Uno studio fase I/II appena pubblicato sul Journal of Nuclear Medicinemostra che una radioimmunoterapia con 177Lu e l’anticorpo rituximab anticorpo anti-CD20 assieme con il chelante DOTA è una terapia sicura e fattibile per il trattamento del linfoma follicolare recidivato, del linfoma a cellule del mantello o di altri linfomi indolenti recidivati

La radioimmunoterapia, spiegano gli autori nell’introduzione, combina meccanismi biologici e radiolitici per distruggere le cellule tumorali. I ricercatori, guidati da Flavio Forrer, dell’Ospedale universitario di Basilea, hanno valutato l'uso del 177Lu perché ha "un range di penetrazione tissutale relativamente breve" e può causare meno danni ai tessuti circostanti di altre opzioni.

Lo studio, che ha coinvolto 31 pazienti, aveva l’obiettivo di determinare la dose massima tollerata e di valutare la risposta clinica ottenibile con 177Lu-DOTA-rituximab.

Dei 31 pazienti, 13 avevano un linfoma follicolare,uno un linfoma follicolare trasformato in linfoma diffuso a grandi cellule B, 14 un linfoma a cellule del mantello e due un linfoma della zona marginale. Il tempo mediano intercorso tra la diagnosi della malattia è l’inizio della radioimmunoterapia è stato di 49 mesi e tutti i partecipanti erano già stati pesantemente pretrattati, con una mediana di tre regimi chemioterapici precedenti.

La dose massima tollerata è risultata di 1.665 MBq per metro quadrato di superficie corporea. Le tossicità ematologiche sono state le più comuni, e tra queste c’è stata una  neutropenia di grado 3 e 4 in sette pazienti (23%). Le tossicità dose limitanti sono state la leucopenia e la piastrinopenia, mentre le tossicità non ematologiche sono state minime.

Al momento dell'analisi, 11 pazienti erano ancora vivi e otto erano liberi da malattia. La risposta tumorale ha potuto essere valutata in 29 dei 31 pazienti, e si è osservata una qualche risposta in 15 dei 29 pazienti (il 52%). Sei (il 21%) hanno avuto una risposta completa e nove (31%) una risposta parziale. Le risposte sono state di gran lunga più comuni tra i pazienti con linfoma follicolare (9 pazienti su 11, l’82%) che in quelli con linfoma a cellule del mantello (3 pazienti su 14, il 21%). Dei 13 pazienti con un linfoma follicolare, otto erano ancora vivi al momento dell’analisi, dopo una mediana di 84 mesi.

"177Lu-DOTA-rituximab è sembrato avere un'attività sorprendente nel linfoma follicolare",scrivono gli autori, osservando che questo regime radioimmunoterapico presenta meno rischi legati alle radiazioni per i familiari e il personale medico di altri, come ad esempio 131I-rituximab.

"Ulteriori test su 177Lu-DOTA-rituximab dovrebbero concentrarsi sui indolenti linfomi a cellule B, sia come terapia singolo (per esempio, per i pazienti anziani e fragili) sia in combinazione con immunochemioterapia (per esempio, per il consolidamento)” agiungono gli autori. “Un'ulteriore escalation della dose, nonostante un probabile aumento della tossicità ematologica, potrebbe essere tollerabile specie, impiegando questa radioterapia nel setting del trapianto per i linfomi a cellule B trapianto o ad alto rischio o recidivati".

F. Forrer, et al. Radioimmunotherapy with 177Lu-DOTA-Rituximab: Final Results of a Phase I/II Study in 31 Patients with Relapsing Follicular, Mantle Cell, and Other Indolent B-Cell Lymphomas. J Nucl Med 2013;54(7):1045-52. Doi: 10.2967/jnumed.112.115170
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