Il trattamento in monoterapia con romidepsina è in grado di indurre una risposta completa, a fronte di una tossicità accettabile, in circa un quarto dei pazienti con linfoma a cellule T periferiche (PTCL) recidivato o refrattario al trattamento. A evidenziarlo è uno studio di fase II, in aperto, pubblicato la scorsa settimana sul Journal of Clinical Oncology (Jco). Inoltre, il trattamento pare funzionare in tutti i tipi principali di PTCL, a prescindere dal numero e dal tipo di terapie già effettuate.

Il farmaco, un inibitore potente e selettivo delle deacetilasi istoniche, ha ricevuto il primo via libera dell’Fda nel 2009 come trattamento per il linfoma cutaneo a cellule T (CTCL) recidivato o refrattario al trattamento; a questa prima indicazione si è poi aggiunta, nel giugno scorso, anche quella nel PTCL recidivato o refrattario, ottenuta proprio grazie al buon esito dello studio uscito ora sul Jco. La molecola è stata sviluppato da Gloucester Pharmaceuticals, poi acquisita da Celgene alla fine del 2009.

Il PTCL è un insieme eterogeneo di neoplasie ematologiche derivanti dalla proliferazione clonale delle cellule T mature. Di solito colpisce gli adulti e ha una prognosi infausta, perché comprende forme tra le più aggressive nell’ambito delle patologie linfoproliferative nelle quali i protocolli di chemioterapia convenzionale spesso non funzionano.

Poiché gli inibitori delle istone deacetilasi hanno una promettente attività antitumorale, gli autori dello studio, guidati da Bertrand Coiffier, del Centre Hospitalier di Lione, in Francia, hanno arruolato 130 pazienti con PTCL istologicamente confermato che avevano già effettuato fino a otto trattamenti sistemici (in media due) senza successo.

Ognuno è stato trattato con romidepsina 14 mg/m2 ev per 4 ore nei giorni 1, 8, e 15 poi ogni 28 giorni per un numero di cicli fino a 6.

Si è ottenuta una risposta oggettiva in 33 pazienti (25%), di cui 19 (15%) hanno mostrato una risposta completa.

I risultati sono stati simili per tutti i sottotipi comuni di PTCL e non sono emerse differenze significative nelle percentuali di risposta a seconda del fatto che i pazienti avessero già fatto prima o meno un trapianto autologo di cellule staminali, del numero o del tipo di terapie precedenti o della risposta a tali terapie.

La durata mediana della risposta è stata di 17 mesi e la risposta più duratura di oltre 34. Dei 19 pazienti che hanno mostrato una risposta completa, l’89% non era in progressione dopo un follow-up di 13,4 mesi.

Tra gli eventi avversi ci sono stati nausea e vomito, infezioni, stanchezza e trombocitopenia, ma la maggior parte di grado lieve o moderato, tanto che la percentuale di interruzioni dello studio a causa degli effetti correlati al trattamento è stata del 10%. Otto pazienti hanno presentato anomalie elettrocardiografiche, di cui quattro hanno sviluppato un allungamento del tratto QT.

Nel complesso, concludono dunque gli autori, sulla base di questi risultati vale la pena fare ulteriori studi su romidepsina in prima linea e in combinazione con il regime CHOP o altri agenti sperimentali.

B. Coiffier, et al. Results From a Pivotal, Open-Label, Phase II Study of Romidepsin in Relapsed or Refractory Peripheral T-Cell Lymphoma After Prior Systemic Therapy. J Clin Oncol. 2012. Doi: 10.1200/JCO.2011.37.4223
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