Registro TERAVOLT: chemioterapia entro 3 mesi dalla diagnosi di Covid-19 aumenta il rischio di morte nei pazienti con tumori toracici. #ASCO2020

Oncologia-Ematologia

Nei pazienti con carcinoma polmonare o altri tumori toracici e con una diagnosi di COVID-19 (CoronaVirus Disease-19), l'uso precedente della chemioterapia, da sola o in combinazione con altri trattamenti, è associato a un aumento del rischio di decesso. Il dato emerge da un'analisi aggiornata del registro internazionale TERAVOLT (Thoracic cancERs international coVid 19 cOLlaboraTion), presentata al meeting virtuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Nei pazienti con carcinoma polmonare o altri tumori toracici e con una diagnosi di COVID-19 (CoronaVirus Disease-19), l'uso precedente della chemioterapia, da sola o in combinazione con altri trattamenti, è associato a un aumento del rischio di decesso. Il dato emerge da un'analisi aggiornata del registro internazionale TERAVOLT (Thoracic cancERs international coVid 19 cOLlaboraTion), presentata al meeting virtuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

I dati portati al congresso americano sono i più recenti disponibili e si riferiscono a 400 pazienti con tumori toracici e con diagnosi di COVID-19, la malattia provocata dall’infezione da nuovo coronvirus, il SARS-CoV-2.

Nell’analisi, solo i pazienti trattati con la chemioterapia (da sola o in combinazione con altre terapie), entro 3 mesi dalla diagnosi di COVID-19 hanno mostrato un rischio significativamente superiore (64%) di morire a causa del virus, rispetto ai pazienti che non avevano ricevuto la chemioterapia. Su 144 pazienti deceduti, il 79,4% (112 pazienti) è morto a causa della COVID-19, il 10,6% (15 pazienti) per il tumore.

I pazienti con neoplasie toraciche, che comprendono carcinoma polmonare, mesotelioma, neoplasie timiche e tumori carcinoidi, sono considerati ad alto rischio, data la frequente compresenza di svariati fattori come l’età avanzata, il fumo, la bronchite cronica, comorbidità cardiovascolari preesistenti, varie altre comorbidità e danni polmonari preesistenti.

Il registro TERAVOLT
Per capire quale sia l’impatto effettivo della COVID-19 sui pazienti con neoplasie toraciche che hanno contratto l’infezione e raccogliere informazioni sulle caratteristiche e sugli outcome di questi soggetti, Marina Garassino, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco-Polmonare presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, e altri esperti del settore hanno dato il via al registro TERAVOLT, al quale hanno aderito finora più di 150 istituzioni in molti Paesi di ogni continente, con il supporto di diverse società scientifiche.

Obiettivo ultimo di questo consorzio è quello di produrre dati che forniscano agli oncologi orientamenti e indicazioni sulla gestione dei pazienti con neoplasie toraciche e COVID-19, cercando, al contempo, di comprendere meglio i fattori di rischio di morbilità e mortalità associati all’infezione da nuovo coronavirus in questi soggetti.

Uso precedente di steroidi e anticoagulanti
L’analisi presentata all’ASCO ha evidenziato un’associazione fra trattamento con anticoagulanti e corticosteroidi, prima della diagnosi di COVID-19, e aumento del rischio di morte. In precedenza, erano state già state sollevate preoccupazioni circa il rischio di sviluppare una grave infezione da SARS-CoV-2 tra i pazienti in trattamento con corticosteroidi per una malattia cronica.

In particolare, nei pazienti con tumori toracici, un trattamento con corticosteroidi prima della diagnosi di COVID-19 è risultato associato a un aumento di 1,5 volte del rischio di decesso rispetto al non trattamento con questi farmaci, dopo aver controllato tutta una serie di altri fattori.

Anche i risultati relativi al trattamento precedente con anticoagulanti sono di interesse, visti i dati pubblicati riguardanti la presenza di microtrombi nei pazienti con COVID-19; dati che hanno spinto alcuni medici a raccomandare la profilassi anticoagulante in tutti i pazienti con questa malattia. Tuttavia, quando sono stati elaborati i dati presentati all’ASCO c'erano troppo pochi pazienti per l' analisi multivariata e sono necessari ulteriori dati per capire come il nuovo coronavirus influisca sulla coagulazione nei pazienti affetti da una neoplasia toracica.

L’effetto della terapia anti-COVID-19
Il tipo di trattamento somministrato specificamente per contrastare l’infezione da nuovo coronavirus non sembra influire sul rischio di morte dei pazienti con tumori toracici. Le percentuali dei pazienti che avevano ricevuto anticoagulanti, antibiotici, antivirali, antifungini, corticosteroidi, anti IL-6 e idrossiclorochina erano uguali, o simili, nei soggetti guariti dall’infezione e in quelli deceduti. Ad esempio, il 27% dei pazienti guariti aveva fatto uso di antibiotici, così come il 27% dei pazienti deceduti, per gli anticoagulanti le percentuali sono risultate rispettivamente del 24% e 23%, per gli steroidi del 10% e 16%, e per l'idrossiclorochina del 23% e 19%, per i pazienti guariti e per quelli deceduti.

Risultati dei primi 200 pazienti presentati al congresso AACR
Nel mese di aprile, al congresso dell’American Association for Cancer Research (AACR), Marina Garassino ha presentato i risultati relativi ai primi 200 casi, raccolti in 8 Paesi.

L'età mediana del campione analizzato è risultata di 68 anni e poco meno di un terzo dei pazienti (il 29,5%) era di sesso femminile. L'istologia più comune era il carcinoma polmonare non a piccole cellule (75,5% dei casi), seguito dal carcinoma polmonare a piccole cellule o microcitoma (14,5%); inoltre, la stragrande maggioranza dei pazienti (73,5%) presentava una malattia metastatica (stadio IV).

Complessivamente, al momento dell’inserimento nel registro il 73,5% dei pazienti era sottoposto a una terapia sistemica; il 19% era in trattamento con inibitori delle tirosin chinasi (TKI), il 32,7% faceva la chemioterapia e il 23,1% l’immunoterapia, mentre il 13,6% era trattato con una combinazione di chemioterapia e immunoterapia.

Sorvegliata speciale era l’immunoterapia
È ormai assodato che in alcuni pazienti con forme gravi di infezione da nuovo coronavirus si ha una reazione abnorme del sistema immunitario che porta alla cosiddetta ‘tempesta di citochine’, una complicanza molto grave che può portare al decesso. C’era dunque il timore che l’immunoterapia, in virtù della sua azione sui delicati equilibri del sistema immunitario, potesse non essere del tutto sicura in questi soggetti.

«In realtà abbiamo visto che nessuno dei tre pilastri del trattamento medico del tumore del polmone – chemioterapia, farmaci a bersaglio molecolare, cioè i TKI, e, appunto, l’immunoterapia – comporta un rischio maggiore rispetto a un altro di infezione grave da nuovo coronavirus o di decesso » aveva spiegato Garassino.

«Nei nostri pazienti trattati con l’immunoterapia non abbiamo osservato finora tempeste citochiniche: Da questo punto di vista, quindi, i dati sono rassicuranti e pensiamo che chi sta facendo questo trattamento lo possa continuare con tranquillità» aveva aggiunto l’oncologa.

Anche il tipo di tumore non ha mostrato di influire sulla sopravvivenza.

Alla maggioranza dei ricoverati negato l’accesso alla terapia intensiva

Non altrettanto confortanti sono stati i numeri sulle ospedalizzazioni e sui decessi. Il 76% dei pazienti è stato ricoverato in ospedale e la mortalità è risultata del 34,6%. «Una percentuale elevata, simile se non addirittura superiore a quella riportata dai cinesi» aveva spiegato Garassino.

Ma il dato più allarmante è che alla stragrande maggioranza dei ricoverati non è stata offerta la terapia intensiva. «Solo cinque pazienti che hanno sviluppato un quadro acuto sono stati portati in rianimazione, vuoi per mancanza di posti letto vuoi per politiche istituzionali» aveva riferito l’oncologa.

Prossimi passi
Il registro TERAVOLT è ancora aperto e prosegue la sua raccolta dati. I risultati del registro continueranno a fornire informazioni sulla gestione dei tumori toracici e dell’infezione da SARS-CoV-2 nei pazienti con entrambe le malattie.

Horn, et al. Thoracic Cancers International COVID-19 Collaboration (TERAVOLT): Impact of type of cancer therapy and COVID therapy on survival. J Clin Oncol 38: (suppl; abstr LBA111)
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