Il rischio di trombosi venosa profonda viene ridotto del 64% nei pazienti oncologici trattati con chemioterapia e protetti con l’anticoagulante sperimentale semuloparina, una nuova eparina a bassissimo peso molecolare sviluppata da Sanofi. Lo dimostra lo studio SAVE-ONCO, un trial di fase III condotto dal team del professor Giancarlo Agnelli dell’Università di Perugia, appena pubblicato sul NEJM.

Lo studio SAVE-ONCO ha incluso 3.212 pazienti che iniziavano la chemioterapia per un tumore localmente avanzato o con metastasi in numerosi ospedali europei ed americani. I partecipanti presentavano tumore al polmone, al colon-retto, allo stomaco, all’ovaio, al pancreas o alla vescica. Questi tipi di cancro sono generalmente associati a un rischio elevato di sviluppare tromboembolismo venoso. I pazienti hanno ricevuto la semuloparina (20 mg od) in alternativa al placebo per la durata della chemioterapia.

L’endpoint principale dello studio era di tipo composito e includeva lo sviluppo di trombosi venosa profonda, embolia polmonare non fatale e decesso associato a tromboembolismo venoso.

Venti pazienti (1,2%) dei 1.608 partecipanti trattati con semuloparina e 55 (3,4%) dei 1.604 soggetti trattati con placebo hanno presentato eventi trombo embolici, per una riduzione del rischio di tali eventi pari al 64% con semuloparina (HR=0,36, 95% CI 0,21-0,60, p ˂ 0,0001, analisi intent-to-treat). Gli effetti del trattamento erano consistenti per la trombosi venosa profonda e per l’embolia polmonare, con una riduzione del rischio di embolia polmonare pari al 59% (OR =0,41, 95% CI 0,19-0,85). Nessuna differenza di efficacia è stata osservata per i diversi tipi e stadi tumorali.
                                                    
Semuloparina è stata generalmente ben tollerata ed è stata osservata un’incidenza simile di eventi avversi tra il farmaco e il placebo. In generale,19 dei 1.589 pazienti (1,2%) del gruppo assegnato a semuloparina e 18 dei 1.583 controlli (1,1%) ha presentato sanguinamenti maggiori (HR=1,05, 95% CI 0,55 – 1,99). Il tasso di sanguinamenti clinicamente rilevanti era del 2,8% con semuloparina rispetto al 2,0% del placebo (HR=1,40, 95% CI 0,89-2,21). Non sono state osservate complicazioni  emorragiche, comuni con gli altri farmaci anticoagulanti.

Quando i risultati di questo studio vengono combinati con quelli relativi alle altre eparine a basso peso molecolare, trattando 1000 pazienti oncologici con gli anticoagulanti per un periodo di 12 mesi si possono prevenire 30 decessi e 20 episodi di tromboembolismo venoso, causando un solo sanguinamento maggiore.

Una delle questioni aperte è se il farmaco possa essere somministrato ai pazienti oncologici che non hanno indicazioni per una terapia anticoagulante. Infatti, come spiegato dagli esperti, le linee guida non raccomandano la profilassi antitrombotica di routine durante la chemioterapia. Comunque, i risultati di questo studio dimostrano che la terapia anticoagulante con semuloparina è compatibile con la chemioterapia, in termini di sopravvivenza e eventi avversi.

La trombosi venosa profonda, e la sua complicanza più temuta, ovvero l'embolia polmonare, rappresentano una subdola minaccia per chi viene colpito da cancro. Già la malattia di per sé, infatti, è nota per essere un fattore scatenante il processo coagulativo, ma anche diversi agenti chemioterapici hanno ormai dimostrato la loro capacità di aumentare il rischio di trombosi venosa profonda.

Agnelli G, et al "Semuloparin for thromboprophylaxis in patients receiving chemotherapy for cancer" N Engl J Med 2012; 366: 661-662
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