SABCS 2016: Ca al seno avanzato HR+, buparlisib aggiunto a fulvestrant ritarda la progressione

Il trattamento con l'inibitore delle chinasi PI3 (PI3K) buparlisib in combinazione con la terapia endocrina ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al placebo nelle pazienti con un carcinoma mammario avanzato con recettori ormonali positivi (HR+), progredito dopo un trattamento con everolimus pi¨ exemestane. ╚ questo l'esito dello studio di fase III BELLE-3 presentato in occasione del San Antonio Breast Cancer Symposium, terminato da poco a San Antonio, in Texas.

Il trattamento con l’inibitore delle chinasi PI3 (PI3K) buparlisib in combinazione con la terapia endocrina ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al placebo nelle pazienti con un carcinoma mammario avanzato con recettori ormonali positivi (HR+), progredito dopo un trattamento con everolimus più exemestane. È questo l’esito dello studio di fase III BELLE-3 presentato in occasione del San Antonio Breast Cancer Symposium, terminato da poco a San Antonio, in Texas.

"Lo studio BELLE-3 ha centrato il suo endpoint primario" ha detto Ruth O'Regan, della Universitätsklinikum di Ulm, in Germania, in conferenza stampa. "La combinazione di buparlisib più fulvestrant ha prolungato la PFS rispetto al solo fulvestrant più un placebo in donne in post-menopausa con un cancro al seno avanzato HR+/ HER2- trattate in precedenza con un inibitore dell'aromatasi e un inibitore di mTOR".

La O'Regan ha spiegato che l’attivazione del pathway PI3K/mTOR è un segno distintivo del cancro al seno HR+ resistente alla terapia endocrina. Tuttavia, gli studi preclinici sugli inibitori di PI3K hanno suggerito che l'aggiunta di farmaci alla terapia endocrina potrebbe aiutare a superare la resistenza.

Lo studio BELLE-3 ha coinvolto 432 donne in post-menopausa con un carcinoma mammario HR+/HER2- localmente avanzato o metastatico, assegnate in modo casuale e in rapporto 2: 1 al trattamento con buparlisib 100 mg al giorno più fulvestrant 500 mg oppure con un placebo più fulvestrant. Tutte le pazienti avevano mostrato una progressione della malattia durante o dopo il trattamento con un inibitore dell'aromatasi e circa il 70% aveva fatto due o più linee di terapia endocrina nel setting metastatico.

Le partecipanti assegnate al trattamento con buparlisib più fulvestrant hanno mostrato una PFS mediana di 3,9 mesi contro 1,8 mesi nelle pazienti assegnate a fulvestrant più il placebo (P < 0,001) e la PFS a 6 mesi è stata del 31% nel braccio trattato con buparlisib contro 20% nel braccio di controllo. Il gruppo assegnato a buparlisib ha mostrato un rischio di essere in progressione al momento della valutazione inferiore del 33% rispetto al gruppo placebo (HR 0,67; IC al 95% 0,53-0,84).

La percentuale di risposta complessiva è stata piuttosto bassa, ha sottolineato la O'Regan, ma comunque più alta nel braccio buparlisib rispetto al braccio placebo (7,6% contro 2,1%).

I ricercatori hanno anche valutato l'efficacia di buparlisib sulla base dello stato del gene PI3KCA nel tessuto tumorale primario e nel DNA tumorale circolante (ctDNA). Delle 349 pazienti per le quali i erano disponibili i dati sullo stato di PIK3CA nel ctDNA, 147 avevano mutazioni nel gene e le altre avevano il gene wild-type. Tra le pazienti con il gene mutato, la PFS è risultata di 4,2 mesi in quelle assegnate a buparlisib contro 1,6 in quelle del braccio di controllo (HR 0,46; IC al 95% 0,29-0,73; P < 0,001).

Quando la valutazione è stata fatta sul tessuto tumorale primario, le pazienti con mutazioni di PIK3CA assegnate a buparlisib hanno mostrato una PFS mediana di 4,7 mesi contro 1,4 mesi nei controlli (HR 0,39; IC al 95% 0,23-0,65; P < 0,001).

Infine, i ricercatori hanno valutato la PFS anche in base allo stato dei visceri. Le pazienti con malattia viscerale assegnate a buparlisib hanno mostrato miglioramenti significativi della PFS rispetto alle pazienti assegnate al placebo (3,1 mesi contro 1,5 mesi; HR 0,56; IC al 95% 0,43-0,74), mentre non si è vista alcuna differenza di PFS fra i due bracci nel sottogruppo con malattia non viscerale.

In generale, c'è stata una maggiore incidenza di eventi avversi nel gruppo trattato con buparlisib rispetto al gruppo placebo, con percentuali più alte di aumento delle transaminasi e percentuali più basse di depressione e ansia.