Il trattamento con sotatercept ha portato a un miglioramento ematologico eritroide e una riduzione della necessità di trasfusioni in pazienti anemici con sindrome mielodisplastica a basso rischio in uno studio di fase II presentato al congresso della Società Americana di Ematologia (ASH), terminato di recente a San Francisco.

"L'anemia è una complicanza comune della sindrome mielodisplastica, uno dei tumori del sangue più frequenti nei pazienti anziani" ha detto Rami S. Komrokji, del H. Lee Moffitt Cancer Center and Research Institute di Tampa, in Florida, nel corso di un incontro con la stampa.

"Circa il 90% dei pazienti è anemico e il 60-70% finisce per diventare dipendente dalle trasfusioni. Il trattamento dell’anemia, in particolare nella sindrome mielodisplastica a basso rischio, resta un bisogno medico non soddisfatto e una sfida aperta”, specie dopo il fallimento degli agenti che stimolano l’eritropoiesi (ESA), perché ad oggi “le opzioni attualmente disponibili o approvate per il trattamento sono limitate".

Sotatercept agisce negli stadi finali dell’eritropoiesi in modo da aumentare il rilascio degli eritrociti maturi nel circolo ematico e in studi su volontari sani il trattamento con sotatercept ha dimostrato di stimolare l’eritropoiesi e aumentare in modo significativo i livelli di emoglobina.

in questo studio, Komrokji e i colleghi hanno cercato innanzitutto di determinare una dose di sotatercept sicura, tollerabile ed efficace per ottenere un miglioramento ematologico eritroide in pazienti con anemia associata alla sindrome mielodisplastica.

L'analisi ha riguardato 54 pazienti con sindrome mielodisplastica definita a basso rischio o rischio intermedio 1 secondo l’International Prognostic Scoring System o con leucemia mielomonocitica cronica non proliferativa. L’età mediana dei partecipanti era 71 anni, il tempo mediano trascorso dalla diagnosi era di 4 anni (range, 0-31) e il 70% dei pazienti era di sesso maschile.

Tutti erano anemici, con livelli di emoglobina ≤ 9 g/dl e il 94% dei pazienti non aveva risposto o aveva perso la risposta agli agenti stimolanti l'eritropoiesi.

Inoltre, avevano fatto una mediana di sei (range, 0-18) trasfusioni di globuli rossi nelle 8 settimane precedenti l'arruolamento nello studio. Quarantacinque pazienti avevano una necessità di trasfusioni elevata, definita dall’aver fatto quattro o più trasfusioni nelle precedenti 8 settimane.

I partecipanti sono stati assegnati al trattamento con 0,1 mg/kg (7 pazienti), 0,3 mg/kg (6 pazienti), 0,5 mg/kg (21 pazienti) o 1 mg/kg (20 pazienti) di sotatercept sottocute una volta ogni 3 settimane.

I dati di efficacia sono risultati disponibili per 53 pazienti. Di questi, 24 (il 45%) hanno raggiunto un miglioramento ematologico eritroide.

Diciannove dei 44 pazienti che avevano una necessità elevata di trasfusioni hanno risposto con una riduzione di quattro o più trasfusioni durante 8 settimane. Cinque pazienti hanno raggiunto l'indipendenza trasfusionale e la durata di quest’indipendenza è risultata compresa tra 62 e 345 giorni.

Cinque dei 9 pazienti con una bassa necessità trasfusionale hanno mostrato un aumento dell’emoglobina di almeno 1,5 g/dl per 8 o più settimane e non hanno più avuto bisogno di trasfusioni. Il 67% di questi pazienti era stato trattato con 1 mg/kg e il 33% con 0,5 mg/kg.

I partecipanti che al momento dell’arruolamento erano trombocitopenici hanno mostrato un aumento delle piastrine e quelli che presentavano neutropenia hanno mostrato un aumento dei neutrofili.

Venti pazienti hanno manifestato almeno un evento avverso e i più comuni sono stati affaticamento (11%), cefalea (9,3%), diminuzione dell'appetito e nausea (entrambi 7,4%).

Inoltre, 35 pazienti hanno interrotto il trattamento con sotatercept, di cui 28 per mancanza di effetto del trattamento. Un paziente lo ha sospeso perché ha sviluppato anemia emolitica di grado 2 correlata al trattamento, uno a causa di un’ipertensione di grado 3 e uno per una debolezza muscolare di grado 2.

"Sotatercept ha mostrato evidenze promettenti di attività clinica in questa coorte di pazienti con sindrome mielodisplastica a basso rischio che erano anemici e refrattari agli agenti stimolanti l'eritropoiesi, pazienti per i quali c’è un grosso bisogno terapeutico non soddisfatto” ha detto Komrokji. L’autore ha riferito che è già stata pianificata e avviata un’ulteriore sperimentazione con le dosi più alte di sotatercept, che prevede un trattamento a lungo termine".

R.S- Komrokji, et al. An Open-Label, Phase 2, Dose-Finding Study of Sotatercept (ACE-011) in Patients with Low or Intermediate-1 (Int-1)-Risk Myelodysplastic Syndromes (MDS) or Non-Proliferative Chronic Myelomonocytic Leukemia (CMML) and Anemia Requiring Transfusion. ASH 2014; abstract 3251.
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