Con il biologico rituximab si ottiene una risposta terapeutica che dura almeno 5 anni in circa un quarto dei pazienti affetti porpora trombocitopenica autoimmune (idiopatica) cronica (PTA), caratterizzata da una bassa conta piastrinica e quindi un elevato rischio emorragico. È questa la conclusione di uno studio internazionale appena pubblicato online su Blood, organo ufficiale dell’American Society of Hematology (ASH). Il lavoro è il primo a fornire i dati di outcome a lungo termine dei pazienti con PTA cronica trattati con rituximab.

Le opzioni terapeutiche comunemente utilizzate per aumentare la conta piastrinica nella maggior parte dei pazienti con PTA comprendono il trattamento con corticosteroidi, la splenectomia, al fine di fermare la distruzione autoimmune delle piastrine contenute nell’organo e il trattamento con i nuovi farmaci trombopoietinomimetici, per stimolare la produzione di piastrine. Questi trattamenti funzionano in molti pazienti, ma tutti sono gravati da effetti collaterali: i corticosteroidi sono associati a perdita ossea, cataratta e altri gravi episodi di tossicità con l'uso a lungo termine; la splenectomia può aumentare il rischio di infezioni e i trombopoietinomimetici possono portare alla formazione di coaguli, al di là del fatto che la risposta a lungo termine a questi agenti non è ancora ben studiata. Inoltre, alcuni pazienti con PTA rispondono in modo insufficiente al trattamento o dopo un po’ smettono di rispondere.

Più di 10 anni fa, i ricercatori hanno identificato rituximab come trattamento alternativo per i pazienti con PTA cronica, già trattati in prima battuta senza successo con un’altra opzione. Rituximab agisce in modo specificato sui linfociiti B legandosi alla proteina CD20 con una bassa tossicità e un minor rischio di infezione rispetto agli altri trattamenti.

Studi precedenti hanno mostrato che il trattamento con rituximab ha portato a una normalizzazione della conta piastrinica che è durata più di un anno in alcuni pazienti con PTA cronica. Finora, però, non erano disponibili dati a lungo termine e si sapeva poco sulla sicurezza e la durata nel tempo dell’effetto del trattamento.

Per colmare questa lacuna, un gruppo di ricercatori guidato da Vivek L. Patel, del Weill Cornell Medical College di New York ha passato in rassegna 18 studi clinici pubblicati che avevano valutato il trattamento con rituximab in bambini e adulti affetti da PTA e hanno calcolato i tassi iniziali di risposta e quella a un anno di 138 pazienti trattati nel periodo 2000-2007 in sette centri situati negli Stati Uniti e in Europa. Nell’analisi degli outcome a lungo termine sono stati inclusi, invece, 72 adulti che mostravano ancora una risposta un anno dopo il primo trattamento e 66 bambini con una risposta parziale o completa di qualunque durata.

Gli autori hanno calcolato tassi di risposta a 5 anni del 26% per i bambini e del 21% per gli adulti. Inoltre, analizzando la relazione tra altre variabili cliniche e la risposta al rituximab, non hanno trovato alcuna  differenza negli outcome stimati a 5 anni nei pazienti (sia bambini sia adulti) già sottoposti a una splenectomia rispetto a quelli con l’organo conservato; nemmeno l’età, il sesso, la durata della malattia e la risposta al trattamento precedente sono risultati predittivi della durata della risposta a rituximab.

Inoltre non sono emerse tossicità nuove o sostanziali a lungo termine associate al trattamento con l’anticorpo monoclonale.

Risultati, dunque, decisamente incoraggianti per i pazienti con PTA e i loro medici che ora hanno dati a lungo termine più consistenti per decidere se e quando fare il trattamento con il biologico.

"Il nostro prossimo passo” ha detto l’autore senior del lavoro James B. Bussel, anch’egli del Weill Cornell Medical College, “è cercare di aumentare l'effetto di rituximab combinandolo con desametasone, uno steroide di comune impiego nel trattamento della PTA, per valutarne il beneficio se aggiunto a strategie terapeutiche ben note".

V.L. Patel, et al. Outcome at 5 years following response to rituximab therapy in children and adults with immune thrombocytopenia (ITP). Blood 2012; doi:10.1182/blood-2011-11-393975.
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