trattamento dei tumori neuroendocrini comunemente fanno uso di analoghi della somatostatina marcati con beta-emittenti come 90Y/177Lu-DOTATOC. Spesso, tuttavia, i pazienti diventano resistenti al trattamento.
Gli autori dello studio hanno perciò deciso di provare il Bi-123 in casi difficili da trattare, in virtù del suo effetto a breve raggio ed ad alta energia una volta iniettato. Dato che questa terapia è però gravata da una citotossicità estremamente elevata, i ricercatori hanno posto particolare attenzione alla ricerca del dosaggio più appropriato.

Per fare ciò, gli autori tedeschi hanno trattato con 213Bi-DOTATOC 10 pazienti con metastasi epatiche neuroendocrine che non avevano risposto a una terapia precedente con 90Y-/177Lu-DOTATOC. Hanno così visto che la minima dose efficace per ottenere una remissione parziale (cioè una riduzione di oltre il 30% del diametro del tumore) è 1 GBq di 213Bi-DOTATOC e, fatto importante, non hanno osservato tossicità acute renale, endocrina o ematologica di grado superiore a 0/1 nei primi passaggi di incremento del dosaggio (attività cumulativa ≤ 2,5 GBq; ≤ 1,5 GBq per ciclo).

Il breve follow-up ha evidenziato una perfusione ridotta del tumore in sette pazienti su 9, mentre si attendono ancora i dati sulla risposta morfologica a lungo termine.
Il primo autore del lavoro, Clemens Kratochwil, ha spiegato che lo studio sta proseguendo, che finora non si è ancora raggiunta la massima dose tollerabile e che si sta perciò continuando l’escalation del dosaggio. Il ricercatore ha poi aggiunto che via via che lo sperimentazione è andata avanti, il numero di soggetti arruolati che hanno tollerato la terapia è aumentato.

“Dato che il trattamento è stato ben tollerato dai primi pazienti e ha mostrato un’attività antitumorale promettente” ha spiegato il ricercatore “ abbiamo deciso di continuare e ad oggi sono stati coinvolti 14 pazienti”. Nessuno di essi ad oggi ha abbandonato la terapia o è deceduto.
Considerando la notevole citotossicità della cura, i risultati ottenuti finora sono incoraggianti, anche se – ha sottolineato Kratochwil – preliminari. Potrebbero esserci rischi seri e pertanto il trattamento per adesso è preso in considerazione solo per i casi in stadio avanzato.

Seppur piacevolmente sorpresi dalla bassa tossicità acuta e dalla risposta relativamente buona, Kratochwil e i suoi collaboratori non escludono che possa manifestarsi una tossicità cronica tardiva e, teoricamente, dopo l’esposizione alle radiazione potrebbe esserci il rischio di un tumore secondario. “È per questo” ha detto Kratochwil “che i pazienti in fase iniziale non dovrebbero essere sottoposti alla terapia, almeno finche non si avranno maggiori informazioni”. Uno dei prossimi obiettivi dello studio è proprio la valutazione della tossicità tardiva.

Il radiofarmaco usato in questo studio colpisce solo i tumori neuroendocrini, che sono relativamente rari. Se questa terapia dovesse dimostrarsi efficace, se ne potrebbero sviluppare altri disegnati in modo da trasportare alfa-emittenti all’interno delle cellule di altri tipi di tumori più frequenti, come quello alla prostata.
Kratochwil ha aggiunto anche che attualmente il Bi-123 è disponibile solo in piccole quantità; tuttavia, se la sua efficacia dovesse essere dimostrata definitivamente, il radionuclide potrebbe essere prodotto con maggiore regolarità.

C. Kratochwil, et al. Regional 213Bi-DOTATOC peptide receptor alpha-therapy in patients with neuroendocrine liver metastases refractory to beta-radiation. Society for Nuclear Medicine (SNM) 2011 Annual Meeting. Abstract 29. Presentato il 5 giugno 2011.
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