Sindrome mielodisplastica, luspatercept centra il bersaglio in fase III

Oncologia-Ematologia

Luspatercept esce vincente dallo studio di fase III MEDALIST, nel quale Ŕ stato valutato come trattamento per i pazienti con sindrome mielodisplastica, centrando l'endpoint primario, e non solo. Nel trial, infatti, il gruppo trattato col farmaco sperimentale ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo dell'indipendenza dalle trasfusioni di globuli rossi di almeno 8 settimane consecutive durante le prime 24 settimane di trattamento rispetto al gruppo di controllo, trattato con un placebo.

Luspatercept esce vincente dallo studio di fase III MEDALIST, nel quale è stato valutato come trattamento per i pazienti con sindrome mielodisplastica, centrando l’endpoint primario, e non solo. Nel trial, infatti, il gruppo trattato col farmaco sperimentale ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo dell’indipendenza dalle trasfusioni di globuli rossi di almeno 8 settimane consecutive durante le prime 24 settimane di trattamento rispetto al gruppo di controllo, trattato con un placebo.

A darne notizia, con un comunicato, sono le due aziende che stanno sviluppando la molecola, Acceleron e Celgene. Immediati e positivi i riflessi dell’annuncio sui mercati finanziari per entrambe le società, le cui azioni sono salite rispettivamente a 40 dollari (un incremento del 17%) e 78,01 dollari.

Lo studio MEDALIST è un trial multicentrico di fase III, randomizzato, controllato e in doppio cieco, nel quale si sono valutate sicurezza ed efficacia di luspatercept rispetto a un placebo in pazienti con sindrome mielodisplastica a rischio molto basso, basso o intermedio secondo l’IPSS-R, con anemia cronica e refrattari, intolleranti o non idonei al trattamento con un agente stimolante l'eritropoietina (ESA), con sideroblasti ad anello e bisognosi di frequenti trasfusioni di globuli rossi.

Luspatercept è il capostipite della classe degli agenti della maturazione eritroide (EMA). Il farmaco è una forma modificata del recettore dell'activina di tipo IIB, una proteina che riveste un ruolo fondamentale nel processo di formazione di nuovi globuli rossi (eritropoiesi). Luspatercept agisce intrappolando i ligandi dell’activina e del recettore del TGF-beta e bloccando, in tal modo, la trasduzione dei segnali TGF-mediati e activina-mediati. In questo modo, contribuisce al ripristino della maturazione delle cellule ematopoietiche e alla produzione dei globuli rossi.

Oltre ad aver centrato l’endpoint primario, il farmaco ha permesso di raggiungere anche l’endpoint secondario chiave: un miglioramento statisticamente significativo dell'indipendenza dalla trasfusione di globuli rossi di almeno 12 settimane consecutive durante le prime 24 settimane. Inoltre è stato raggiunto un altro endpoint secondario significativo: il miglioramento ematologico eritroide.
Gli eventi avversi osservati nello studio sono risultati generalmente coerenti con i dati pubblicati in precedenza.

Secondo l'amministratore delegato di Acceleron, Habib Dable, “luspatercept ha le potenzialità per offrire un beneficio a decine di migliaia di pazienti affetti da sindrome mielodisplastica a rischio basso o intermedio in tutto il mondo”.

I dati dello studio MEDALIST saranno presentati in uno dei prossimi congressi nel 2018 e Acceleron e Celgene contano di inoltrare la domanda di approvazione del farmaco negli Stati Uniti e in Europa nella prima metà del 2019.

Inoltre, riferisce nel comunicato Jay Backstrom, direttore medico di Celgene, il potenziale clinico di luspatercept sarà valutato ulteriormente in pazienti con sindrome mielodisplastica a rischio basso o intermedio, non trattati in precedenza con ESA, nello studio di fase III COMMANDS.
Il potenziale di luspatercept sarà poi valutato anche in altre malattie correlate all'anemia. Il farmaco, infatti, è già al vaglio degli sperimentatori nello studio BELIEVE su pazienti con beta-talassemia e anche in due studi di fase II, nella beta-talassemia non trasfusione-dipendente e nella mielofibrosi.