Sarcoma dei tessuti molli, promette bene la combinazione gemcitabina-pazopanib

Una terapia combinata con gemcitabina e pazopanib sembra essere una valida opzione di trattamento per i pazienti con sarcomi dei tessuti molli refrattari alle antracicline o all'ifosfamide. Lo dicono i risultati di uno studio multicentrico di fase II, lo studio PAPAGEMO, presentato al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), che ha appena chiuso i battenti a Chicago.

Una terapia combinata con gemcitabina e pazopanib sembra essere una valida opzione di trattamento per i pazienti con sarcomi dei tessuti molli refrattari alle antracicline o all’ifosfamide. Lo dicono i risultati di uno studio multicentrico di fase II, lo studio PAPAGEMO, presentato al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), che ha appena chiuso i battenti a Chicago.

"Lo studio PAPAGEMO ha centrato il suo obbiettivo primario, che era rappresentato dal miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione a 12 settimane" ha riferito il primo autore dello studio, Hans-Joachim Schmoll, della Martin Luther University Halle-Wittenberg di Halle, in Germania.

Il miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) è principalmente attribuibile agli effetti esercitati nei pazienti con liposarcoma e, in misura minore, a quelli sui pazienti con leiomiosarcoma, ha detto Schmoll. Tuttavia, ha specificato l’autore, i miglioramenti osservati nelle analisi sui sottogruppi sono stati "solo borderline o non significativi" a causa delle piccole dimensioni del campione.

Studi precedenti hanno mostrato che l’inibitore delle tirosin chinasi del VEGF, del PDGF e di c-kit  pazopanib è in grado di aumentare in modo significativo la PFS rispetto al placebo nei pazienti con sarcomi dei tessuti molli. Poiché il profilo di tossicità di pazopanib non è sovrapponibile a quelli dei farmaci citotossici, la combinazione di questo farmaco con la chemioterapia è “un’opzione interessante per questi pazienti" ha detto Schmoll.

Gemcitabina si è dimostrata efficace e in grado di prolungare la PFS nei pazienti con sarcomi dei tessuti molli refrattari alla terapia con antracicline/ifosfamide.

Schmoll e i colleghi hanno quindi provato a combinare pazopanib e gemictabina e hanno confrontato questa combinazione con pazopanib in monoterapia in un gruppo di pazienti con sarcoma dei tessuti molli refrattari alle antracicline conducendo uno studio prospettico randomizzato e in aperto. I partecipanti dovevano aver fatto almeno una linea di chemioterapia con antracicline e avere un’aspettativa di vita non inferiore ai 3 mesi, un ECOG perfomance status da 0 a 2, un’adeguata funzione d’organo e almeno una lesione misurabile.

In totale gli autori hanno randomizzato in rapporto 1: 1 86 pazienti, trattati con pazopanib (800 mg/die per via orale) con o senza gemcitabina (1000 mg/m2).

Dopo 12 settimane, la PFS è risultata superiore per i pazienti del gruppo trattato con la combinazione (74% contro 55%; P = 0,006) e la PFS mediana è stata di 5,6 mesi contro 2 mesi (HR 0,58; IC al 95% 0,36-0,92; P = 0,02).

La sopravvivenza globale (OS) non ha mostrato differenze significative tra i due bracci sia nell’analisi complessiva sia nelle analisi sui sottogruppo, probabilmente a causa del passaggio al trattamento con anche gemcitabina nei pazienti del braccio di controllo (trattato con il solo pazopanib).

Le tossicità sono risultate più comuni nel gruppo trattato con la combinazione che non nel gruppo trattato con pazopanib come agente singolo. Eventi avversi gravi correlati al trattamento si sono verificati nel 54% dei pazienti nel gruppo trattato con la combinazione e nel 16,3% di quelli del gruppo di controllo. Inoltre, ci sono stati due decessi si nel gruppo trattato con la terapia di combinazione e nessuno nel gruppo trattato con il solo pazopanip.

H-J. Schmoll, et al. Pazopanib vs pazopanib + gemcitabine in refractory soft tissue sarcoma: A randomized phase II trial of the AIO. J Clin Oncol 34, 2016 (suppl; abstr 11004).
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