La valutazione della stanchezza, la cosiddetta ‘fatigue’, autoriferita dai pazienti dovrebbe essere inclusa nelle indagini diagnostiche di routine per i pazienti con sindromi mielodisplastiche di nuova diagnosi, e dovrebbe essere considerata come un fattore basale di stratificazione nei prossimi studi randomizzati sulla malattia.

È questa la conclusione di uno studio multicentrico tutto italiano appena pubblicato su The Lancet Oncology. Il lavoro è opera di ricercatori del Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell'Adulto (GIMEMA) ed è stato finanziato dall’Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL).

In questo studio osservazionale, livelli più alti di stanchezza riferiti dai pazienti con sindromi mielodisplastiche ad alto rischio sono risultati un fattore predittivo della sopravvivenza globale (OS) indipendente rispetto agli indici prognostici standard comunemente utilizzati dai medici in questa malattia.

“In questo studio abbiamo misurato molti fattori legati alla qualità di vita dei pazienti, ma ci siamo concentrati principalmente sulla stanchezza perché questo è un sintomo prevalente in questi pazienti al momento della diagnosi” spiega il primo firmatario dello studio, Fabio Efficace, direttore della Health Outcomes Research Unit del GIMEMA.

Allo studio hanno partecipato 37 centri ematologici situati in Europa, Stati Uniti e Asia orientale, presso i quali sono stati arruolati consecutivamente, entro 6 mesi dalla diagnosi, pazienti adulti affetti da sindromi mielodisplastiche, ad alto rischio o con un rischio intermedio-2- in base al punteggio dell’International Prognostic Scoring System (IPSS).

Questi pazienti hanno una prognosi peggiore rispetto a quella dei pazienti a basso rischio o a rischio intermedio-1 e in questi soggetti ad alto rischio una previsione accurata della sopravvivenza è essenziale per fornire un trattamento personalizzato ed evitare terapie inutilmente aggressive, e/o potenzialmente molto tossiche, in quei pazienti che difficilmente le sopporterebbero.

I partecipanti sono stati arruolati indipendentemente dall’età avanzata o dalla presenza di comorbilità associate. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a una valutazione della qualità della vita (comprendente anche la valutazione della stanchezza) al basale e gli autori hanno valutato, mediante analisi multivariate e sofisticati modelli statistici, quanto le variabili prognostiche, tra cui l’IPSS, ma anche il punteggio della stanchezza ottenuto dai pazienti nel questionario sulla qualità di vita, fossero predittivi della sopravvivenza.

Tra il  novembre 2008 e l’agosto 2012 i ricercatori hanno arruolato 280 pazienti, che avevano un età mediana di 71 anni. Il follow-up mediano è stato di 15 mesi e l’ultimo paziente è stato valutato il 16 febbraio 2015.

L’OS mediana dalla diagnosi è risultata di 17 mesi (IC al 95% 15-19).

L’analisi multivariata ha evidenziato che i fattori basali associati indipendentemente a un’OS ridotta erano: un punteggio più elevato secondo l’indice IPSS (ovvero IPSS di alto rischio) (HR 2,525; IC al 95% 1,357-4,697; P =0,0035) e livelli più alti di stanchezza (HR 1,110; IC al 95% 1,040-1,170, P = 0,0007).

“I pazienti con un indice più alto di stanchezza avevano una sopravvivenza mediana di 14 mesi contro i 19 mesi di quelli con indici più bassi, indipendentemente dal tipo di trattamento successivamente ricevuto” spiega Efficace..

La stanchezza è risultata un fattore prognostico significativo dell’OS anche in ulteriori modelli multivariati, tra cui quello che teneva conto del sistema di punteggio prognostico dell'OMS (HR 1,120; IC al 95% 1,050-1,180; P = 0,0003) e quello che teneva conto della versione recentemente aggiornata della classificazione IPSS ( HR 1,130; 1,060-1,190; P = 0,0002).

“Nel complesso, lo studio dimostra, per la prima volta, che l’autovalutazione del proprio stato di salute da parte del paziente è un fattore imprescindibile, al pari di altri fattori prettamente clinici che i medici hanno tradizionalmente considerato in questa malattia. D’ora in avanti, quindi, sarà importante che l’autovalutazione del paziente su ‘come si sente’ sia parte integrante della pratica clinica nella gestione di questa malattia” conclude Efficace.

Alessandra Terzaghi

F. Efficace, et al. Prognostic value of self-reported fatigue on overall survival in patients with myelodysplastic syndromes: a multicentre, prospective, observational, cohort study. Lancet Oncol 2015; doi: 10.1016/S1470-2045(15)00206-5.
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