In uno studio di fase IIb pubblicato di recente online sullo European Journal of Cancer, trabectedina non è riuscita a migliorare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a doxorubicina come terapia di prima linea per il sarcoma dei tessuti molli avanzato/metastatico.

Finora, nessun agente ha dimostrato alcun vantaggio rispetto alla doxorubicina nel sarcoma dei tessuti molli metastatico, ma l'efficacia di tale farmaco è limitata, in quanto si ottengono tassi di risposta che vanno dal 10% al 25% e una PFS mediana di circa 6 mesi. Il nuovo studio coordinato da Binh Bui-Nguyen, dell'Institut Bergonié di Bordeaux, è stato progettato per verificare se la trabectedina possa offrire un beneficio aggiuntivo rispetto a doxorubicina.

Inoltre, la fase IIb del trial è stata progettata per selezionare la schedula più appropriata di somministrazione di trabectedina (un’infusione da 3 ore oppure da 24) in termini di convenienza, sicurezza ed efficacia, oltre che per fare un'analisi di efficacia per determinare l’inutilità. Quando è stata fatta tale analisi, lo studio è stato interrotto e si è deciso di non passare alla fase III.

In totale sono stati inclusi nello studio 133 pazienti con carcinoma sarcoma dei tessuti molli avanzato o metastatico, di cui 43 assegnati a doxorubicina, 47 all’infusione di 3 ore di trabectedina e 43 all’infusione  di 24 ore del farmaco sperimentale.

La PFS mediana è risultata di 2,8 mesi nel braccio assegnato all’infusione di 3 ore di trabectedina, 3,1 mesi in quello assegnato all’infusione di 24 ore e 5,5 mesi in quello assegnato a doxorubicina. L'hazard ratio (HR) di progressione nel braccio trattato con l’infusione di trabectedina da 3 ore rispetto al braccio trattato con doxorubicina è risultato pari a 1,50 (IC al 95% 0,91-2,48; P = 0,944), mentre quello nel braccio trattato con l’infusione di trabectedina da 24 ore rispetto alla doxorubicina è risultato pari a 1,13 (IC al 95% 0,67-1,90; P = 0,675). Dunque, nei bracci trattati con trabectedina non si è osservato nessun miglioramento significativo della PFS rispetto al braccio trattato con doxorubicina.

Al momento del cutoff dei dati, il 34% dei pazienti del gruppo sottoposto all’infusione di trabectedina da 3 ore era deceduto, così come il 23,3% di quelli del gruppo sottoposto all’infusione da 24 ore e il 23,3% di quelli del gruppo trattato con doxorubicina. La progressione è stata la causa del decesso in tutti i casi tranne uno, dovuto alla tossicità e avvenuto nel braccio trattato con trabectedina per 3 ore. Inoltre, non si sono trovate differenze significative nella sopravvivenza globale (OS) tra i due gruppi.

La comparsa di tossicità ha costretto a interrompere il trattamento sette pazienti del gruppo assegnato all’infusione di trabectedina da 3 ore (il 15,2%), otto pazienti del gruppo assegnato all’infusione da 24 ore (19,5%) e un paziente del gruppo assegnato a doxorubicina (il 2,5%).

Nelle conclusioni, gli autori scrivono che la doxorubicina rimane lo standard di cura per la terapia di prima linea nei pazienti con sarcoma dei tessuti molli avanzato o metastatico, mentre trabectedina dovrebbe rimanere il trattamento di scelta nella seconda linea e aggiungono che l’approccio dimostratosi migliore per la somministrazione del farmaco in seconda linea in questo setting è l’infusione di trabectedina 1,5 mg/m2/24 ore di infusione.

Proprio agli inizi di febbraio, la Food and Drug Administration ha concesso a trabectedina la ‘priority review’, un iter regolatorio accelerato, come trattamento per i pazienti affetti da sarcoma dei tessuti molli in stadio avanzato, inclusi i sottotipi liposarcoma e leiomiosarcoma, già sottoposti a una chemioterapia di prima linea con l’antraciclina.

B. Bui-Nguyen, et al. A phase IIb multicentre study comparing the efficacy of trabectedin to doxorubicin in patients with advanced or metastatic untreated soft tissue sarcoma: The TRUSTS trial. Eur J Cancer. 2015; http://dx.doi.org/10.1016/j.ejca.2015.03.023.
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