Sindromi mielodisplastiche a basso rischio, terapia precoce con dosi ridotte di ipometilante puņ migliorare gli outcome. #ASCO2018

Il trattamento precoce con dosi inferiori a quelle standard di agenti ipometilanti nelle prime fasi del trattamento potrebbe migliorare gli outcome tra i pazienti con sindromi mielodisplastiche a basso rischio indipendenti dalle trasfusioni (MDS). Lo evidenzia un'analisi condotta presso l'MD Anderson Cancer Center di Houston e selezionata tra le comunicazioni orali presentate al congresso dell'American Society of Clinical Oncology, a Chicago.

Il trattamento precoce con dosi inferiori a quelle standard di agenti ipometilanti nelle prime fasi del trattamento potrebbe migliorare gli outcome tra i pazienti con sindromi mielodisplastiche a basso rischio indipendenti dalle trasfusioni (MDS). Lo evidenzia un’analisi condotta presso l’MD Anderson Cancer Center di Houston e selezionata tra le comunicazioni orali presentate al congresso dell'American Society of Clinical Oncology, a Chicago.

Gli ipometilanti rappresentano lo standard di cura tra i pazienti con sindromi mielodisplastiche a rischio elevato; tuttavia, l'effetto di questo trattamento tra i pazienti con sindromi mielodisplastiche a basso rischio non è chiaro, si legge nell’abstract.

Dati dell’MD Anderson hanno indicato che schedule con dosi attenuate di ipometilante sono attive e sicure nei pazienti a basso rischio, ma servono ulteriori indagini per verificare se siano sicure e attive anche pazienti a basso rischio indipendenti dalle trasfusioni.

Nell’analisi portata all’ASCO, Mahesh Swaminathan e i colleghi hanno valutato gli outcome di una coorte di 87 pazienti con sindrome mielodisplastica a rischio basso o intermedio 1 secondo il sistema internazionale di valutazione prognostica (IPSS) trattati con dosi attenuate di ipometilanti tra il 2012 e il 2017 presso il centro texano. La terapia consisteva in decitabina per via endovenosa 20 mg/m2 o azacitidina 75 mg/m2 per 3 giorni ogni 28 giorni o azacitidina alla stesa dose e schedula per 5 giorni. Tutti i partecipanti non avevano bisogno di trasfusioni all'inizio dello studio.

Il 66% dei pazienti (57) erano a rischio intermedio-1 secondo l’IPSS e il 34% (30) a basso rischio, mentre rispettivamente il 59% (51), il 26% (23) e il 15% (13) sono stati considerati a rischio intermedio, alto o basso secondo l’MD Anderson Cancer Center Lower Risk Prognostic Model. Il 7% dei pazienti (6) presentava una citogenetica sfavorevole, il 25% (22) una citogenetica intermedia e il 68% (59) una citogenetica favorevole.
Negli 80 pazienti valutabili, la percentuale di risposta complessiva è risultata del 74%, con una percentuale di risposta completa del 50%. La sopravvivenza globale mediana non era valutabile al momento dell'analisi dei dati e la sopravvivenza libera da eventi mediana è risultata di 35,4 mesi.

Il 3% dei pazienti ha mostrato segni di progressione della malattia, il 24% non ha risposto al trattamento, mentre nell'8% dei casi si è osservata una progressione verso una leucemia mieloide acuta.
Al momento dell'analisi della risposta, il 6% dei pazienti era diventato dipendente dalle trasfusioni.

L’analisi genetica ha rivelato che mutazioni diTET2 erano presenti nel 30% dei casi, mutazioni di ASXL1 nel 9% e mutazioni di RUNX1 nell'8%.
Sulla base di questi riusltati, Swaminathan e i colleghi concludono che "un intervento precoce con dosi attenuate di ipometilanti in pazienti con sindromi mielodisplastiche indipendenti dalle trasfusioni a basso rischio è sicuro e attivo e potrebbe modificare la storia naturale delle sindromi mielodisplastiche".

M. Swaminathan, et al. Association of early intervention in transfusion independent (TI) patients (Pts) with lower-risk myelodysplastic syndromes (MDS) treated with attenuated doses of hypomethylating agents (HMAs) with high response rates and long duration of response. ASCO 2018; J Clin Oncol 36, 2018 (suppl; abstr 7001).
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