Sarcomi dei tessuti molli, via libera europeo per olaratumab

La Commissione europea ha approvato l'anticorpo monoclonale olaratumab, un farmaco sviluppato da Eli Lilly per la terapia dei sarcomi dei tessuti molli non eligibili a una terapia curativa con chirurgia e radioterapia e nei quali invece una chemioterapia con antracicline sia giudicata appropriata.

La Commissione europea ha approvato l'anticorpo monoclonale olaratumab, un farmaco sviluppato da Eli Lilly per la terapia dei sarcomi dei tessuti molli non eligibili a una terapia curativa con chirurgia e radioterapia e nei quali invece una chemioterapia con antracicline sia giudicata appropriata.

Il farmaco, che andrà usato in combinazione con la doxorubicina, sarà messo in commercio con il marchio Lartruvo.

L’approvazione è stata rilasciata con la cosiddetta procedura condizionata, ovvero l’azienda produttrice è tenuta a produrre nuovi dati di uno studio di Fase III attualmente in corso. Questo studio, denominato ANNUANCE, ha già arruolato tutti i pazienti. Fino al completamento del trial, il Chmp dell’Ema ogni anno rivedrà il profilo di rischio e benefico del farmaco per determinare se l’approvazione condizionata può essere mantenuta.

Olaratumab è un farmaco a bersaglio molecolare. Si tratta di un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore del fattore di crescita di derivazione piastrinica (PDGFRa). Questo recettore è espresso in molti tumori, tra cui i sarcomi dei tessuti molli. Inoltre, in alcuni modelli sperimentali, questo fattore è risultato associato a un rischio maggiore di diffusione a distanza della malattia. Bloccare qiuesto recettore può essere di aiuto nel rallentare la crescita tumorale o nel bloccarla.

L'approvazione di olaratumab si basa sui risultati di JGDG, un studio open-label, randomizzato, con controllo attivo, condotto su 133 pazienti, che ha confrontato il farmaco, in combinazione con la chemioterapia a base di doxorubicina, rispetto alla sola alla doxorubicina in pazienti con STS con un sottotipo istologico per il quale un regime contenente antracicline era appropriato e che non è suscettibile di trattamento curativo con la chirurgia o la radioterapia. Le misure di esito erano l'efficacia del sistema operativo, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), e il tasso di risposta obiettiva (ORR).

La sopravvivenza globale (OS) mediana è migliorata da 11,8 mesi nei pazienti randomizzati a ricevere olaratumab più doxorubicina rispetto ai pazienti randomizzati a doxorubicina da sola, ed era statisticamente significativa.

La OS mediana è stata di 26,5 mesi (95% CI: 20,9, 31,7) sul braccio olaratumab -doxorubicina rispetto a 14,7 mesi (IC 95%: 9,2 – 17,1) sul braccio doxorubicina (stratificato hazard ratio [HR], 0,52; IC 95 %: 0,34 - 0,79, p<0,05). Lo studio ha raggiunto l'endpoint prespecificati protocollo definito per PFS.

I pazienti trattati del  braccio olaratumab e doxorubicina hanno raggiunto 8,2 mesi (95% CI: 5.5, 9.8) di PFS mediana rispetto a 4,4 mesi (95% CI: 3.1, 7.4) del braccio doxorubicina (hazard ratio [HR], 0,74; IC 95%: 0,46 -1,19), stratificato sulla base di una revisione indipendente.

Lo studio di fase III, attualmente in corso, ha previsto la somministrazione del farmaco a bersaglio molecolare a 14 pazienti italiani, sopra i 18 anni, non operabili, con sarcoma dei tessuti molli, non GIST (tumori stromali gastrointestinali) e non affetti da sarcoma di Kaposi.

La terapia con olaratumab espone a rischi anche gravi, tra cui reazioni correlate all'infusione e danno embrio-fetale. Altre reazioni correlate includono la riduzione della pressione sanguigna, febbre, brividi ed eruzioni cutanee. Gli effetti indesiderati più comuni del trattamento con olaratumab sono nausea, affaticamento, bassi livelli di globuli bianchi (neutropenia), dolore muscolo-scheletrico, infiammazione delle mucose (mucosite), perdita di capelli (alopecia), vomito, diarrea, diminuzione dell'appetito, dolore addominale, danni ai nervi (neuropatia) e cefalea.