Sindrome mielodisplastica, rigosertib delude in seconda linea

Rigosertib non riuscito a prolungare la sopravvivenza globale (OS) al di l di quella osservata con la migliore terapia di supporto in uno studio randomizzato di fase III su pazienti affetti da sindrome mielodisplastica con eccesso di blasti, dopo il fallimento di azacitidina o il trattamento con decitabina. Il trial si chiama ONTIME ed stato pubblicato di recente su The Lancet Oncology.

Rigosertib non è riuscito a prolungare la sopravvivenza globale (OS) al di là di quella osservata con la migliore terapia di supporto in uno studio randomizzato di fase III su pazienti affetti da sindrome mielodisplastica con eccesso di blasti, dopo il fallimento di azacitidina o il trattamento con decitabina. Il trial si chiama ONTIME ed è stato pubblicato di recente su The Lancet Oncology.

I farmaci ipometilanti rappresentano il trattamento standard per i pazienti con sindrome mielodisplastica ad alto rischio. Se il trattamento con questi farmaci fallisce, tuttavia, la sopravvivenza è bassa e non esistono terapie approvate di seconda linea. Per questo, gli autori del lavoro, coordinati da Guillermo Garcia-Manero dell’MD Anderson Cancer Center della University of Texas di Houston hanno voluto mettere alla prova rigosertib in questi pazienti, confrontandolo con la migliore terapia di supporto.

I ricercatori hanno quindi eseguito questo studio randomizzato e controllato, in aperto, a cui hanno preso parte 74 centri situati negli Stati Uniti e in Europa, nei quali sono stati arruolati pazienti con anemia refrattaria con eccesso di blasti ([AREB] -1, AREB-2, AREBt, o la leucemia mielomonocitica cronica) dopo il fallimento del trattamento con un farmaco ipometilante negli ultimi 2 anni.

I pazienti sono stati assegnati in modo casuale e in rapporto 2: 1 al trattamento con rigosertib o con la migliore terapia di supporto, con o senza citarabina a basso dosaggio. La randomizzazione è stata stratificata sulla base della percentuale pretrattamento di blasti nel midollo osseo. I 199 pazienti assegnati a rigosertib sono stati trattati con 1800 mg per 24 ore tramite un’infusione endovenosa continua 72 ore di somministrata a settimane alterne. Altri 100 pazienti sono stati assegnati alla migliore terapia di supporto.

Il follow-up mediano è stato di 19,5 mesi.

La sopravvivenza globale (OS) mediana è stata di 8,2 mesi (IC al 95% 6,1-10,1) nel gruppo trattato con rigosertib e 5,9 mesi (IC al 95% 4,1-9,3) nel gruppo assegnato alla migliore terapia di supporto (HR 0,87; IC al 95% 0,67- 1,14; P = 0,33).

Gli eventi avversi più comuni di grado 3 o superiore sono stati l’anemia (manifestatasi nel 18% dei 184 pazienti del gruppo rigosertib e nell'8% dei 91 pazienti nel gruppo trattato con la migliore terapia di supporto), trombocitopenia (19% contro 7%), neutropenia (17% contro 8%), neutropenia febbrile (12% contro 11%) e polmonite (12% contro 11%). Gli eventi avversi hanno portato al decesso il 22% dei 184 pazienti nel gruppo rigosertib e il 33% dei 91 pazienti del gruppo di controllo, e tre di questi decessi sono stati attribuiti al trattamento con rigosertib.

Attualmente è in corso un altro studio randomizzato di fase III su rigosertib, lo studio INSPIRE, in cui si stanno analizzando specifici sottogruppi di pazienti ad alto rischio, inclusi pazienti con rischio molto elevato sulla base dei criteri dell’ International Prognostic Scoring System modificati, al fine di cercare di capire se il farmaco potrebbe essere di beneficio per specifici sottogruppi di pazienti.

G. Garcia-Manero, et al. Rigosertib versus best supportive care for patients with high-risk myelodysplastic syndromes after failure of hypomethylating drugs (ONTIME): a randomised, controlled, phase 3 trial. Lancet Oncol. 2016; 17(4):496-508. http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(16)00009-7.
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