Ropeginterferone alfa-2b promettente per la policitemia vera

Interferone alfa-2b, un'isoforma dell'interferone alfa-2b monopegilata di nuova generazione, somministrabile una volta ogni 2 settimane, si è dimostrato sicuro ed efficace nei pazienti con policitemia vera in uno studio di fase I/II di dose escalation, pubblicato di recente su Blood.

Ropeginterferone alfa-2b, un’isoforma dell’interferone alfa-2b monopegilata di nuova generazione, somministrabile una volta ogni 2 settimane, si è dimostrato sicuro ed efficace nei pazienti con policitemia vera in uno studio di fase I/II di dose escalation, pubblicato di recente su Blood.

La terapia ha portato a percentuali di risposta molecolare completa e parziale promettenti, come dimostrato da una riduzione del carico allelico di JAK2.

"La policitemia vera è associata a un rischio di emorragia e trombosi, e a una predisposizione a lungo termine a sviluppare mielofibrosi e leucemia acuta" scrivono gli autori, coordinati da Heinz Gisslinger, dell'Università di Vienna. "Fin dal 1985, studi osservazionali non randomizzati hanno fornito prove convincenti che il trattamento con interferone alfa dei pazienti con neoplasie mieloproliferative, compresa policitemia vera, può normalizzare efficacemente la conta delle cellule del sangue e prevenire le complicanze tromboemboliche correlati alla malattia" aggiungono i ricercatori.

L'impiego dell’interferone alfa, tuttavia, è stato limitato dalla scarsa tolleranza nei pazienti costretti a fare a iniezioni quotidiane del farmaco. Ropeginterferone alfa-2b (noto anche con la sigla AOP214 e sviluppato da AOP Orphan Pharmaceuticals) ha, invece, un’emivita di eliminazione più lunga, che permette una somministrazione ogni 2 settimane, molto più comoda per i pazienti

Il lavoro di Gisslinger e colleghi è uno studio di dose-escalation su 51 pazienti, volto principalmente a determinare la dose massima tollerata di ropeginterferone alfa-2b. I ricercatori hanno testato un range di dosaggio che andava da 50 microgrammi fino a 540 microgrammi (dose media aggiustata 263 ± 104 mcg ogni 14 giorni). Gli altri endpoint primari erano l’efficacia e la sicurezza.

L’età media dei partecipanti era di 56 anni e il 61% erano uomini.

Il follow-up è stato di 80 settimane (range: 4-173) e il 75% dei pazienti è rimasto in trattamento per 50 settimane o più.

La percentuale di risposta globale cumulativa è stata del 90%. Il 47% per cento dei partecipanti ha raggiunto una risposta completa e il 43% una risposta parziale.

Tra coloro che avevano un carico allelico basale di JAK2 V617F di almeno il 20% (43 pazienti), il 27% ha raggiunto una risposta completa e il 47% ha raggiunto una risposta parziale.

L'88% per cento dei pazienti ha riferito eventi avversi e il 20% ha interrotto il trattamento per questo motivo. Tutti gli eventi avversi correlati al farmaco erano tossicità notoriamente associate all’interferone alfa.

Inoltre, non è stata osservata alcuna correlazione tra dose e percentuale di risposta o durata della risposta, il che suggeriva che anche livelli bassi di ropeginterferona alfa-2b possono indurre risposte molecolari ed ematologiche sufficientemente significative.

"Ropeginterferone alfa-2b ha dimostrato in questo studio di essere sicuro al range di dosaggi somministrati e ha mostrato una profonda efficacia, evidenziata dalla normalizzazione dei parametri ematici e dalla riduzione del carico allelico di JAK2" scrivono Gisslinger e i colleghi. "Dal momento che il farmaco permette una posologia più conveniente, accompagnata da una bassa tossicità e da alte percentuali di risposta ematologica e molecolare, questi dati giustificano un suo ulteriore sviluppo nell’ambito di uno studio randomizzato di fase III” concludono i ricercatori. 

H. Gisslinger, et al. Ropeginterferon alfa-2b, a novel IFNα-2b, induces high response rates with low toxicity in patients with polycythemia vera. Blood. 2015; doi:10.1182/blood-2015-04-637280.
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