In un piccolo studio clinico presentato qualche giorno fa all’American Association for Cancer Research Pancreatic Cancer Conference a Lake Tahoe (nel Nevada) quattro pazienti con carcinoma pancreatico non resecabile hanno potuto essere operati con successo dopo un trattamento con un regime chemioterapico a tre farmaci. Un quinto paziente il cui stato di resecabilità prima delle chemioradioterapia era incerto, ha potuto anch’esso sottoporsi alla chirurgia riportando margini negativi.

I cinque pazienti facevano parte di un gruppo di 17 con tumore al pancreas localmente avanzato inoperabile, non metastatico, trattati con capecitabina, bevacizumab ed erlotinib, in combinazione con una radioterapia concomitante.

La sopravvivenza mediana è stata di 19,4 mesi e ha raggiunto i 23 mesi tra i pazienti trattati con le dosi più alte della combinazione di tre farmaci.

I risultati sono stati definiti nel complesso molto promettenti dall’autore che ha presentato lo studio al congresso, Cristopher Crane, dello University of Texas MD Anderson Cancer Center di Houston. "Non abbiamo molti pazienti inizialmente giudicati non resecabili che successivamente possono poi essere sottoposti all’intervento chirurgico" ha affermato Crane.

I pazienti affetti da carcinoma pancreatico non resecabile hanno una prognosi particolarmente sfavorevole. Fino a poco tempo, le opzioni terapeutiche per questi pazienti si limitavano alla chemioterapia convenzionale, con o senza radioterapia.

Alcuni studi clinici e preclinici hanno dimostrato che gli inibitori del recettore del fattore di crescita epidermico, come erlotinib, e del fattore di crescita endoteliale vascolare, come bevacizumab, hanno proprietà radiosensibilizzanti.

Quest’evidenza ha fornito il razionale per una valutazione di questi farmaci all’interno di regimi chemioradioterapici e per valutare la potenzialità terapeutica dell’utilizzo di farmaci che hanno come bersaglio diversi pathway coinvolti nello sviluppo tumorale.

Nello studio presentato d Crane, tutti i pazienti hanno ricevuto una dose totale 50,4 Gy di radiazioni somministrata in 28 frazioni, in concomitanza con la chemioterapia a dosi crescenti.

Dei cinque pazienti sottoposti all’intervento chirurgico dopo la chemioradioterapia, quattro erano stati trattati con i due dosaggi più elevati. Gli 11 pazienti trattati con qui dosaggi hanno avuto una sopravvivenza mediana di 24 mesi.

Tre dei cinque pazienti sottoposti a resezione hanno avuto risposte patologiche definite “eccellenti", consistenti in una risposta completa, una con un residuo tumorale del 5% e una con un residuo del 20%. La sopravvivenza di questi tre pazienti, senza una recidiva locale o a distanza, è stata di 13, 21 e 22 mesi, rispettivamente.

Lo studio, ha riferito Crane, continuerà utlizzando il seguente schema posologico: bevacizumab 5 mg/kg ogni 2 settimane, erlotinib 150 mg/die e capecitabina 825 mg/m2.

Poiché i pazienti con tumore al pancreas resecabile hanno i risultati migliori, Crane ha detto che il focus della valutazione clinica di questo regime rimarrà sui pazienti con malattia non resecabile.

"Nei pazienti con un tumore resecabile, i nostri risultati con la chirurgia e la radioterapia sono abbastanza buoni" ha detto Crane. "L’impiego della radioterapia nella malattia resecabile è controverso e molti si limitano al l'intervento chirurgico. Tuttavia, nei pazienti con malattia localmente avanzata, ben un terzo dei pazienti muore a causa della malattia locale, per cui pensiamo che ci siano buoni motivi per ricorrere alla radioterapia al fine di rendere il trattamento più efficace”.

Il passo successivo nella valutazione, ha aggiunto l’autore, sarà quello di studiare campioni di tessuto alla ricerca di potenziali biomarker per identificare i pazienti con maggiori probabilità di trarre beneficio dal trattamento chemioradioterapico. Tuttavia, prima di contemplare un trial più ampio, ha avvertito Crane, è necessario anche un piccolo studio randomizzato per confermare questi risultati.

H.D. Skinner, et al Phase I trial of radiotherapy with concurrent bevacizumab, erlotinib, and capecitabine for locally advanced pancreatic cancer (LAPC). PCC 2012.